Matrimonio: come incide sul nostro benessere?

Matrimonio: come incide sul nostro benessere?

Il mito della casalinga è tramontato, senza dubbio, ma non l’idea della femmina destinata, per quanto emancipata e impegnata professionalmente, a trovare il senso della vita principalmente attraverso famiglia e figli.

Uno dei traguardi – anzi Il Traguardo – delle donne sembra essere proprio il matrimonio. Pena l’essere viste come incapaci, incomplete, inadatte, frustrate. Strane, quando va bene.

La cultura popolare vuole anche la sposa, nel giorno del Sì, come la più bella. E, infatti, c’è un mondo economico, un business enorme, che poggia su questo, presunto, desiderio femminile.

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Il “gioco” dei ruoli nel matrimonio

Lei, la donna, deve attirare gli sguardi di tutti, essere bella per forza, una cosa da ammirare. Non una persona alla quale interessarsi. Un oggetto – non soggetto – di ammirazione.

Agli uomini invece viene calzata l’idea del matrimonio come trappola.

Lo sposo è idealmente trascinato all’altare dalla fidanzata che trepida per farsi mettere la fede al dito, convinto a compiere questo passo contro la sua vera natura di maschio che, ovviamente, detesta la monogamia a lungo termine.

Anche l’idea che avanzando negli anni gli uomini possano permettersi di buttare via le mogli invecchiate, sostituendole con ragazze provocanti, è piuttosto radicata.

Nelle fantasie popolari il matrimonio è visto come un habitat naturale per le donne, una comfort zone femminile, e un ingombro per gli uomini. Stando ai dati però le cose vanno diversamente.

Matrimonio e benessere

Matrimonio: come incide sul nostro benessere?

Una voluminosa letteratura classica dimostra che i benefici coniugali e gli svantaggi dei singoli sono maggiori per gli uomini rispetto alle donne.

Gli sposati risultano stare meglio dei single. Non è così, invece, per le sposate rispetto alle nubili.

La ricerca ha del resto dimostrato un legame positivo tra matrimonio e benessere fisico e sociale in generale, per entrambi i sessi.

Il matrimonio, si è spiegato, infonde integrazione sociale ai suoi partecipanti, offre senso di appartenenza, reti di sostegno e possibilità di sperimentare vicinanza.

Tuttavia, ricerche più recenti, come quella del Professor Adam Shapiro del dipartimento di sociologia e antropologia presso la North Florida University, rivelano che essere sposati non offre molti più vantaggi per il proprio benessere rispetto ad essere single.

E smorzano l’enfasi sulle differenze di genere.

Risulta semplicistico sostenere che il benessere, un concetto così complesso, possa essere compreso nei termini dello stato civile.

In generale, non vi è alcuna prova che l’essere coniugati – contro l’essere single – sia correlato a un maggiore benessere psicologico.

Inoltre, le reti sociali di single, divorziati e vedovi poco differiscono da quelle di sposati o conviventi.

Si è visto, oltretutto, che i single possono essere capaci di organizzare la propria vita in modo significativo e soddisfacente.

Donne e separazione

All’interno della coppia sono soprattutto le donne a esprimere insoddisfazione e a scegliere di dividersi. Nel nostro Paese, ad esempio, le separazioni sono promosse maggiormente dalle donne (circa i due terzi), e non solo tra le giovani.

Forse le aspettative sproporzionate delle spose (e vissero felici e contenti) si scontrano con una realtà ben diversa.

Si tratta di una decisione legata però all’indipendenza economica. Nelle coppie che si sono separate in Italia, secondo i dati Istat riferiti all’anno 2012, le donne risultano avere un tasso di occupazione più alto della media nazionale.

Sebbene nel matrimonio sia soprattutto lei a volere la separazione, non è così in altre forme di rapporti stabili, fra cui la convivenza.

L’ipotesi avanzata dagli studiosi è che le donne possano sentirsi oppresse, strette in un’istituzione, quella matrimoniale, che per molti versi risente ancora di un sistema di sottomissione femminile.

Per quanto ci riguarda, non dimentichiamoci che in Italia il delitto d’onore e il matrimonio riparatore sono stati parte del codice penale fino al 1981.

È vero che sono stati fatti molti passi in avanti e che la situazione sociale sta evolvendo, ma l’idea di un certo dominio, o forse vantaggio, maschile aleggia ancora nel matrimonio moderno.

Non si può non considerare, inoltre, che nel nostro Paese ha un lavoro retribuito meno di una donna su due – con differenze profonde tra Nord e Sud – e che resistono differenze retributive rilevanti fra i due generi.

Le lavoratrici, inoltre, accedono di meno a ruoli dirigenziali, e di frequente sono costrette a rinunciare al lavoro per motivi familiari.

Il tasso di occupazione delle madri italiane con figli sotto i tre anni è tra i più bassi d’Europa.

È sulle donne, inoltre, che ricade principalmente il compito di accudire i figli – o altri familiari – e la responsabilità dei lavori domestici.

Come in passato, di fatto, risulta che la moglie lavori in media molte ore di più la settimana, senza essere retribuita, rispetto al compagno.

Questi sono alcuni degli svantaggi femminili che possono incidere sul matrimonio, condizione, a quanto pare, nella quale le donne sembrano avere più fretta di infilarsi così come di venirne fuori.

Brunella Gasperini per Psicologia24