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benessere psichico

S come sonno

Sappiamo che dormire è un bisogno irrinunciabile, abbiamo bisogno di riposare riducendo le attività metaboliche e alterando quelle cerebrali e che i processi di memoria sono consolidati durante il sonno ad onde lente.

La scienza ha dimostrato che il sonno non è uno stato di inattività, non è tempo perso ma una condizione durante la quale facciamo tante cose, il cervello lavora.

Il sonno occupa circa un terzo della nostra vita ma non si è ancora capito però con certezza quale sia la sua complessa funzione biologica. Non si è scoperto perché dormiamo.

Secondo alcune teorie con il sonno si consolidano le connessioni neurali, per altri studi invece si indeboliscono, favorendo così la flessibilità del cervello.

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Sonno è benessere

Si è visto che il debito di sonno protratto comporta alterazioni psichiche, cognitive e fisiche importanti.

Le notti bianche – risultato di un intreccio di fattori biologici, psicologici e comportamentali – ci espongono ad un rischio maggiore di incidenti ed errori di giudizio, ci rendono più sensibili al dolore e insofferenti agli altri. Anche meno produttivi.

La mancanza totale di sonno può fare impazzire.

Un lavoro recente ha scoperto che non dormire anche solo per una notte comporta l’aumento di concentrazione di due molecole che si trovano nel sangue a seguito di un danno cerebrale.

I disturbi del sonno sembrano inoltre precedere e prevedere la depressione mentre i risvegli notturni ripetuti risultano correlati a stati d’animo negativi.

La scienza ha anche più volte rilevato che il sonno migliora la capacità di trovare soluzioni innovative ai problemi.

Dormendo diventiamo più creativi. In particolare il cosiddetto sonno R.E.M.,caratterizzato da sogni intensi e movimenti oculari ritmici, migliora il processo creativo più di ogni altro stato di sonno e di veglia.

Già di sera, quando siamo stanchi, comincia ad annebbiarsi la corteccia frontale, una specifica area del cervello che si occupa di attenzione, pianificazione, elaborazione e ordinamento delle informazioni.

E allora si fanno avanti altre aree, libere di proporre cose nuove, diverse. In questi momenti, ma soprattutto dormendo, siamo dunque più creativi, innovativi, originali.

Di studi sul sonno negli ultimi decenni, ne sono iniziati moltissimi, ma rimangono ancora molte incognite su questa misteriosa e affascinante funzione biologica.

Dal punto di vista psicologico dormire è un momento per connettersi con le proprie profondità. Per rivolgersi a se stessi, visto che durante la vita ad occhi aperti non sempre lo facciamo.

Un modo naturale per disconnettersi da ciò che ci circonda. Per fuggire talvolta una realtà complicata e dolorosa.

Abbandonati, indifesi, quando ci stendiamo nel letto ci ritiriamo dalla vita reale, ci avventuriamo in una dimensione del tutto diversa, privi di resistenze e controllo. I sogni sono preziosi e affascinanti messaggi provenienti dal nostro inconscio.

L’insonnia e i disturbi del sonno

La crescita dei disturbi, l’aumento dell’utilizzo di farmaci ipnotici e ansiolitici, la nascita di centri specializzati, rivelano però sempre più difficoltà a dormire.

Secondo alcune stime l’insonnia interessa circa un italiano su cinque.

Il buon sonno rientra nella lista del proprio benessere ma si tenta di manipolarlo, scollandolo dai significati psichici che porta con sé.

Si crede sia necessario chiudere gli occhi e riposare a tutti i costi ma invece non succede niente se alcune notti non ci riusciamo. A volte risultiamo solo troppo attivi, iper-stimolati, eccitati.

Preoccupati, non riusciamo a far dormire le nostre inquietudini. Oppure incapaci di allentare il controllo, non riusciamo a lasciarci andare, a galleggiare nelle acque scure della nostra interiorità, navigare verso se stessi.

In alcuni casi è complicato invece il risveglio, il momento del rientro alla realtà.

Quando passiamo al mondo del sonno abbandoniamo una dimensione conosciuta per entrare in un’altra, senza contorni, popolata di immagini misteriose e stravaganti. In modo estremo identificata con la morte.

Addentandoci nel sonno realizziamo un distacco da noi stessi. Lasciamo per un po’ i riferimenti, non a caso abbiamo dei rituali al momento di andare a letto, necessari per sentirci sicuri, per rendere presente e disponibile al risveglio il nostro mondo reale.

Ma non abbiamo un interruttore veglia-sonno. La nostra vita psichica si svolge tra stati di coscienza diversi e non passiamo dall’uno all’altro con la stessa disinvoltura.

Inoltre il sonno, oltre all’orologio biologico, si assesta anche sulla nostra realtà psicologica. Per questo darlo per scontato o pretenderlo a tutti i costi non ha molto senso.

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La cosiddetta psicologia positiva è un settore di studi e ricerca scientifica in campo psicologico che anziché occuparsi della patologia, dei disturbi mentali e del loro trattamento, si occupa invece dello studio della crescita personale, dello sviluppo di tutte le potenzialità umane, del raggiungimento del massimo benessere psichico e della piena autorealizzazione.

La moderna psicologia positiva si è sviluppata tramite l’impulso delle teorie del Prof. Martin Seligman  e trae spunto dalle precedenti teorie del Prof. Abraham Maslow.

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La prospettiva del benessere psichico

Secondo il Prof. Maslow lo studio scientifico delle persone che, nei vari ambiti della vita interiore, nelle relazioni e nel lavoro, hanno raggiunto i più alti livelli di autorealizzazione, benessere psicologico e soddisfazione può aiutarci a comprendere quali siano i fattori che determinano la crescita personale e il raggiungimento del massimo benessere psichico.

A livello applicativo, la psicologia positiva più che occuparsi della cura della patologia e del trattamento dei disturbi mentali si occupa invece di aiutare la persona normale a sviluppare tutte le proprie potenzialità e a conseguire un più alto benessere psicologico.

Le ricerche condotte nell’ambito della psicologia positiva hanno cercato di scoprire se, e in che modo, diverse variabili influiscono sul livello di benessere psicologico: tra le altre, sono state studiate variabili relative all’età, il sesso, i tratti di personalità, gli schemi cognitivi, l’orientamento politico, il sistema di valori, la cultura, la religione, la spiritualità, la condizione economica, la vita di relazione e le condizioni lavorative.

Alcuni psicologi positivi hanno anche studiato le variabili neurofisiologiche e le strutture cerebrali in qualche modo correlate con i più alti livelli di benessere psicologico.

I risultati di tali ricerche sembrano mostrare, pur con qualche differenza emersa in qualche ricerca, che i più alti livelli di benessere psicologico, la piena soddisfazione e il senso soggettivo di piena autorealizzazione sono correlati con determinate e specifiche variabili.

Le critiche alla psicologia positiva

La psicologia positiva ha però ricevuto alcune critiche da parte di alcuni psicologi e di alcuni filosofi della scienza.

Una prima critica afferma che lo studio delle piene potenzialità umane, della piena autorealizzazione e della felicità è difficilmente affrontabile dalla scienza, in quanto concetti come quello di felicità sono difficilmente definibili in termini scientifici.

Una seconda critica afferma che la psicologia positiva trascura l’analisi delle differenze individuali, anche genetiche e biologiche, che rendono alcune persone più predisposte di altre a raggiungere i massimi livelli di benessere psicologico.

La psicologia positiva

Gli psicologi positivi hanno risposto a tali critiche sostenendo che anche concetti complessi come quello di felicità possono in qualche modo essere definiti in maniera operazionale e scientificamente attendibile.

Inoltre nei nuovi progetti di ricerca scientifica della psicologia positiva ve ne sono anche alcuni che si propongono di studiare le differenze individuali psicologiche, genetiche e biologiche che potrebbero determinare una diversa capacità delle persone di raggiungere i più alti livelli di benessere psicologico.

La maggior parte degli psicologi che aderiscono al movimento della psicologia positiva è comunque convinto che, al di là di possibili differenze genetiche e biologiche tra gli individui, tutte le persone hanno la capacità e la potenzialità di incrementare il loro senso soggettivo di autorealizzazione, soddisfazione e benessere.

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