Il linguaggio degli occhi

Il linguaggio degli occhi

La comunicazione non verbale spesso veicola più informazioni della comunicazione verbale.

Il linguaggio degli occhi, i gesti, la postura, le espressioni del volto, gli aspetti non verbali del parlato (tono della voce, velocità dell’eloquio, ecc.) veicolano informazioni importanti.

In Italia uno dei maggiori ricercatori scientifici nel campo della comunicazione non verbale è il Prof. Mauro Cozzolino, autore del libro La Comunicazione Invisibile: gli aspetti non verbali della comunicazione edito dalla casa editrice Firera & Liuzzo Publishing.

Il prof. Cozzolino ha effettuato ricerche sul significato comunicativo di gesti, posture e espressioni del volto.

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L’attaccamento mediante lo sguardo

Per quanto riguarda in particolare il linguaggio degli occhi, il Prof. Cozzolino ritiene che lo sguardo e il comportamento visivo rappresentano un elemento fondamentale per raccogliere informazioni sul modo in cui la persona vive la propria realtà interna e si rapporta al mondo esterno.

Gli studi di psicologia dello sviluppo hanno mostrato che esiste un interesse innato per gli occhi altrui.

Il linguaggio degli occhi

Fin dalle prime settimane, i neonati sono attratti dagli occhi dalla madre. Essi rappresentano l’oggetto che più attira l’attenzione del bambino.

Il contatto visivo e lo sguardo assumono un ruolo centrale nello sviluppo dell’attaccamento e della competenza sociale.

Nel rapporto tra madre e bambino determinanti sono la varietà e l’intensità degli sguardi reciproci.

Occhi che sanno parlare

Le pupille degli occhi si dilatano quando si guarda qualcosa che eccita o stimola.

Le persone con una maggiore dilatazione delle pupille sono ritenute più attraenti.

D’altra parte, la dilatazione delle pupille ricopre un importante ruolo anche all’interno dei processi di attrazione sessuale.

La dilatazione delle pupille non avviene solo in presenza di stimoli eccitanti sessualmente ma anche in risposta all’interesse che si prova per le opere d’arte come quadri e sculture.

Il linguaggio degli occhi

Nelle relazioni interpersonali lo sguardo, il guardare e l’essere guardati, è un elemento cruciale della comunicazione.

Le ricerche scientifiche condotte sul rapporto tra sguardo e atteggiamenti interpersonali hanno evidenziato che l’ascoltatore che non guarda la persona che gli sta parlando comunica indifferenza e rifiuto, oppure sottomissione e timore reverenziale.

Ma anche guardare troppo chi ci sta parlando può essere indice di comunicazione non adeguata.

Generalmente, chi guarda in maniera fissa e persistente la persona che gli sta parlando viene considerato strano o deviante.

La frequenza e l’intensità degli sguardi reciproci varia comunque in base al tipo di relazione tra le persone.

Le coppie innamorate mostrano una frequenza di sguardi reciproci superiore a quella mostrata dalle coppie il cui sentimento d’amore è meno forte.

Esistono anche delle differenze nell’intensità e nella frequenza dello sguardo tra persone con differenti tratti di personalità come, ad esempio, tra introversi e estroversi.

Alcune ricerche hanno anche evidenziato alcune differenze tra donne e uomini nell’uso dello sguardo.

Le donne usano più degli uomini lo sguardo e presentano differenti pattern visivi. Le donne tendono a guardare di più mentre parlano, mentre gli uomini tendono a guardare di più mentre ascoltano.

Le persone che guardano l’altro frequentemente e in maniera prolungata vengono percepite come più sicure di sé e dominanti, ma solo fino a un certo punto, perché quando la frequenza e l’intensità dello sguardo superano una certa soglia comincia ad insorgere (in chi è guardato) una sensazione di fastidio e di disagio.

Saper usare lo sguardo con la giusta intensità e la giusta frequenza può quindi facilitare la comunicazione e le relazioni interpersonali.