La propensione al rischio è contagiosa

La propensione al rischio è contagiosa

Alcune persone sembrano avere un’alta propensione a mettere in atto comportamenti rischiosi, mentre altre persone sono molto refrattarie a correre rischi.

Queste differenze individuali sono determinate da diversi fattori, biologici, psicologici e sociali.

Una situazione particolare è quella in cui le persone devono decidere se vale la pena assumersi un rischio per conseguire un potenziale risultato positivo.

La nostra decisione di assumerci il rischio di una perdita per ottenere un premio è influenzata da diversi fattori, tra cui anche  l’importanza soggettiva della perdita e del premio, la situazione in cui ci troviamo e il nostro grado di ottimismo, per citarne alcuni.

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L’influenza degli altri

Un ruolo particolarmente importante nell’influenzare la nostra scelta rischiosa sembra essere giocato dal comportamento degli altri.

Infatti, osservare altre persone in situazioni che richiedono di scegliere se assumersi un rischio o meno può influenzare la nostra decisione.

Lo dimostra una ricerca scientifica recentemente pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, che mette in luce non solo il ruolo che gli altri hanno nell’influenzare le nostre scelte di rischio, ma anche la struttura neuronale che regola tali influenze.

La ricerca è stata condotta da un gruppo di ricercatori del California Institute of Technology, sotto la guida del Prof. John O’Doherty, direttore del Caltech Brain Imaging Center.

I ricercatori hanno sottoposto 24 volontari a risonanza magnetica funzionale durante lo svolgimento di tre azioni diverse: decidere se fare una scommessa di 10 dollari per guadagnarne di più (quindi se assumersi il rischio della perdita); osservare il comportamento di un’altra persona sottoposta alla stessa scommessa; fare un pronostico su come questa seconda persona potrebbe comportarsi in ulteriori scommesse.

I risultati hanno mostrato che i partecipanti erano molto più propensi ad assumersi il rischio quando avevano precedentemente osservato l’altra persona accettare la scommessa.

Infatti, dopo aver osservato i comportamenti di un’altra persona, le preferenze dei soggetti cominciavano a riflettere i comportamenti osservati. Un vero e proprio effetto contagio.

Cosa succede nella nostra testa

Tramite la risonanza magnetica funzionale i ricercatori hanno visto che una regione del cervello, chiamata nucleo caudato, si attivava nel momento in cui i soggetti erano chiamati a decidere se rischiare o meno.

Il grado di attivazione del nucleo caudato è risultato associato al grado di rischio percepito: più la scommessa era rischiosa, maggiore era l’attivazione neuronale di questa area, e viceversa

Durante la fase di osservazione delle scelte altrui, si attivava invece un’area del cervello chiamata corteccia prefrontale dorsolaterale.

Inoltre, i ricercatori hanno visto che i soggetti che si lasciavano influenzare maggiormente dalle scelte di un’altra persona registravano una connessione neuronale più forte tra il nucleo caudato e la corteccia prefrontale dorsolaterale.

Ciò mostra che queste regioni del cervello, lavorando insieme, rendono una persona più o meno suscettibile all’influenza degli altri nel momento in cui devono decidere se assumersi un rischio o meno.

Inaspettatamente, è stato riscontrato che l’influenza sociale non determina cambiamenti solo nelle risposte comportamentali, ma anche nelle risposte neuronali.

Lo studio guidato dal Prof. O’Doherty è il primo a dimostrare che la risposta neuronale al rischio è alterata in risposta a cambiamenti del comportamento.

I risultati della ricerca ci aiutano a spiegare la suscettibilità delle persone al rischio in contesti sociali.

In gruppi di adolescenti, infatti, può accadere che alcuni membri siano più influenzabili di altri nel seguire comportamenti rischiosi (assunzione di droga ad esempio), ma è anche ciò che accade agli investitori finanziari quando in massa decidono di seguire le azioni di altri investitori.

Lo studio fa parte di una serie di ricerche più ampie condotte al California Institute of Technology, volte a comprendere come il cervello impara dagli altri e come prende le decisioni in contesti sociali.

Tali ricerche, a parere dei ricercatori che le stanno conducendo, potrebbero consentirci di scoprire i circuiti neuronali alla base non solo della propensione al rischio ma anche di disturbi quali l’ansia sociale, l’autismo e molte altre patologie sociali.