Il ruolo della famiglia nella nascita di un bullo

Il ruolo della famiglia nella nascita di un bullo

Occorre allargare lo sguardo quando si parla di bullismo: non possiamo rimanere sulle caratteristiche del bullo o del bullizzato fermandoci agli aspetti individuali.

Perché, come per ogni fenomeno, esistono risvolti relazionali, sociali e culturali: presenze coprotagoniste che caratterizzano la vita del bambino o del ragazzo che attua certi comportamenti.

Per certi versi, possiamo parlare di famiglia bulla e, perché no, anche di società bulla.

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Fattori di rischio familiari del bullismo

Gli studi su questo delicato fenomeno mettono in evidenza l’esistenza di fattori di rischio familiari, relativi all’ambiente domestico.

Ci sono delle caratteristiche che riguardano il modo di stare insieme in famiglia, di confrontarsi e interagire, di vivere il rapporto tra genitori, di gestire emozioni e sentimenti che predispongono i più piccoli verso comportamenti antisociali.

Si tratta di probabilità, ovvio, non di certezze perché ognuno di questi aspetti, attinenti le relazioni, rappresenta solo una delle possibili cause all’origine del bullismo.

Non esistono invece correlazioni significative tra livello di istruzione, condizione socioeconomica, stato civile dei genitori – sposati, separati o divorziati – e percentuale di atti di bullismo messa in atto dai figli.

Insomma, il genitore del bullo rozzo e aggressivo è solo un mito.

Modelli familiari disfunzionali

Il ruolo della famiglia nella nascita di un bullo
Gli aspetti domestici denunciati come probabili presupposti per comportamenti da bullo possono essere molteplici.

Mancanza di relazioni calde tra genitori e figli: freddezza, presa in giro eccessiva, assenza degli adulti, poca attenzione, condivisione, interesse per i problemi dei più piccoli.

La persona bulla ha dei vuoti rispetto ad alcuni bisogni fondamentali come rispetto, stima, sicurezza, comprensione, amore.

Eccessiva disciplina, uso della vergogna, degli insulti, delle minacce, delle umiliazioni o di mezzi fisici per educare.

Ma anche atteggiamenti genitoriali energici volti a contenere figli con temperamento attivo, incontenibile, agitato che finiscono spesso per diventare a loro volta agitati.

Punire un comportamento negativo, del resto, non riduce la probabilità che lo stesso venga rimesso in atto quanto invece rinforzarne uno positivo.

Inoltre, perché i bambini dovrebbero cambiare atteggiamenti da bullo quando li vedono ricompensati?

In termini di popolarità, attenzione, potere, trattamenti speciali. Anche questi aspetti possono influire.

Esposizione a modelli violenti di comportamento.

Non pensiamo solo ai contenuti che arrivano tramite tv o Internet ma alle azioni di mamma e papà, primi modelli del bambino, come prese in giro, insulti, mancanza di empatia verso altre persone o gruppi.

Incoraggiamento nell’uso della violenza per risolvere gli scontri, ad esempio, incitando il figlio a rispondere alle provocazioni di altri bambini con aggressività (dagli un pugno, un calcio, ecc.).

Indagini mirate dimostrano che nei nuclei dei bulli i valori condivisi non solo quelli che la famiglia racconta a se stessa: apertamente dice rispetto ed educazione, in realtà offese e minacce sono motivo di vanto.

Mancanza di rispetto, conflitti accesi in casa, abuso o violenza domestica assistita.

E un clima familiare acceso dove si alza sempre la voce, con genitori che continuamente si danno addosso, si scontrano, anche se poi con i figli sono attenti e sereni.

Pressione eccessiva sui bambini per la scuola o altre attività con punizioni nel caso deludano le aspettative.

Stile educativo: il modo in cui i genitori decidono di crescere i figli è una variabile importantissima per il bullismo.

Genitori troppo permessivi possono portare ad una condotta aggressiva così come adulti distratti o disinteressati che non permettono di apprendere empatia e reciprocità emotiva alla base di ogni forma di relazione.

Mamma e papà rigidi, controllanti, che si arrabbiano e puniscono, mentre poi insegnano che il tiranno vince.

Alcuni comportamenti correttivi possono identificare, secondo vari educatori, una sorta di bullismo dei genitori nei confronti dei figli: quando l’autorità serve al genitore insoddisfatto di rifarsi da insoddisfazioni e mancanza di potere in altre aree personali.

L’intervento sulla famiglia del bullo

Il ruolo della famiglia nella nascita di un bullo

Però gli studi confortano perché dicono che un intervento efficace, prevenendo o fermando i fattori di rischio, può ridurre il bullismo e altri tipi di violenza giovanile.

Questi aspetti possono in effetti essere spunto per farsi domande da genitori, come suggeriscono gli psicologi Gianluca Daffi e Cristina Prandolini nel loro libro del 2012.

Possono aiutarci a considerare il comportamento con i nostri figli per far sentire loro che come genitori siamo attenti a quello che fanno, che ci sono regole da rispettare, alcune molto importanti sulle quali non transigiamo. Riflettendo se siamo noi stessi i primi a rispettarle, quale esempio stiamo dando.

Inoltre ci portano a pensare come ci comportiamo nei confronti dei nostri bambini o ragazzi, se riusciamo a dimostrare davvero di essere disposti a sostenerli, ascoltarli e accoglierli.

Se sappiamo dare loro calore, se conosciamo i loro bisogni, cosa facciamo per gratificarli quando rispettano le regole dimostrando di aver fatto propri i valori familiari, i più importanti per noi.

Brunella Gasperini
Psicologa clinica, perfezionata in Psicologia cognitiva e reti neurali. Si occupa prevalentemente di relazioni di coppia e rapporto genitori-figli con particolare riguardo alle tematiche: maternità, sessualità, differenze di genere e sessismo. Ha collaborato con la Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute per attività di ricerca sul disagio psichico.Collabora con il Gruppo Espresso (Salute/Repubblica, Repubblica.it, D-Repubblica.it, National Geographic.it, inserto Benessere e Salute dei quotidiani locali del Gruppo, Il Tirreno, R Club Album Uomo) e altre testate giornalistiche.