Neuroscienze: nuove scoperte sulle basi neurali della lettura

Neuroscienze: nuove scoperte sulle basi neurali della lettura

Gli studi recentemente condotti all’Università di Pittsburgh da un team di ricercatori del Learning Research and Development Center in collaborazione con il Dipartimento di Psicologia e il Center for the Neural Basis of Cognition costituiscono un tassello importante nel dibattito scientifico circa l’esistenza di strutture neurali specializzate nel riconoscimento di stimoli visivi riguardanti l’ortografia di una lingua (lettere, morfemi, parole).

Secondo alcuni studiosi nel cervello degli esseri umani non esisterebbero popolazioni di neuroni responsabili specificatamente del riconoscimento di grafemi e forme ortografiche.

La spiegazione addotta tira in causa l’evoluzione della specie, durante la quale l’abilità di lettura si sarebbe sviluppata relativamente tardi, non permettendo lo sviluppo di strutture neuronali specializzate.

Sarebbero quindi aree con funzioni più generali a svolgere questo compito.

Altri studiosi, invece, sostengono l’esistenza aree neuronali specializzate per il riconoscimento delle forme ortografiche.

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Le nuove evidenze dalla ricerca

Le ricerche condotte all’Università di Pittsburgh, la cui pubblicazione è avvenuta lo scorso luglio sui Proceedings of the National Academy of Sciences, sembrano confermare l’ipotesi dell’esistenza di strutture neuronali specializzate nel riconoscimento delle forme ortografiche.

Nello specifico, la circonvoluzione fusiforme media dell’emisfero sinistro svolgerebbe questa funzione.

I ricercatori hanno osservato che la stimolazione diretta di questa area attraverso elettrodi, andando ad interferire con il normale funzionamento neuronale, causa la perdita temporanea della capacità di riconoscere stimoli visivi riguardanti grafemi e forme ortografiche (e non di altro tipo).

Il Prof. Avniel Ghuman, studioso che ha preso parte alla ricerca, sostiene che la crescente comprensione dell’attività della circonvoluzione fusiforme media e delle sue connessioni con le altre aree cerebrali coinvolte nell’elaborazione del linguaggio potrebbe suggerire nuove vie per la diagnosi dei disturbi di lettura e i relativi trattamenti.