La Psicoterapia Costruttivista

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Per capire cos’è il costruttivismo in psicoterapia può essere utile chiedersi cos’è la psicoterapia vista attraverso la lente costruttivista. Secondo il costruttivismo, una psicoterapia è definibile come una sottile e variegata serie di scambi e di negoziazioni di significati (inter)personali. Il fine è quello di articolare, elaborare e rivedere le costruzioni che i pazienti utilizzano per organizzare le proprie esperienze e i propri comportamenti. Una simile definizione sottolinea numerose caratteristiche del processo psicoterapeutico, come la delicatezza con cui il terapeuta è chiamato a cogliere i contorni del mondo esperienziale del paziente, le basi dialogiche e discorsive dell’interazione e i contributi apportati da entrambi a questa reciproca indagine. A sua volta, l’enfasi su questi aspetti della psicoterapia riflette, a dispetto dell’unicità che caratterizza ognuno di noi, una ricerca umana fondamentale di relazioni, legami e reciprocità di significati, a partire dalla base comune del linguaggio e della corporeità per gettare un ponte intersoggettivo tra la diversità dei nostri mondi fenomenologici. Per quanto gli obiettivi di una psicoterapia così concepita possano essere estremamente vari, a livello astratto implicano tutti una unione con il paziente, finalizzata alla creazione di una nuova mappa delle costruzioni spesso inarticolate in cui egli è emotivamente immerso, una mappa che gli consenta di definire dei corsi di azione possibili e che estenda e integri queste costruzioni in modo da ampliare il numero di mondi che può potenzialmente abitare.

Un punto importante di questa definizione è che essa non comporta una visione specificamente ‘cognitiva’ del significato; le esperienze affettive umane sono sicuramente intrise di significati e possono essere di per sé considerate come forme raffinate di conoscenza. Ma una simile visione della terapia non intende nemmeno abbracciare una concezione solipsistica dell’uomo come agente di conoscenza isolato, incapsulato in un mondo di significati costruiti esclusivamente da lui. Alcuni costruttivisti effettivamente sottolineano il ruolo dell’individuo nella ‘articolazione’ dei significati e quindi nella strutturazione dell’esperienza, ma altri evidenziano come l’individuo, nel fare questo, debba necessariamente basarsi sulle convenzioni linguistiche e le narrazioni culturali in cui si trova immerso e di cui, in senso più radicale, è costituito. In questa prospettiva, persino processi ‘privati’ come i ricordi avrebbero una loro dimensione collettiva e la ‘mente’ sarebbe, in un certo senso, distribuita attraverso network sociali e linguistici più ampi, all’interno dei quali gli individui operano come epicentri organizzativi per azioni di attribuzione di significato comuni. Perciò, i costruttivisti possono lavorare in maniera significativa sia con gli individui che con le collettività (come le famiglie).

Ciò che unisce gli psicoterapeuti costruttivisti è la loro adesione a un’epistemologia comune o teoria della conoscenza. Allo stesso modo di Kant, i costruttivisti credono che la realtà sia in ultima analisi noumenale – si troverebbe cioè al di là della portata delle nostre teorie più ambiziose, personali o scientifiche che siano, negandoci per sempre come esseri umani la sicurezza di poter giustificare le nostre credenze, fedi e ideologie appellandoci semplicemente a delle ‘circostanze obiettive’ esterne. Diversamente, l’organizzazione duramente conquistata che abbiamo imposto al mondo delle nostre esperienze è solo una costruzione umana precaria, sostenuta dalla nostra ricerca personale e collettiva di un minimo di ordine e prevedibilità nella nostra vita, oltre che dal nostro bisogno di trovare un fondamento alle nostre azioni. A volte, ad esempio quando il nostro mondo di assunti viene invalidato dalla morte improvvisa di una persona cara, tutte le strutture di significato che abbiamo sviluppato per dare sistematicità e direzione alla nostra vita sembrano troppo fragili e ci troviamo a dover ricostruire un nuovo senso di noi stessi e del futuro. Altre volte, invece, le costruzioni con cui combattono i pazienti in psicoterapia appaiono fin troppo solide, come nel caso della adolescente che lotta contro la ‘diagnosi’ di ‘impulsiva’, ‘depressa’ e ‘oppositiva’ affibbiatale dai propri genitori (e magari dal loro terapeuta). In mancanza di una tassonomia universale dei ‘disturbi’ che definisca i modi in cui nostri tentativi di attribuzione di significati possono fallire, i terapeuti costruttivisti cercano di scoprire quale sia il punto nodale per ogni paziente con cui lavorano, quale sia il problema. Tendenzialmente gli interventi più utili per i pazienti sono quelli che esplorano delle strade possibili rispettando allo stesso tempo i principi organizzativi cruciali su cui si fonda la loro visione della vita. Perciò la psicoterapia costruttivista può essere vista come una collaborazione finalizzata alla costruzione e ricostruzione di significati, un’associazione intima seppur temporanea mirata a un processo di sviluppo che continuerà molto oltre la chiusura formale della terapia.