A come assertività

A.A.A. Assertività cercasi.

A come autorevolezza, autonomia, affermazione, autostima.

Sono tutti aspetti che orbitano intorno al concetto di assertività. Un coro a più voci il cui motivo portante è l’espressione di se stessi. In modo autentico.

Non è però scontato imparare a mettersi allo scoperto, prendersi lo spazio che ci spetta, saper esprimere le proprie opinioni, pensieri, desideri, la propria identità. Darsi valore. Sono concetti teorici che piacciono tanto ma inceppano poi nel realizzarsi.

Forse nasciamo tutti assertivi, nel senso di predisposti ad esprimerci in modo puro però poi cresciamo e impariamo modelli diversi di agire e di pensare. Acquisiamo i modi più comuni di fare, aggressivi o passivi, lontani dal modo assertivo di comunicare, rispettoso di sé e degli altri.

Le credenze culturali sulle differenze sessuali inoltre complicano l’acquisizione di questa capacità di esprimersi e affermarsi: gli uomini sono deboli se esprimono le emozioni, le donne sono aggressive se esprimono opinioni ed esigenze.

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Donne e assertività

Le femmine risultano però le più svantaggiate perché soprattutto femminilità e assertività non sembrano andare d’accordo.

La nostra cultura da sempre ci ha richiesto di essere dipendenti – dal partner, dalla famiglia – considerandolo espressione di femminilità.

Anche se oggi ci sono cambiamenti in atto e il vincolo economico è in parte superato, siamo ancora ingessate in posizioni passive. Spesso purtroppo nelle relazioni più intime.

Femminilità sembra inoltre sinonimo di piacere, di cosa da guardare, valutare su basi estetiche, usare e consumare. Buttare via, eventualmente.

Stai composta, non essere sguaiata, devi essere paziente. Non urlare, sorridi, devi metterti a dieta, questo taglio di capelli ti dona, come sei bella avrai tanti fidanzati, metti a posto, non fare i capricci, sei una principessa, che belle scarpe che hai, sei diventata una signorina, fai danza o ginnastica artistica?” sono cantilene alle quali siamo abituate e difficili da cancellare. Che ripetiamo con le nostre figlie, anche.

Cresciamo sentendo dire che bisogna essere affettuose, sensibili, comprensive, rispettose e collaborative. Bisogna piacere e compiacere.

Ci educano per compiti di accudimento, relazionali e correttivi di noi stesse in senso estetico. La femminilità sembra fatta di accessori, abbigliamento e trattamenti da seguire.

Il modello della bella principessa che aspetta di essere scelta da un principe per essere felice, ci assilla dalla nascita.

L’ossessione di trovare un partner, la sfortuna di rimanere sole, il benessere incentrato sulle relazioni sentimentali, la vita psichica ruotante su mestruazioni e menopausa sono credenze sociali ancora importanti nell’interpretazione dell’animo femminile.

Ben lontane dallo spronare stili assertivi di approcciare la vita.

Le aspettative di genere ci vogliono gentili ed empatiche ma anche remissive e accondiscendenti. Pena l’essere bollate come maschiacce, streghe, isteriche.

Perché anche la femmina alpha non esprime uno stile assertivo, piuttosto appiattisce al maschile. Ricalcando alla fine le solite logiche binarie di maschio e femmina contrapposti.

Lavorare per superare i limiti culturali

Bisogna lavorare molto su noi stesse per aprire un varco verso l’assertività. C’è bisogno di smarcarci da tutta una serie di stereotipi, oltre a rielaborare le nostre esperienze di vita.

Per scoprire che si può dire No e mantenere comunque buone relazioni. Che non serve essere sempre accondiscendenti e disponibili per essere amate e rispettate.

Che esserlo non assicura i legami. Che non possiamo essere apprezzate da tutti.

Che a volte agli altri non piace cosa pensiamo ma piace a noi, e questo è più importante. Che non è necessario sgomitare o prevaricare per farsi rispettare.

Che piangere, mettere il muso, urlare o minacciare non ci fanno ottenere quello che vogliamo. Che tirarsi indietro, rinunciare, sacrificarsi, non è il modo migliore per amare.

Che tracciare i confini della nostra realizzazione sulle esigenze di altri, non ci rende soddisfatte.

Imparare ad essere assertive vuol dire cambiare queste convinzioni di noi, degli altri e di come funziona il mondo. Fare un aggiornamento, cambiare il nostro sistema operativo mentale.

Rendersi conto che alle volte pensiamo in modo inutile, giriamo sulle stesse certezze. E abbiamo diritto ad essere noi stesse.

Essere passive, non dire ciò che si vuole e si pensa significa non avere controllo della propria vita, non dare la possibilità agli altri di conoscerci, finire per sentirsi estranee da tutti, rendere difficili le relazioni, a volte diventare aggressive, piene di risentimento.

In amore il comportamento assertivo è una risorsa indispensabile. Svolge funzione protettiva da invasioni, soprusi, maltrattamenti in tutti i sensi. Significa avere considerazione di se stesse e richiederne dall’altro.

Non annullarsi per paura di essere abbandonate ma delineare confini, esprimere cosa si vuole veramente. Bisogni, aspettative, desideri e sogni.

Saper intessere la trama di un legame alla pari. C’è bisogno di conquistare prima la nostra persona, ricondurla ai codici della nostra autenticità. Rispettarsi. Amarsi. Anche questa parola inizia con la A.

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Brunella Gasperini
Psicologa clinica, perfezionata in Psicologia cognitiva e reti neurali. Si occupa prevalentemente di relazioni di coppia e rapporto genitori-figli con particolare riguardo alle tematiche: maternità, sessualità, differenze di genere e sessismo. Ha collaborato con la Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute per attività di ricerca sul disagio psichico.Collabora con il Gruppo Espresso (Salute/Repubblica, Repubblica.it, D-Repubblica.it, National Geographic.it, inserto Benessere e Salute dei quotidiani locali del Gruppo, Il Tirreno, R Club Album Uomo) e altre testate giornalistiche.