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Hackeraggio psicologico: cos'è e come difendersi

È come quando qualcuno riesce ad accedere al nostro account Facebook, oppure ad introdursi nella nostra rete protetta, a violare il nostro sito web.

In termini informatici lo si definisce hacker: qualcuno che tenta di acquisire un’approfondita conoscenza di un sistema per potervi accedere, adattandolo alle proprie esigenze. Se l’obiettivo è la distruzione di quel sistema, è in realtà un cracker.

Anche in termini psicologici si può subire l’attacco di un hacker, di una persona che si intromette nella nostra rete sentimentale protetta per attaccarci da dentro.

Qualcuno che insidiosamente ci viola senza che ce ne rendiamo conto, arrivando ad abusare di noi.

Una persona che è vicina, molto intima, che ci conosce bene e sa come introdursi e arrivare alle nostre parti più fragili. Un partner soprattutto, ma anche un genitore o un figlio.

Qualcuno che riesce a manomettere il nostro sistema operativo psicologico, in molti casi alterando ciò che pensiamo di noi stessi.

Che fa hackeraggio bucando il nostro senso del Sé, l’autostima, l’obiettività.

Si tratta di una persona che è in realtà morbosamente insicura, che sente di valere solo attraverso il dominio e il controllo, che si attacca alle nostre insicurezze e che per ragioni sorprendentemente simili non riusciamo a bloccare.

Ti può interessare anche: La dipendenza affettiva

L’hackeraggio da parte del partner

In termini tecnici si definisce abuso emotivo. Spesso trova la sua espressione più comune all’interno di una relazione sentimentale, in una coppia dove un membro controlla l’altro ostacolandone l’autonomia e la fiducia in se stesso, facendolo sentire nulla in sua assenza per incatenarlo a sé.

Un partner disconnesso emotivamente. Che ci fa sentire invisibili, inascoltati, intimiditi, poco attraenti.

Nulli, incapaci, inadeguati. Soli e poco importanti.

Che ci tiene in un clima di allerta terroristico: non si sa mai per cosa sbotterà, cosa gli darà fastidio, o per cosa ci punirà.

Che ci spaventa e minaccia. Ci incolpa della sua insoddisfazione dicendo che siamo noi a rendergli la vita difficile. Con il quale bisogna chiedersi ogni volta cosa fare per non disturbarlo, innervosirlo.

Che si imbroncia facilmente, o se ne va, non interessandosi di come ci sentiamo e dei nostri bisogni, che fa quello che lui ritiene sia meglio per noi. Geloso in modo ossessivo. Invadente, incapace di rispettare i confini.

Un partner che ci controlla, minimizza quello che diciamo, o non ci prende sul serio. Ci svilisce, ridicolizza e critica, perché per sentirsi bene ha bisogno di sentirsi di più rispetto a noi. Così ci fa diventare bersaglio del suo sarcasmo.

E poi ci rende instabili, paurosi. Ci fa sentire in colpa, pensare che qualcosa in noi non va, che siamo noi a portarlo a certi comportamenti, a provocarlo.

Proprio come un hacker, questa persona riesce a rubare la nostra identità, a violare il nostro sistema di fondo, infrangendo il codice di sicurezza.

Ci porta a fare cose che non vorremmo solo per salvare il rapporto, rendendoci diversi da quello che siamo veramente, stravolgendo chi siamo.

Ci porta ad adattarci a quello che lui vuole, a cambiare modo di vestire, ad esempio, ad evitare certe persone, a cambiare lavoro, a metterci a dieta. Facendoci perdere la nostra identità.

Evitare di cadere nella dipendenza

Ci ritroviamo così intrappolati in una dipendenza dove amore e paura sono mescolati in modo potente e pericoloso.

Ci sentiamo svalorizzati ma incapaci di andare via. Pur stando male, continuiamo a pensare che poi l’altro cambierà, che se trovasse il lavoro giusto; se riuscisse in quella cosa; se non fosse stressato; o se io fossi più disponibile, lo capissi di più…

Ci diciamo che va bene così, tutto sommato, e ci aggrappiamo a quel poco di positivo, mettendo il dolore in un angolo.

Rimanere ci fa sentire più sicuri che andare via. E in effetti gli studi dicono che più della metà delle persone coinvolte in relazioni abusanti vedono comunque il partner come affidabile e affettuoso.

A volte infatti essere violati nelle nostre parti più profonde è qualcosa di tanto familiare che in un certo senso ci fa sentire a casa.

Si può continuare a ricercare inconsciamente i rapporti abusivi del nostro passato, della nostra infanzia. Si cerca l’amore in quella forma, l’unica che conosciamo, ripetendo così il dolore anche nelle relazioni adulte.

L’abuso emozionale è altrettanto distruttivo dell’abuso fisico e nonostante le cicatrici non si vedano può avere conseguenze gravi a lungo termine.

L’antivirus per questo tipo di attacchi lo dobbiamo cercare dentro di noi, nel nostro sistema immunitario emotivo, nel nostro senso del Sé.

Nelle nostre risorse interiori che sempre giacciono sul fondo, anche se provate, compromesse, infettate.

In alcuni casi occorre chiedere un aiuto esterno, bisogna fare il download di nuovi programmi emotivi, eseguire una specie di formattazione, ripristinare contenuti psicologici in forme diverse.

Abbiamo bisogno di fare delle nostre relazioni intime una dimensione dove poter esprimere se stessi e non un luogo dove avere paura. Dove espandersi e non essere schiacciati.

Dobbiamo prendere consapevolezza del diritto di stare con persone che possano celebrare chi siamo, e per nessun motivo denigrarci.

Brunella Gasperini per Psicologia24

Hackeraggio psicologico: cos'è e come difendersi

È come quando qualcuno riesce ad accedere al nostro account Facebook, oppure ad introdursi nella nostra rete protetta, a violare il nostro sito web.

In termini informatici lo si definisce hacker: qualcuno che tenta di acquisire un’approfondita conoscenza di un sistema per potervi accedere, adattandolo alle proprie esigenze. Se l’obiettivo è la distruzione di quel sistema, è in realtà un cracker.

Anche in termini psicologici si può subire l’attacco di un hacker, di una persona che si intromette nella nostra rete sentimentale protetta per attaccarci da dentro.

Qualcuno che insidiosamente ci viola senza che ce ne rendiamo conto, arrivando ad abusare di noi.

Una persona che è vicina, molto intima, che ci conosce bene e sa come introdursi e arrivare alle nostre parti più fragili. Un partner soprattutto, ma anche un genitore o un figlio.

Qualcuno che riesce a manomettere il nostro sistema operativo psicologico, in molti casi alterando ciò che pensiamo di noi stessi.

Che fa hackeraggio bucando il nostro senso del Sé, l’autostima, l’obiettività.

Si tratta di una persona che è in realtà morbosamente insicura, che sente di valere solo attraverso il dominio e il controllo, che si attacca alle nostre insicurezze e che per ragioni sorprendentemente simili non riusciamo a bloccare.

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L’hackeraggio da parte del partner

In termini tecnici si definisce abuso emotivo. Spesso trova la sua espressione più comune all’interno di una relazione sentimentale, in una coppia dove un membro controlla l’altro ostacolandone l’autonomia e la fiducia in se stesso, facendolo sentire nulla in sua assenza per incatenarlo a sé.

Un partner disconnesso emotivamente. Che ci fa sentire invisibili, inascoltati, intimiditi, poco attraenti.

Nulli, incapaci, inadeguati. Soli e poco importanti.

Che ci tiene in un clima di allerta terroristico: non si sa mai per cosa sbotterà, cosa gli darà fastidio, o per cosa ci punirà.

Che ci spaventa e minaccia. Ci incolpa della sua insoddisfazione dicendo che siamo noi a rendergli la vita difficile. Con il quale bisogna chiedersi ogni volta cosa fare per non disturbarlo, innervosirlo.

Che si imbroncia facilmente, o se ne va, non interessandosi di come ci sentiamo e dei nostri bisogni, che fa quello che lui ritiene sia meglio per noi. Geloso in modo ossessivo. Invadente, incapace di rispettare i confini.

Un partner che ci controlla, minimizza quello che diciamo, o non ci prende sul serio. Ci svilisce, ridicolizza e critica, perché per sentirsi bene ha bisogno di sentirsi di più rispetto a noi. Così ci fa diventare bersaglio del suo sarcasmo.

E poi ci rende instabili, paurosi. Ci fa sentire in colpa, pensare che qualcosa in noi non va, che siamo noi a portarlo a certi comportamenti, a provocarlo.

Proprio come un hacker, questa persona riesce a rubare la nostra identità, a violare il nostro sistema di fondo, infrangendo il codice di sicurezza.

Ci porta a fare cose che non vorremmo solo per salvare il rapporto, rendendoci diversi da quello che siamo veramente, stravolgendo chi siamo.

Ci porta ad adattarci a quello che lui vuole, a cambiare modo di vestire, ad esempio, ad evitare certe persone, a cambiare lavoro, a metterci a dieta. Facendoci perdere la nostra identità.

Evitare di cadere nella dipendenza

Ci ritroviamo così intrappolati in una dipendenza dove amore e paura sono mescolati in modo potente e pericoloso.

Ci sentiamo svalorizzati ma incapaci di andare via. Pur stando male, continuiamo a pensare che poi l’altro cambierà, che se trovasse il lavoro giusto; se riuscisse in quella cosa; se non fosse stressato; o se io fossi più disponibile, lo capissi di più…

Ci diciamo che va bene così, tutto sommato, e ci aggrappiamo a quel poco di positivo, mettendo il dolore in un angolo.

Rimanere ci fa sentire più sicuri che andare via. E in effetti gli studi dicono che più della metà delle persone coinvolte in relazioni abusanti vedono comunque il partner come affidabile e affettuoso.

A volte infatti essere violati nelle nostre parti più profonde è qualcosa di tanto familiare che in un certo senso ci fa sentire a casa.

Si può continuare a ricercare inconsciamente i rapporti abusivi del nostro passato, della nostra infanzia. Si cerca l’amore in quella forma, l’unica che conosciamo, ripetendo così il dolore anche nelle relazioni adulte.

L’abuso emozionale è altrettanto distruttivo dell’abuso fisico e nonostante le cicatrici non si vedano può avere conseguenze gravi a lungo termine.

L’antivirus per questo tipo di attacchi lo dobbiamo cercare dentro di noi, nel nostro sistema immunitario emotivo, nel nostro senso del Sé.

Nelle nostre risorse interiori che sempre giacciono sul fondo, anche se provate, compromesse, infettate.

In alcuni casi occorre chiedere un aiuto esterno, bisogna fare il download di nuovi programmi emotivi, eseguire una specie di formattazione, ripristinare contenuti psicologici in forme diverse.

Abbiamo bisogno di fare delle nostre relazioni intime una dimensione dove poter esprimere se stessi e non un luogo dove avere paura. Dove espandersi e non essere schiacciati.

Dobbiamo prendere consapevolezza del diritto di stare con persone che possano celebrare chi siamo, e per nessun motivo denigrarci.

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