Troppi compiti e valutazioni: un sistema scolastico da rivedere

Troppi compiti e valutazioni un sistema scolastico da rivedere

Sull’apprendimento si sanno tante cose. Ad esempio che può essere inibito dalle pressioni e dalle valutazioni comunemente utilizzate nel mondo scolastico per motivare la prestazione.

Molti studi psicologici hanno infatti dimostrato che verifiche e valutazioni funzionano bene per i soggetti già preparati, che poi rendono meglio, mentre hanno conseguenze opposte sui meno abili, ulteriormente inibiti invece dall’imbarazzo del fallimento.

In altre parole, la pressione della valutazione inibisce l’apprendimento e può causare un divario tra gli studenti che si allarga tanto più la tensione a fare bene aumenta.

Si sa anche che i bambini non apprendono attraverso l’assorbimento passivo delle informazioni o perché qualcuno li istruisce ma impegnandosi attivamente negli ambienti sociali e fisici, tracciando inferenze logiche basate su ciò che vedono, ascoltano e sperimentano.

L’apprendimento è un processo complesso che per essere efficace ha bisogno di essere libero, dinamico, mosso dall’interesse personale.

E’ per questo motivo che la scuola dovrebbe poter proporre metodi in grado di appassionare, incuriosire, coinvolgere. Perché quando siamo felici impariamo meglio.

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La serenità nella scuola

Forse dovremmo chiederci se i bambini e i ragazzi sono sereni a scuola. Se l’istruzione, così come è impostata, è effettivamente un’esperienza promotrice di sviluppo.

Secondo alcune indagini statunitensi su vasta scala, a scuola gli studenti stanno meno bene che in qualunque altro ambiente. Alcuni sondaggi riportano percentuali significative di persone che riferiscono traumi o esperienze disturbanti.

È stato verificato ad esempio che nei bambini delle elementari il livello di cortisolo, l’ormone dello stress, sale drasticamente dopo qualche mese dall’inizio delle lezioni, rispetto ai mesi precedenti. E che le consultazioni psicologiche e psichiatriche in età pediatrica aumentano significativamente nei mesi scolastici rispetto a quelli di vacanza.

È inevitabile considerare come, per certi versi, il nostro sistema scolastico appaia vecchio, scollato dalle effettive esigenze dei suoi utenti, compreso gli insegnanti, impigliati allo stesso modo nella rete di questo sistema arcaico, progettato molto tempo fa sulla base di obiettivi ormai superati. Perché, alla fine, la struttura di base non sembra così cambiata.

Anche se esistono approcci educativi alternativi, nella maggioranza dei casi a scuola bisogna fare quello che viene detto, quando e come viene indicato, tutti devono imparare le stesse cose, rimanere al proprio posto fino a quando non arriva il permesso di muoversi, ascoltare le lezioni, leggere le informazioni scritte per poi ripeterle senza discussione.

Non si è spronati a prendere decisioni, non si può andare via anche se non ci si sente a proprio agio.

È un sistema coercitivo, in un certo senso, fondato ancora su modelli di indottrinamento, autorità e obbedienza, anche se ha perso il rigore di un tempo e spesso viene considerato blando e inefficace proprio per questo.

Si tratta comunque di un’esperienza obbligatoria per i bambini che nella maggioranza dei casi vi rimangono per tempi lunghissimi ogni giorno, si trovano quantità esagerate di compiti a casa, si vedono erodere attività libere e strutturanti come musica e disegno a favore di tempi dedicati a materie ritenute più importanti, e subiscono sempre tanta pressione rispetto al rendimento e ai voti.

Soprattutto sono sempre valutati, confrontati, misurati su quanto sono bravi a ripetere e a dare risposte giuste.

Scuola e creatività

E forse anche noi genitori ci preoccupiamo più dei voti rispetto a quello che effettivamente assimilano. Dimenticando tra l’altro che non esiste correlazione tra buoni voti a scuola e successo nella vita, come dimostra la ricerca. E anzi, il rapporto è addirittura negativo tra riuscita scolastica e capacità creative.

Forse dovremmo riflettere anche su quali sono gli scopi del sistema scolastico, cosa vogliamo che i più giovani imparino.

E guardarci intorno, prendendo spunto dai paesi nordici ad esempio, come la Finlandia dove si è avanti nel modo di fare scuola con ottimi risultati, invece di pensare che l’unico modo sia tenere tutti seduti in silenzio al proprio banco per ore ed ore.

Perché così come è impostata la scuola sembra schiacciare la creatività, spronare il conformismo, infondere rabbia in coloro che non riescono ad adeguarsi alle regole. Scoraggia chi non riesce rendendolo ancora più fragile, pressa i più abili per mantenere le prestazioni e rende invisibili i mediocri.

Risulta un sistema fortemente omologante che tende a penalizzare chi, per diversi motivi, non riesce ad adeguarsi agli standard facendolo sentire il problema: tempi, modi e ritmi di apprendere originali sono penalizzati, etichettati e diagnosticati. Diventano disturbi.

Potremmo ancora domandarci se la scuola è capace di spingere gli studenti a scoprire ciò che veramente amano.

Se insegna che il successo non risiede nei giudizi degli altri ma nel realizzare ciò che si desidera e di cui abbiamo bisogno.

Se sprona a saper pensare prima di obbedire, a prendere decisioni, a porsi domande, a mettere in discussione.

Se è in grado di promuovere responsabilità, iniziativa, creatività, curiosità, pensiero critico, adattamento.

Se l’offerta formativa non dovrebbe prevedere anche la materia Umanità, indispensabile a tutti, per formare sui comportamenti umani essenziali come autoconsapevolezza, autocontrollo, empatia, ascolto, senso di responsabilità, cooperazione, condivisione, risoluzione dei conflitti.

Brunella Gasperini
Psicologa clinica, perfezionata in Psicologia cognitiva e reti neurali. Si occupa prevalentemente di relazioni di coppia e rapporto genitori-figli con particolare riguardo alle tematiche: maternità, sessualità, differenze di genere e sessismo. Ha collaborato con la Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute per attività di ricerca sul disagio psichico. Collabora con il Gruppo Espresso (Salute/Repubblica, Repubblica.it, D-Repubblica.it, National Geographic.it, inserto Benessere e Salute dei quotidiani locali del Gruppo, Il Tirreno, R Club Album Uomo) e altre testate giornalistiche.