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La dismorfofobia: la fobia di sentirsi brutti

Il disturbo di dismorfismo corporeo, noto anche come dismorfofobia, si manifesta con una eccessiva e persistente preoccupazione per uno o più (presunti) difetti o imperfezioni del corpo.

Gli individui che soffrono di questo disturbo si percepiscono come non attraenti, o brutti, e ritengono che il loro aspetto fisico sia anormale e sgradevole.

Si tratta in realtà di imperfezioni e difetti immaginari o ampiamente ingigantiti rispetto a quelli reali. Agli occhi degli altri non sono percepibili o appaiono in modo lieve e leggero.

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Le caratteristiche della dismorfofobia

Le preoccupazioni di chi soffre di disturbo di dismorfismo corporeo variano dal sentirsi non attraente fino, nei casi più gravi, all’apparire orribile o come un mostro e possono focalizzarsi su una o più parti del corpo: la pelle, gli occhi, il naso, la bocca, le gambe, il seno, la forma e la dimensione del viso, i genitali, ecc.

Gli individui con questo disturbo tendono a mettere in atto uno o più comportamenti aventi lo scopo di esaminare le parti del corpo ritenute difettose o di correggere le presunte imperfezioni, come, ad esempio, confrontare in continuazione il proprio aspetto con quello degli altri, controllarsi ripetutamente allo specchio, camuffarsi (applicarsi ripetutamente il trucco, coprirsi le parti del corpo giudicate imperfette usando cappelli, abiti particolari, ecc.), dedicarsi in maniera ossessiva alla cura di sé (pulirsi la pelle, pettinarsi, truccarsi, depilarsi, ecc.), toccarsi ripetutamente le parti non gradite per controllarle, ricercare frequentemente rassicurazioni su come gli altri percepiscono le imperfezioni, fare eccessivo esercizio fisico, ricercare trattamenti estetici compresi quelli chirurgici.

Nei casi in cui fanno ricorso alla chirurgia estetica per cercare di eliminare i presunti difetti, spesso le persone con disturbo di dismorfismo corporeo manifestano un peggioramento anziché un’attenuazione del disturbo.

Non sono mai soddisfatti dei risultati dell’intervento e spesso mostrano comportamenti aggressivi nei confronti del medico che li ha operati. In alcuni casi intraprendono azioni legali contro il medico perché a loro parere ha sbagliato l’intervento chirurgico e non è riuscito a eliminare i difetti.

Aspetti clinici del dismorfismo corporeo

La dismorfofobia: la fobia di essere brutti

Spesso la dismorfofobia insorge in età adolescenziale, intorno ai 15-16 anni, e tende ad essere cronica, perdurando per la tutta la vita.

In alcuni casi il disturbo è stato associato a trascuratezza, o abuso, durante l’infanzia.

La prevalenza del disturbo è elevata nei parenti di primo grado di individui con disturbo ossessivo-compulsivo. I disturbi più frequentemente associati al disturbo di disfomismo corporeo sono la depressione, il disturbo ossessivo-compulsivo e la fobia sociale.

Alcuni individui con disturbo di dismorfismo corporeo tendono ad evitare specifiche situazioni sociali, ad essere timidi e a provare ansia nelle interazioni con gli altri.

In alcuni casi invece il sentimento prevalente è quello della rabbia, dell’aggressività e dell’invidia verso gli altri ritenuti più attraenti o semplicemente normali.

Il disturbo di dismorfismo corporeo tende ad essere cronico e non facilmente curabile, tuttavia in diversi casi la psicoterapia cognitivo-comportamentale e la psicoterapia psicodinamica si sono rivelate efficaci nel suo trattamento.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale può essere utile per eliminare le distorsioni cognitive e i convincimenti erronei sulle presunte imperfezioni del corpo ed anche per ridurre l’ansia, spesso associata al disturbo, attraverso tecniche di decondizionamento e rilassamento.

La psicoterapia psicodinamica può aiutare a rilevare alcune dinamiche psichiche che potrebbero essere alla base del disturbo e che potrebbero essere state innescate da esperienze dell’infanzia o della prima adolescenza.

Una nuova tecnica per il trattamento di fobie, ricordi dolorosi e disturbo post-traumatico da stress

La prestigiosa e importante rivista scientifica Nature ha di recente avviato la pubblicazione di Nature Human Behavior, dedicata interamente a tematiche inerenti al comportamento umano e alla psicologia.

Nel numero inaugurale di Nature Human Behavior è stato pubblicato un articolo, di un gruppo di ricercatori dell’Università di Cambridge, in cui viene presentata una nuova tecnica per trattare le fobie, i ricordi dolorosi e il disturbo post-traumatico da stress – DPTS.

La tecnica, chiamata Decoded Neurofeedback si basa sull’uso di nuovi strumenti di brain scanning e consiste nel rilevare, per un determinato periodo di tempo, la complessa attività neuronale associata a specifiche paure o a specifici ricordi dolorosi e nel far seguire un rinforzo positivo ogniqualvolta tale attività neuronale viene rilevata nel paziente in trattamento.

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L’esperimento sul Decoded Neurodeedback

In un primo esperimento, condotto dal Prof. Ben Seymour e altri ricercatori dell’Università di Cambridge, l’uso della tecnica del Decoded Neurofeedback per un periodo di 3 giorni ha consentito di eliminare, in un gruppo di volontari che si sono sottoposti all’esperimento, la paura associata a un ricordo doloroso (una scossa elettrica che, con il consenso dei volontari, era stata somministrata ripetutamente dai ricercatori prima dell’inizio dell’esperimento).

Nuovi esperimenti saranno ora condotti dal Prof. Seymour e dai suoi colleghi, sia all’Università di Cambridge sia in altre Università che stanno collaborando alla ricerca, per verificare gli effetti della tecnica del Decoded Neurofeedback in pazienti con fobie e disturbo post-traumatico da stress.

Se i risultati saranno positivi, tale tecnica andrà ad affiancarsi alle altre tipologie di trattamento, comportamentali, psicodinamiche e farmacologiche attualmente esistenti.

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La biblioterapia come coadiuvante nel trattamento dei disturbi psicologici nei bambini

La biblioterapia può essere un utile coadiuvante nel trattamento di alcuni disturbi psicologici nei bambini.

Con il termine biblioterapia si definisce un tipo di intervento psicologico che utilizza i libri come strumento per facilitare, nel soggetto che li legge, cambiamenti comportamentali, emotivi e cognitivi.

Per mettere in pratica questa tecnica di intervento si utilizzano testi specifici scritti da professionisti quali psicologi, psichiatri o neuropsichiatri infantili ed aventi specifiche caratteristiche narrative.

Nel caso dei disturbi psicologici dei bambini, la terapia con l’ausilio dei libri è utilizzata soprattutto come strumento d’intervento per il trattamento di ansia, fobie, aggressività e disturbi del comportamento, ed è usata spesso in sinergia con interventi psicologici di tipo cognitivo-comportamentale o psicodinamico.

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Libri per la biblioterapia: dove trovarli

La biblioterapia come coadiuvante nel trattamento dei disturbi psicologici nei bambini

Tra gli editori che pubblicano libri per la biblioterapia, uno dei più importanti è APA Books (la casa editrice dell’American Psychological Association).

Anche in Italia alcune case editrici specializzate in psicologia stanno cominciando a pubblicare libri che possano essere strumenti terapeutici.

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