Problemi di comunicazione? Ecco cosa potrebbe esserci dietro

Problemi di comunicazione? Ecco cosa potrebbe esserci dietro

Perché ogni volta che voi e il vostro partner dovete prendere una decisione finite in scontri acerbi?

Perché il vostro capo sembra rifiutare a priori ogni vostra nuova proposta, o comunque sia deve sempre modificare qualcosa?

E come mai i vostri amici finiscono sempre per ribattere a ogni vostra comunicazione, magari deridendovi o svalutandola?

Forse c’è un problema di relazione.

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Comunicazione: contenuto e relazione

Immaginate la scena seguente. Marzia dice a suo marito Franco che le piacerebbe avere più spesso ospiti a casa e Franco concorda.

Un giorno, quando lui scopre per caso che un amico comune che non vedevano da anni sarebbe passato dalle loro parti, lo invita a cena e gli propone di restare a dormire. Ma quando lo comunica a Marzia quest’ultima s’infuria.

Cosa è successo?

Potremmo dirla così: tra i due c’era accordo sul contenuto, ma non sulla relazione.

L’antropologo Gregory Bateson notò una cosa curiosa: in ogni comunicazione esiste un livello di contenuto e un livello di comando.

Il contenuto sappiamo tutti cos’è: né più né meno che l’oggetto del discorso o, ancor più semplicemente, ciò di cui si sta parlando.

Il comando invece non è altrettanto esplicito. Si tratta di ciò che il contenuto porta con sé, ed è detto comando perché è un ordine implicito dato all’altro. Un ordine che definisce la relazione tra i due interlocutori.

Così, se Franco comunica a Marzia di aver invitato a cena (e a dormire!) il loro comune amico, a livello di comando sta dicendo: Nella nostra relazione io posso invitare chi voglio e quando voglio, senza chiederti il permesso. Apriti cielo.

Detto in altri termini, qualunque cosa facciate, direttamente o indirettamente, nei confronti di qualcun altro, comunicherà a questi il tipo di relazione che c’è tra voi. O meglio, gli comunicherà la vostra personale visione di tale relazione.

Relazioni e accordi

E questo vale in qualunque tipo di relazione, persino in quelle internazionali. Nel momento in cui, alle 4:45 del 1° settembre 1939, la nave da guerra tedesca Schleswig Holstein aprì il fuoco contro il forte polacco di Westerplatte, a tutti gli Stati fu chiara la relazione che la Germania di Hitler aveva appena instaurato con loro – e ovviamente con la povera Polonia.

Non è un caso che ambasciate e ambasciatori siano figure chiave nella politica estera delle nazioni: devono appunto curarne le relazioni.

Sia chiaro: la relazione non viene stabilita a senso unico.

Così la nostra cara Marzia potrebbe rispondere in diversi modi al marito.

Potrebbe accogliere più o meno felicemente l’idea che ha avuto il marito: questa sarebbe una conferma della relazione stabilita da esso, un modo per dirgli: Sì, nella nostra relazione tu puoi invitare chi vuoi, senza chiedermi il permesso.

Oppure potrebbe andare su tutte le furie e addirittura costringere Franco a richiamare l’amico per annullare, il che significherebbe rifiutare la relazione posta da Franco e comunicare qualcosa come: Assolutamente no! Nella nostra relazione tu non fai un bel niente senza averne prima parlato con me, e se ci provi io farò ostracismo con tutte le mie forze.

Risulta chiaro che i problemi di coppia nascono spesso da un mancato accordo su quale sia la natura della relazione.

Ma quali comunicazioni la definiscono?

Potenzialmente tutte le comunicazioni e tutti i comportamenti.

Ad esempio, lo snervante protagonista della serie televisiva Dr. House era bravissimo a definire praticamente con chiunque una relazione del tipo Rispetto a noi due, io faccio un po’ come mi pare.

Frecciatine, freddure, bugie, ma anche punizioni, sgambetti, disobbedienze, scontri con qualunque forma di autorità, erano tutti mezzi comunicativi al servizio di House per definire con gli altri quel tipo di relazione.

Così, quando una coppia di genitori in pena per il figlio moribondo interruppe la sua pausa pranzo chiedendogli: Come fa a stare qui seduto?, House rispose Se mangio in piedi mi sporco. Una disconferma totale della relazione posta dai due.

La soluzione al problema

Da tutto questo ne deriva una conclusione importante: se il problema è la relazione è inutile dialogare sul contenuto.

Franco potrebbe passare l’intera notte a cercare di spiegare alla moglie che: Tu stessa avevi detto che ti avrebbe fatto piacere avere ospiti a casa!, e seppure Marzia effettivamente ha detto così, non servirebbe a nulla.

Non perché lei abbia avuto un’improvvisa amnesia, ma perché il problema, lo ripetiamo, non è il contenuto: è la relazione.

Avrebbe quindi una possibilità di risolvere la questione se dicesse: Scusa, hai ragione: ho preso una decisione che riguarda entrambi (avere un’ospite in casa nostra) senza considerare la tua opinione.

Ed ecco allora la soluzione ai problemi di relazione: parlare della relazione stessa.

Parlare, cioè, di quei comportamenti, e più in generale di quelle comunicazioni, che hanno definito un tipo di relazione che non ci piace, che ci fa sentire scomodi, che ci indispettisce, infastidisce o indispone in qualche modo.

Sia chiaro, qui non vendiamo elisir miracolosi. Se il vostro capo vi ha preso di mira, andare da lui e dirgli: Sai, vorrei che mi trattassi con più rispetto, perché quando stralci le mie idee mi fai sentire male non è sempre la migliore delle idee.

Eppure, anche qui, vi assicuriamo – per esperienza professionale – che un intervento riuscito è quello che opera sulla relazione.

Così ci viene in mente il caso di un giovane apprendista che s’impegnava talmente tanto per mostrare le sue capacità al capo da non rendersi conto di aver definito una relazione del tipo: Io so fare le cose meglio di te.

Non che fosse sua intenzione, ovviamente, ma a volte intendiamo una cosa e gli altri ne afferrano un’altra: è un errore insito in qualunque scambio comunicativo.

Fu allora necessario suggerirgli di continuare a impegnarsi, certo, ma di tartassare il superiore con affermazioni del tipo: Non credo che ti piacerà questo lavoro: dimmi tu – Puoi darci un’occhiata? Credo sia pessimo – Non ci ho capito proprio niente: ho bisogno di un tuo parere.

Dopo poche settimane, all’ennesima richiesta, il capo lo stoppò: Per favore, smettila con tutte queste richieste di rassicurazione: te la cavi benissimo da solo!

Flavio Cannistrà per Psicologia24