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B come bellezza

La qualità più attesa e ambita al femminile, culturalmente e socialmente più richiesta. Il registro su cui passa la prima impressione, la considerazione di una donna.

Essere bella, secondo i canoni circolanti, vuol dire apparire piacevole e attraente, suscitare ammirazione, desiderio.

Rigorosamente magra, giovane, liscia, tonica, appetibile sessualmente. Una rappresentazione costruita sul criterio maschile che in buona parte abbiamo fatto nostra, è diventato il modo in cui guardiamo noi stesse, ci valutiamo e consideriamo.

Il mondo dell’immagine e della comunicazione ci dicono ossessivamente come dobbiamo essere, propinano i modelli da seguire, ripetono che dobbiamo dimagrire e brillare. Cancellando difetti, incertezze, macchie, rughe, grigiori.

Vengono consigliati trattamenti e interventi estetici di ogni tipo pur di avvicinarsi all’ideale, per distinguersi somigliando a tutte.

Ci pressano in modo serrato per spiegarci cosa dobbiamo indossare, come tagliare i capelli, cosa mangiare, come muoversi, cosa pensare addirittura per piacere.

Appiattendoci in una bellezza banalizzata, omologata e superficiale. Fondamentalmente unica.

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Le richieste dall’esterno

Spesso cediamo inconsapevolmente a queste pressioni, facciamo nostri i bisogni di magrezza e perfezione in modo allucinatorio.

Insieme a incertezze e disagi della nostra storia personale, finiamo per sentirci inadeguate, brutte.

Arriviamo a controllare in modo ossessivo aspetti esteriori di noi, incapaci di gestire i più profondi.

E miniamo così emozioni, desideri, capacità, opportunità e affermazione personale. Una bellezza in questo senso contraffatta, che sa di rinunce, tristezze, sofferenza, fallimento e rifiuto di se stesse.

Fin da piccole ci addestrano a vedere il nostro corpo come semplice interprete del desiderio dell’altro, ci insegnano che apparire è più importante di tutto.

La bellezza è un valore che viene propinato da quando nasciamo, un condizionamento di genere.

Alcuni studi dicono che alle bambine sono comunemente rivolti molto più commenti sull’aspetto o sull’abbigliamento (come sei bella) rispetto ai coetanei, rinforzati invece più volentieri su caratteristiche di personalità, forza di carattere e intraprendenza (sei forte, coraggioso..).

Si stima inoltre che meno del 5 per cento della popolazione femminile possa incarnare l’ideale di bellezza/magrezza proposto nella nostra cultura.

Le convinzioni all’interno

La scienza sostiene che le femmine sono molto più critiche e deluse del loro aspetto rispetto ai maschi, hanno un’immagine distorta di se stesse.

La sopravvalutazione delle proprie forme appartiene alla maggioranza delle donne senza disturbi psicologici.

I dati segnalano anche sempre più bambine coinvolte in una dieta perché insoddisfatte del loro corpo e una percentuale altissima di adolescenti normopeso o sottopeso che desiderano dimagrire.

I dati relativi all’aumento dei disturbi alimentari sono sempre più preoccupanti e stanno coinvolgendo fasce di età precoci.

Studi e indagini concordano inoltre nell’evidenziare come, nel mondo delle parole e delle immagini, il corpo femminile venga sessualizzato, mercificato e oggettivato in modo quantitativamente e qualitativamente superiore rispetto a quello maschile. Erotizzato perfino nelle bambine.

Siamo raccontate come oggetti, cose di proprietà, da guardare, da utilizzare, eventualmente violare.

L’immagine femminile nei media e nella pubblicità è comunemente discriminatoria, banalizzante e pericolosa. In modo subdolo ammiccante, molte volte umiliante.

E non di rado siamo noi stesse a prestarci con disinvoltura a certi giochi. Non si capisce perché sembri necessario spogliarsi per difendere i nostri diritti, dover mostrare il corpo nudo per rivendicare il diritto ad essere chi siamo, esprimere idee, bisogni e desideri.

Far sfilare corpi al naturale per dire noi siamo così e siamo contente di essere come siamo.

Ci sentiamo moderne ed indipendenti ma finché diamo spettacolo con il nostro corpo, accendiamo la televisione e continuiamo a vedere gambe e seni di ragazze come cornice di spettacolo e in pubblicità continua a girare l’immagine assillante di pezzi di corpi femminili o donne sciocche e isteriche, la nostra immagine ha seri problemi ad emanciparsi. E la nostra bellezza ad autenticarsi.

Soggetto, non oggetto

Abbiamo bisogno di smarcare un immaginario malato diventando soggetto – e non oggetto – di bellezza.

Di svincolarsi da modelli riduttivi, approfondire noi stesse, infilarsi gli occhiali 3d e vedere dimensioni altre del nostro essere belle.

Di usare il corpo sulla base dei nostri desideri e bisogni, di sedurre a modo nostro.

Scolliamo la bellezza dal fisico, calibriamoci sulle nostre capacità e possibilità di realizzazione piuttosto che su stereotipi e desideri presi in prestito da fuori.

Proviamo a dare forma alla nostra individualità e particolarità, togliamo peso ai luoghi comuni e alle convenzioni.

Facciamo un lifting alle nostre idee e convinzioni.

Costruiamo la bellezza sull’espressione di noi stesse.

E’ faticoso ma è necessario partire da qui.

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