Cos’è la reciprocità negativa generalizzata e come affrontarla

Cos'è la reciprocità negativa generalizzata e come affrontarla

La reciprocità negativa generalizzata si riferisce al fenomeno per cui chi ha subito un torto tende a rifarsi su qualcun altro: un po’ come il capo che, essendo stato trattato male dal superiore, se la prende col subordinato.

Un processo in cui si incappa da vittima e si finisce per diventare il cattivo.

Affascinati da quella che sembra una catena di Sant’Antonio dell’ingiustizia alcuni ricercatori del Centro per l’Economia e le Neuroscienze (CENs), dell’Università di Bonn e dell’Istituto di Psicologia dell’Università di Lubecca hanno voluto indagare se e come è possibile interromperla.

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Partendo dall’ipotesi che le emozioni negative scaturite dall’aver subito un’ingiustizia siano il fattore scatenante della reciprocità negativa generalizzata, i ricercatori hanno voluto testare se la regolazione delle emozioni possa porre fine all’ignobile spirale.

Per rispondere al quesito gli studiosi hanno progettato una ricerca articolata in due fasi: nella prima sono state monitorate le emozioni dei soggetti partecipanti all’esperimento e sono state testate tre tecniche di regolazione emotiva; nella seconda i ricercatori hanno verificato se la regolazione emotiva può effettivamente porre fine alla reciprocità negativa generalizzata.

I risultati hanno mostrato che le persone sperimentano uno stato emozionale negativo se vittime di comportamenti ingiusti e che perpetuano la catena dell’ingiustizia rivalendosi su altri se le emozioni negative, scaturite dal torto subito, non vengono regolate.

La regolazione delle emozioni porta gli individui a un’analisi più razionale della situazione e quindi a evitare di rivalersi su terzi privi di responsabilità.

Le tecniche che i ricercatori hanno testato per regolare le emozioni sono state: scrivere un messaggio all’artefice dell’ingiustizia sapendo che verrà letto, scriverlo sapendo che non verrà letto, e descrivere un quadro neutro.

Si è visto che scrivere il messaggio è utile a ristabilire uno stato emotivo positivo sia nella condizione in cui il destinatario lo leggerà sia in quella in cui non lo leggerà (sebbene l’effetto sia maggiore nella prima).

Poiché il fatto stesso di esternare le proprie emozioni è funzionale al ristabilirsi del benessere psicologico.

Inoltre, concorde alle ipotesi dei ricercatori è anche la scoperta che in seguito alla regolazione emotiva le persone sono molto meno propense a rivalersi su altri, spezzando in questo modo la catena.

Questi risultati mostrano chiaramente l’efficacia della comunicazione come strumento di regolazione emotiva e comportamentale.

E chissà che non inducano il malcapitato lavoratore a suggerire al capo di scrivere una letterina alla persona responsabile della sua collera, magari con la rassicurazione che se preferisce può anche non inviarla!