Ritrovare le nostre passioni, per sentirci vivi

Ritrovare le nostre passioni, per sentirci vivi

Ritrovare le nostre passioni.

E’ un impegno sul quale bisogna concentrarsi per uscire dalla noia, dal disinteresse, sentirsi vivi.

Individuando prima di tutto dove perdiamo in vitalità. Quale routine, relazione, coinvolgimento, credenza, lavoro asciuga le nostre energie, invece di rivitalizzarle.

E dove ci sentiamo opachi e vuoti, automi o fantasmi, insomma, senza significato e scopo.

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Paura di volare

Non sempre riusciamo ad appassionarci. A dare via libera ai nostri slanci, impulsi, desideri.

Spesso ci ritroviamo sospesi in una specie di disinteresse emotivo, in cui la passione viene lasciata in stand-by. Invece di confrontarci con i cambiamenti che ne conseguono, scegliamo di vivere sotto anestetico.

Non ci dimentichiamo veramente di noi, ma la paura di quello che ci potrebbe venire richiesto nel perseguire se stessi, nel rimuovere certi blocchi, ci porta ad accomodarci in situazioni neutre.

Senza mai dare sbocco al potere che resta arginato dietro queste resistenze. A volte per decenni della nostra vita rimaniamo in questa dimensione.

Ma noi in un certo senso siamo come la Terra, un sistema chiuso, non possiamo fuggire, e ciò che buttiamo da una parte poi lo ritroviamo da qualche altra. Se inabissiamo i nostri rifiuti poi agiranno da sotto.

Se accantoniamo bisogni, esigenze, le nostre emissioni saranno sproporzionate, ci surriscalderemo.

Quello che non esprimiamo, esplode o implode.

Desideri, talenti, passioni non ascoltati e soddisfatti, soprattutto i più importanti, diventano sintomi: noia, agitazione, frustrazione, depressione, rabbia.

Anche fisici. Sopprimere, reprimere, resistere, deprimere non può che tornarci in negativo. Sicurezza ma anche passione devono poter trovare posto nella nostra vita.

Resistenza alla felicità

Secondo Gregg Levoy, docente leader nel settore formativo ed educativo, autore di diversi saggi sulla passione bestseller negli Usa, le strategie che mettiamo in atto inconsciamente con noi stessi per resistere alle passioni sono diverse:

  • nascondersi ad esempio dietro l’idea di dover fare sempre le cose con criterio e saggezza: considerare sempre tutto, consultare chi ne sa di più, prepararsi meglio, aspettare quando le cose vanno meglio, essere pronti;
  • rimanere in attesa del momento perfetto, della combinazione di tempi, denaro, energia, allineamento stellare;
  • scegliere un percorso parallelo a quello vero, che sarebbe stato veramente nostro, abbastanza vicino ma non da esserci dentro: un critico d’arte invece di un artista, editore invece di scrittore, insegnante piuttosto che genitore…;
  • autosabotarsi, mantenersi occupati e distratti per ignorare quello che la nostra attenzione vuole veramente;
  • convincersi che non si vuole veramente quella cosa, che quello che abbiamo dopo tutto è abbastanza, non ci serve altro.

Ravvivare la passione

Risvegliare la passione non è individuare cosa ci piace ma ciò che per cui saremmo disposti a soffrire, ad osare, diventare pericolosi, pur di continuare.

Ciò che perseguiremmo nonostante sacrifici, costi.

Le passioni sono potenti ma talvolta difficili da identificare, bisogna ascoltarsi intimamente, si devono cercare tra le cose che ci fanno muovere, che ci spingono a fare.

Quelle dalle quali non si può stare lontano, che hanno presa su di noi e tornano anche se non cercate.

Che fanno perdere senso alle nostre azioni, non ci fanno riuscire, arrivare, quando mancano.

Definita come un intenso desiderio o entusiasmo per qualcosa, la passione è un incredibile energetico, una spinta che ci solleva dall’insicurezza e ci orienta verso la soddisfazione.

Come una dipendenza, sotto un certo punto di vista: smettere è impossibile.

In termini psicologici la passione è definita come una forte inclinazione verso un’attività – a volte un oggetto o una persona – di auto definizione importante per la persona.

Una forma consapevole di impegno, nella quale sono investiti tempo ed energie in modo regolare. Una vocazione, una motivazione.

Non un hobby che rilassa. Piuttosto non ci lascia in pace, si inserisce nella nostra vita in modo urgente.

Consola ma fa impazzire, a volte serra in un’ossessione. Passione in effetti significa anche sofferenza.

Quella creativa, certo, che spinge a cambiare, approfondire, risolvere e al tempo stesso nevrotica, perché in alcuni casi invece richiede prezzi alti da pagare.

Il modello presentato dallo psicologo Robert J. Vallerand del Laboratorio di ricerca sul comportamento sociale dell’Università di Montreal, in Canada, prevede in effetti due forme di passione: adattiva e disadattiva.

E’ stato dimostrato che quella che ci fa bene è caratterizzata dalla flessibilità verso attività desiderate, ci immerge in stati emotivi positivi e creativi e si ripercuote sul benessere psicologico, prevenendo malessere, conflitti, depressione.

È dannosa invece la passione ossessiva, cioè quella a tutti i costi, che interferisce negativamente con altre aree esistenziali e può indurre effetti dannosi.

Dove l’entusiasmo confina con il fanatismo, la gioia con l’isteria, l’esuberanza con il disagio.

Brunella Gasperini per Psicologia24