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Il Disturbo di Apprendimento Non Verbale

Marco è un bambino di 9 anni a cui piace ascoltare le favole e condividere con gli amici le storie che gli racconta la nonna. Marco parla e legge bene, è un bambino intelligente.

Ciò che proprio non gli riesce è disegnare, e non ne ha nemmeno tanta voglia!

A scuola ogni tanto la maestra gli chiede di illustrare una storia, e Marco finisce puntualmente per disegnare scenette di ispirazione picassiana.

La maestra ha ormai imparato a sorvolare sul disegno, ma chiede a Marco di impegnarsi quantomeno per una grafia più leggibile, le lettere sul suo quaderno fluttuano come barche al vento.

E poi c’è un’altra cosa che Marco proprio non sopporta: la camicia con i bottoni! Chiuderli è per lui un’impresa!

Alla fine del quarto anno di scuola primaria le maestre di Marco, preoccupate per le difficoltà persistenti del bambino, suggeriscono alla famiglia di portarlo da uno psicologo per un approfondimento clinico; l’ipotesi delle maestre è che Marco abbia un disturbo specifico della scrittura, la cosiddetta disgrafia.

Lo psicologo rileva che le difficoltà di Marco sono più pervasive del previsto e non si limitano alla sola scrittura.

Marco ha problemi a capire le relazioni spaziali e il contenuto non verbale della comunicazione.

La WISC – Wechsler Intelligence Scale for Children, uno strumento clinico e diagnostico per la valutazione delle abilità intellettuali dei bambini, evidenzia un profilo caratterizzato da buone competenze verbali e scarse abilità visuospaziali.

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Che tipo di disturbo ha Marco?

Marco presenta alcuni sintomi del Disturbo di Apprendimento Non Verbale, una sindrome non ancora riconosciuta dai principali manuali psicodiagnostici (DSM-V e ICD-10), ma sulla quale i ricercatori stanno lentamente facendo luce grazie alle recenti acquisizioni in campo psicologico e neuroscientifico.

Il consenso all’interno della comunità scientifica è un requisito indispensabile per affermare l’esistenza stessa del disturbo e per identificare criteri diagnostici affidabili e condivisi.

Recentemente Cornoldi, Mammarella e Fine (2016) hanno condotto una critica della letteratura scientifica sul disturbo di apprendimento non verbale e hanno proposto un aggiornamento dei criteri diagnostici.

Ne parleremo a Milano il 10 e 11 novembre in occasione del Convegno Internazionale sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento organizzato dall’Istituto Galton.

In questa due giorni di eventi, workshop e tanto altro, verrà presentato il libro Il Disturbo di Apprendimento Non Verbale di Cornoldi, Mammarella e Fine, edito in Italia dalla casa editrice Edizioni Galton.

Per informazioni sul convegno e sulle pubblicazioni di Edizioni Galton visitare il sito www.galton.it

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Nuove scoperte sulla dislessia

In una ricerca scientifica condotta presso la Carnegie Mellon University è emerso che le difficoltà nella discriminazione fonologica dei suoni del linguaggio, difficoltà tipica di alcune forme di dislessia, potrebbero essere una conseguenza anziché una causa di tale patologia.

Nella ricerca, diretta dalla Prof.ssa Lori Holt e dalla Prof.ssa Yafit Gabay è emerso infatti che le difficoltà nella discriminazione fonologica sono correlate con difficoltà nell’apprendimento procedurale (e che, molto probabilmente, le difficoltà nella discriminazione fonologica sono una conseguenza delle difficoltà nell’apprendimento procedurale).

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Un deficit dell’apprendimento procedurale potrebbe quindi essere uno dei fattori causali della dislessia e tale deficit potrebbe essere correlato a specifici meccanismi neuropsicologici regolati da determinate aree della corteccia cerebrale.

Questa scoperta apre la strada a nuovi possibili trattamenti della dislessia più efficaci di quelli attuali.

Sono già in corso altre ricerche per verificare se i trattamenti che intervengono direttamente sull’apprendimento procedurale possono essere più efficaci degli altri trattamenti.

In Italia, alcune ricerche in questo campo sono in corso presso il  CIRDA (Centro Interdisciplinare di Ricerca sui Disturbi dell’Apprendimento) e presso l’Istituto Galton.

Nuove scoperte sui disturbi dell’ apprendimento

Una recente ricerca scientifica condotta dal team di psicologi e neuropsichiatri infantili dell’Istituto Galton e del CIRDA – Centro Interdisciplinare di Ricerca sui Disturbi dell’Apprendimento ha mostrato che i bambini che ottengono un basso punteggio nel test PML (un test che misura una componente della memoria chiamata memoria di lavoro) manifestano difficoltà nell’apprendimento della lettura, della scrittura e del calcolo in misura significativamente maggiore rispetto ai bambini che ottengono punteggi più alti nello stesso test.

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Test PML e apprendimento

Il test PML può quindi essere utilizzato (insieme ad altri strumenti) per la valutazione e la diagnosi di dislessia, disgrafia e discalculia.

Può inoltre essere utilizzato come strumento per il trattamento dei deficit della memoria di lavoro connessi ai disturbi dell’apprendimento.

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