Condivisione e progettualità nella coppia

Condivisione e progettualità nella coppia

Guardavo perplessa questa coppia davanti a me.

Anche loro erano sgomenti, perché ciò che avevano avuto modo di capire in quell’istante era l’impossibilità di ritrovarsi.

Certo, avevano già percepito in passato la difficoltà di parlarsi senza gridare, la sofferente indifferenza con cui sopportavano la presenza reciproca, la diffidenza che ormai era costante nei loro atteggiamenti.

Ma pensavano che in fondo si volevano bene e che non si sarebbero mai lasciati.

In verità questa coppia ha iniziato a separarsi tanti anni fa, quando un giorno ha deciso, più o meno consapevolmente, di non scegliere l’altro come compagno di vita e si è arreso all’ordinaria quotidianità.

Allora, la comunicazione era diventata del tipo: come stai? = normale; cos’hai? = niente.

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Si può invertire la rotta?

Se si vuole, la risposta è: Sì!

Questo è importante saperlo, sia per coloro che ancora non si sono trovati in questa fase (perché si può evitare), sia per coloro che ci stanno già dentro.

Per uscirne, occorrono motivazione, pazienza e capacità di ascolto.

Questi sono gli ingredienti alla base dell’empatia, ossia la capacità di sintonizzarsi sull’altro, fare propri i desideri e i sentimenti del partner.

Occorre ri-scegliersi autenticamente con gli occhi sulle differenze e non sul mito che ci ha proposto la luna di miele.

Se la scoperta di queste differenze può essere non solo tollerabile ma anche arricchente per entrambi, allora ognuno può nuovamente allenarsi all’empatia.

Lo step successivo è ricominciare a condividere e progettare

Quando faccio queste proposte alle mie coppie stanche e dolenti, sento la loro resistenza, perché ricominciare ad amare può essere faticoso.

Le resistenze alle mie proposte di riattivazione sono le più varie:

Non c’è tempo, dobbiamo lavorare, abbiamo i figli, abbiamo i genitori anziani da accudire, non abbiamo soldi per uscire…

Quasi come se le parole condivisione e progettualità implicassero uno sforzo energetico e finanziario enorme. Ma in verità c’è dell’altro.

Molte coppie pensano di aver già fatto esperienza di condivisione, perché hanno sempre parlato di tutto e quindi, è una strada che nella loro esperienza è stata già fallimentare.

Ed è vero che queste coppie parlano molto; spesso si trasmettono ricche informazioni sull’andamento della propria giornata o sul programma da svolgere, quasi come se fossero cronisti di un TG.

E quindi si parla del traffico che si incontra per andare a lavoro, del funzionamento della macchina, del capo o del collega che l’ha infastidito, del tempo, di ciò che si mangerà, ecc.

I contenuti delle conversazioni quotidiane possono essere tantissimi eppure questa coppia rischia di perdersi lo stesso.

Condividere non è informare

Condivisione e progettualità nella coppia

Nonostante entrambi i partner sappiano tante cose dell’altro, ciò che non conoscono è:

Come l’altro vive tutto ciò? Qual è la sua emozione?

Esprimersi in modo emotivo, raccontando quanto sia stato piacevole o spiacevole un determinato momento, aiuta intanto ad uscire da questa tiepidezza dell’ordinario che spesso ingoia tutti i colori dell’emozione, lasciano dietro di sé una grigia apatia.

A quel punto diventa tutto normale, ossia vuoto.

Inoltre raccontare al proprio compagno di vita la propria emozione, dà significato e rilevanza a sé e all’altro, perché lo si ritiene in grado di ascoltare e sostenere.

Quindi si crea un circolo virtuoso di condivisione. Attenzione però! Condividere non significa sfogarsi!

Alcune persone gettano addosso all’altro le proprie emozioni – ovviamente negative – legate ad eventi frustranti da loro vissuti.

Questa attività spesso non dà buoni risultati, a meno che tale sfogo non sia accompagnato anche dall’espressione di ipotetici strumenti di soluzione del problema: a questo punto diventa vera condivisione.

Alleniamoci non solo a vedere e sentire la frustrazione di un problema, ma anche a comunicarlo, condividendo possibilità di soluzioni!

Se si riesce a condividere, si può anche fare il passo successivo, ossia ritornare a progettare.

Quando io chiedo alle mie coppie di progettare, spesso anche lì devo sfatare un altro significato che porta lontano: non si progetta solo una casa, un figlio, l’arredamento di una stanza, progettare è anche decidere insieme dove fare una passeggiata.

Ritornate ad ascoltarvi, sintonizzarvi, condividere e progettare, questi sono gli ingredienti per ricominciare a scegliersi!

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