P come pressione a dire Sì

P come pressione a dire Sì

Perché alla fine ci ritroviamo ad accettare cose che in realtà non ci interessano senza capire se è davvero quello che vogliamo?

Quante volte ci impegniamo per agevolare altri a scapito nostro?

E quanto spesso mettiamo da parte i desideri perché ci sembra impossibile dire No, anche se con il Sì minacciamo per sempre i nostri piani migliori?

E’ come sabotare se stessi, essere sprovvisti di bussola interna per indirizzare il comportamento.

Cerchiamo costantemente convalida fuori di noi, vogliamo risultare gradevoli per la paura di non piacere. Temiamo rifiuti, allontanamenti, perdite.

Semplicemente per evitare scontri o disagio, a volte troviamo più facile dire Sì.

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Allinearci alle richieste

In particolare come donne siamo abituate a grossi compromessi per allinearci a quello che la società ci richiede.

Di essere moglie, madre, lavoratrice impeccabile ad esempio ma anche piacente, perfetta, possibilmente in linea.

Sempre sorridente e dedita alla famiglia, pronta a sostituire il collega assente, a provvedere e anticipare magari le esigenze di coloro che vivono accanto.

Per poi rimanere a corto di tempo, esausta, risentita con chi non è in grado di capire come mi sento davvero.

Perché faticare per assolvere aspettative diverse riguarda tutti ma ci sono particolari costruzioni sulla femminilità. Impossibile negare che la pressione a dire Sì è più grande per lei rispetto a lui.

Il No femminile infatti assume spesso un che di egoistico. In quanto donna, nel sentire comune, se metto le mie esigenze avanti a quella degli altri, allora sono individualista e prepotente.

Se non mi conformo alle aspettative, non vado per niente bene. Corro e mi faccio in quattro, dico Sì in molti modi però spesso non mi sono riconosciute le cose che faccio.

Qual è il vecchio adagio? Ah sì, le donne sono deboli, emotive, influenzabili. E tanto disponibili, pronte a sacrificarsi. Arrendevoli e accomodanti.

Così ci vogliono vecchi modelli culturali. Non tutte lo viviamo allo stesso modo ma certi atteggiamenti trovano radici nell’infanzia, quando veniamo rinforzate facendo quello che ci viene richiesto piuttosto che incoraggiate ad affermarci.

Così impariamo che per essere amate incondizionatamente dobbiamo soddisfare le richieste altrui.

Poi cresciamo e arrivano le richieste del partner, dei colleghi, del capo, dei figli. Alcune volte, cercando di piacere, diventiamo come zerbini nella speranza di ricevere complimenti.

Dire sì sul lavoro

P come pressione a dire Sì

In ambito lavorativo le ricerche dimostrano ad esempio che le lavoratrici vengono penalizzate se rifiutano del lavoro extra, e si sentono anche più in colpa dei colleghi nel farlo.

Temono problemi, e in effetti i dati dimostrano che il rifiuto femminile ha ripercussioni negative sulle valutazioni professionali e sulla possibilità di carriera.

Ma anche dire sempre  è controproducente: gli atteggiamenti sacrificali le penalizzano, in un mondo lavorativo ancora fortemente connotato al maschile.

Spendere tanta energia per gli altri, in ogni ambito dell’esistenza, fa perdere di vista noi stesse e il controllo della nostra vita.

Per favore, Per favore o in molti casi anche senza Per favore, copriamo le esigenze di altri, spesso del partner. E poi esplodiamo. O implodiamo.

Dire Sì perché non riusciamo a dire Mi dispiace ma proprio non posso, non mi va, non riesco rappresenta una bandiera rossa per noi stesse e per le relazioni.

Imparare a dire NO

Occorre partire da qui, perché un No può invece avere grande risonanza e aprire un varco verso la nostra autenticità.

Tutto questo non vuole dire trascurare i bisogni degli altri ma chiarire i propri, stanare le paure, non temere il disaccordo.

Rimanere sensibili ed empatiche sapendo mettere un filtro tra sé e gli altri, dichiarare la propria autonomia, decidere cosa ci rende soddisfatte.

Chiedersi quali sono i veri motivi che smuovono quegli antipatici sensi di colpa quando neghiamo qualcosa.

E riflettere sulla natura delle relazioni se sono ambiti entro i quali è impossibile mostrare i No.

Esercitiamoci inoltre a dire No.

Possiamo appropriarci di questa parola in modo sereno, imparando ad esempio a dire Potrei fare questa cosa che mi chiedi ma ho bisogno prima di dedicarmi alle mie esigenze. Puoi aspettare oppure vuoi trovare qualcun altro che risolta subito?

E riscoprire il diritto di alcune frasi come Non mi interessa, non capisco, non so, non ho voglia, ho bisogno che tu faccia questo per me. Dire No può smuovere ansia ma anche tanta leggerezza e libertà.

E’ vero che pendono aspettative culturali a nostro svantaggio per la conquista di assertività ma possiamo rinegoziarle.

Scoprendo di poterci prenderci cura delle relazioni, gestire con tatto gli scambi rispettando se stesse.

Negare e concedere sono mezzi per affermarsi, per gestire il proprio potere, per dichiarare indipendenza, per differenziarsi e assumersi responsabilità. Per mettere confini entro i quali nessuno può avanzare.

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Brunella Gasperini
Psicologa clinica, perfezionata in Psicologia cognitiva e reti neurali. Si occupa prevalentemente di relazioni di coppia e rapporto genitori-figli con particolare riguardo alle tematiche: maternità, sessualità, differenze di genere e sessismo. Ha collaborato con la Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute per attività di ricerca sul disagio psichico.Collabora con il Gruppo Espresso (Salute/Repubblica, Repubblica.it, D-Repubblica.it, National Geographic.it, inserto Benessere e Salute dei quotidiani locali del Gruppo, Il Tirreno, R Club Album Uomo) e altre testate giornalistiche.