Vita di coppia: come tenere a bada le famiglie d’origine

Vita di coppia come tenere a bada le famiglie d’origine

E così, dopo un certo tempo in cui i protagonisti della nostra storia pensano di essersi ben conosciuti, arriva il momento della costituzione della coppia!

I due decidono di sposarsi o di andare comunque a vivere sotto lo stesso tetto.

La prima conseguenza di questa meravigliosa scelta è la separazione fisica dalle famiglie d’origine. E non sempre si tratta di una condizione indolore.

 

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Lo stile di attaccamento e la separazione dalla famiglia d’origine

Non si può parlare di svincolo dalla famiglia d’origine senza parlare di stile di attaccamento e tale evoluzione nella vita adulta, porta alla definizione di 3 tipi di relazioni familiari:

  1. Relazione familiare distante o disimpegnata. In questo caso, la giovane coppia si interfaccia ad una famiglia d’origine emotivamente lontana. I confini sono molto chiari; non c’è un sostegno reciproco né emotivo, né materiale. Ognuno conduce un’esistenza personale autonoma senza appoggiarsi necessariamente l’altro, c’è una forte libertà individuale e c’è anche un evitamento di affetti e relazioni. È chiaro che l’influenza di questa tipologia di famiglia d’origine è fondamentalmente nulla.
  2. Relazione familiare invischiata. Qui accade fondamentalmente l’opposto: tutti sanno di tutti, non c’è alcun tipo di confine, tutti si sentono coinvolti empaticamente. Si potrebbe creare un vero e proprio clan tra famiglia d’origine e figlio/figlia, da cui è estromesso l’altro/a.
  3. Relazione familiare sicura. È naturalmente la più sana, in cui si evidenzia un notevole rispetto dei confini, c’è un grande un grande incoraggiamento della nuova coppia, si vivono sentimenti di vicinanza e intimità senza però prevaricare i confini, che sono percepiti chiari.

In Italia, sono molto diffuse le relazioni di tipo 2 e spesso sono causa di brutte separazioni giudiziali nelle giovani coppie.

Il punto di vista della suocera

A questo riguardo devo dire che il mio studio è anche frequentato da suocere… proprio quelle che le nuore potrebbero definire impossibili! E proprio in quel contesto asettico, libero da giudizi e rimproveri, queste madri si sciolgono in lacrime agrodolci.

Molte di loro sono felici che il proprio figlio abbia trovato una ragazza come quella scelta, vedono il proprio figlio adulto e sereno e tutto ciò non può che rendere positiva la loro stessa esistenza.

Eppure tristezza, dolore, vuoto, senso di abbandono riempiono il loro cuore e la loro testa.

Il giorno prima del matrimonio di suo figlio, una mia paziente tra le lacrime mi diceva che non riusciva ad immaginare il suo ritorno a casa dopo la cerimonia: Dottoressa, vado in macchina con lui e torno da sola in una casa vuota!

Queste difficili separazioni spesso sono anticipate da velati sabotaggi e squalifiche della relazione, non per cattiveria o invidia, ma per evitare l’inevitabile abbandono. Si tratta di famiglie invischianti che hanno stabilito uno stile di attaccamento ansioso-ambivalente.

La giusta distanza dalla famiglia d’origine

In molti casi, anche il figlio o la figlia appartenenti a questo nucleo familiare, fanno una grande fatica a separarsi, senza vivere il senso di colpa che paralizza qualsiasi movimento di autonomia sociale e affettiva.

Per trovare un compromesso fra questa difficoltà di separazione e la sana motivazione evolutiva che porta a distanziarsi, spesso si sceglie un appartamento attiguo o molto vicino a quello della famiglia d’origine.

Spesso sono le stesse famiglie d’origine che regalano ai propri figli la casa non lontana dalla propria, meglio se nello stesso palazzo, dono impossibile da rifiutare per una giovane coppia.

Le conseguenze di questo meraviglioso regalo non sono visibili subito, perché durante le prime fasi di matrimonio, come per la luna di miele, sembra tutto molto bello.

Durante invece le prime incomprensioni, emergono fantasmi e fantasie prima totalmente sedate:
Sono stato felicissimo che i miei suoceri ci abbiamo regalato una casa, anzi in verità l’hanno regalata a mia moglie e io ora mi sento un ospite. Loro continuano ad avere le chiavi ed entrano quando vogliono; spesso me li sono trovati in casa durante una discussione con mia moglie e anche la nostra intimità ne risente.

Indubbiamente è gradevole avere la famiglia d’origine vicino, sia per essere aiutati sia per aiutare, ma questo rende indispensabile creare confini e limitazioni.

Ad esempio, dare le chiavi del proprio appartamento può essere utile in caso di necessità, ma devono essere chiuse in un cassetto e non utilizzate per entrare arbitrariamente. Il fatto che molte famiglie d’origine considerino casa propria anche quella donata alla propria figlia e al marito, da indicazioni importanti sul mancato svincolo di quest’ultima.

Tenere a bada la propria famiglia d’origine significa proprio arginare le incursioni nella propria vita coniugale e definire con chiarezza i confini fra le due famiglie.

Non sono rari i casi in cui le suocere/mamme (soprattutto) si recano nella casa della coppia per preparare da mangiare o pulire; nonostante la bontà di queste azioni che hanno come fine il benessere della giovane coppia, una delle conseguenze è privarla della libertà di doversi organizzare autonomamente. Anche queste frustrazioni della vita familiare servono a crescere e ad adattarsi a nuovi ritmi.

Molto spesso,la figlia o il figlio di questa mamma, non si rendono conto della gravità delle incursioni nella sua vita matrimoniale, in quanto tali modalità sono familiari per lei/lui. Ciò può generare forti crisi di coppia, in quanto l’altro si sente autonomamente escluso ed estraneo.

È necessario e indispensabile un forte supporto alla coppia, per favorire lo svincolo dalla famiglia d’origine, occorre compattezza ed empatia con il partner, fare squadra e creare confini saldi intorno.

Ricordate il famoso ingrediente segreto, l’empatia, insieme con la progettualità e la condivisione: vi aiuteranno a fare squadra e a definire il vostro campo di gioco!

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