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Cosa accade al nostro cervello quando ci innamoriamo?

L’amor che move il sole e l’altre stelle causa nel nostro organismo dei cambiamenti: chi di voi non ha mai provato la sensazione delle farfalle nello stomaco?

Ma cosa accade al nostro cervello quando ci innamoriamo?

Attraverso le moderne tecniche di neuroimmagine si è riusciti a vedere che alcune aree cerebrali si attivano quando osserviamo le foto della persona amata: non sono solo i nostri occhi a brillare, ma anche la nostra materia grigia si illumina.

Ma ciò accade quando siamo già innamorati, vi spiegherò invece cosa accade al momento del colpo di fulmine.

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Uno studio sull’innamoramento

Uno studio pubblicato su Nature ha trovato che c’è una particolare connessione neurale nel cervello femminile che unisce due diverse aree: l’una comunica all’altra che lui è quello giusto.

Onde evitare polemiche a sfondo sessista sul perché sia stato studiato solo il cervello femminile, chiariamo subito che i soggetti dello studio erano le arvicole: questi roditori sono stati scelti per via della loro tendenza a stabilire relazioni sentimentali di lunga durata e per la difficoltà metodologica oggettiva di tracciare il momento dell’innamoramento negli umani.

Questi simpatici animali venivano quindi messi nello stesso ambiente e gli sperimentatori provvedevano ad osservare cosa accadeva a livello neurale nel momento in cui si manifestava il side by side huddling, un comportamento indicante la formazione di un legame affettivo.

Le neuroscienze di Cupido

Durante lo studio sono state filmati i comportamenti delle arvicole e contemporaneamente sono state misurate le variazioni neurofisiologiche, per determinare cosa accadeva nel cervello al manifestarsi di particolari comportamenti.

Dalla ricerca di Robert Liu e dei suoi colleghi dell’Emory University è quindi emerso che la corteccia prefrontale mediale, un’area cerebrale coinvolta nel decision making, esercita un controllo sul nucleus accumbens, un’area associata ai meccanismi di ricompensa e delle dipendenze.

La connessione tra queste due aree suggerisce che la prima suggerisca all’altra come rispondere agli stimoli sociali, per fare in modo che questa li consideri attraenti.

Impariamo ad apprezzare l’odore, o la voce, o l’aspetto del partner – afferma il Dott. Liu – Presumibilmente questo è il modo in cui riusciamo a far sì che alcuni dettagli siano più significativi per noi.

Secondo gli autori dello studio ipotizzando la presenza di questo meccanismo neurale nel nostro cervello, si potrebbe pensare che il nostro innamoramento avvenga con le stesse modalità.

Sempre nelle arvicole dell’esperimento un maggiore livello di attivazione cerebrale si è dimostrato essere direttamente proporzionale al rapido stabilirsi di un legame tra i soggetti sperimentali.

Per generalizzare i risultati di questa ricerca sarà necessario quindi attendere che l’esperimento venga replicato sugli esseri umani, ma le già citate difficoltà tecniche e la nostra maggiore complessità a livello relazionale richiederanno un adattamento dello studio: oltre ai dettami etici, bisognerà comprendere quanto possa essere considerato romantico uno studio del genere!

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L'innamoramento, tra psicologia e biologia

Innamorarsi è tra le esperienze più dirompenti, totalizzanti e meravigliose, ma a volte anche deprimenti e tristissime, della nostra vita.

È qualcosa che ci porta in dimensioni nuove, che ancora non conosciamo di noi stessi.

Che non può essere controllato o guarito, ci fa diventare un po’ pazzi, stupidi, forse solo più divertenti.

Intensamente vivi. Carichi di energia. Pronti ad esprimersi, espandersi, aumentare le nostre capacità.

Posseduti da una passione irrefrenabile. Dall’altro. Tirati verso emozioni incontrollabili e travolgenti.

Fissati anche, monotematici. Incantati, ansiosi, pesanti. Angosciati e disperati, a volte.

In uno stato di coscienza alterato, siamo disturbati dal punto di vista psicologico.

In questo sentimento mettiamo infatti tanto di noi, le parti più intime, le fragilità, fratture, esigenze.

Ogni relazione segna la storia di un nuovo romanzo privato.

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La scienza dell’amore

Anche se l’amore porta in sé sempre qualcosa di misterioso e inafferrabile, le recenti scoperte nel campo delle scienze delle relazioni sono in grado di svelarci numerosi aspetti di questa potente esperienza.

Ad esempio che siamo più orientati a legarci emotivamente a qualcuno quando siamo eccitati, se ci troviamo in situazioni avventurose o pericolose, oppure se si fanno insieme cose nuove.

Che bisogna abbassare le difese, disinibirsi per connettersi.

Che non sono gli opposti ad attrarsi ma in genere tendiamo ad accompagnarci e a rimanere con persone che ci somigliano, per intelligenza, formazione o aspetto.

Che divertirsi insieme è un collante per la coppia. Che l’impegno – questo forse ci piace meno – è un ingrediente per costruire l’amore, mentre la passione sfrenata non favorisce una relazione sana.

Gli studi sostengono che avvicinarsi fisicamente, entrare nello spazio personale dell’altro aiuta a sviluppare sensazioni di intimità.

Fissarsi intensamente negli occhi inoltre produce un rapido aumento dell’attrazione reciproca, anche tra persone sconosciute.

Guardandosi infatti, ci rendiamo vulnerabili l’uno all’altro, elemento chiave nella costruzione di ogni legame emotivo.

Vulnerabilità nel senso di rivelarsi, esporsi autenticamente, permettere a se stessi di essere chi siamo.

Proponendoci tecniche di affiatamento, di promozione della simpatia e dell’attrazione, la scienza dell’amore sembra volerci insegnare come possiamo acquisire il controllo della nostra vita sentimentale.

Soprattutto ci spiega che l’amore non è una forza oscura di cui si rimane succubi, che non si può vivere felici e contenti senza fare niente.

Riflettendo su alcuni aspetti di noi, possiamo infatti scoprire il potere che abbiamo nelle relazioni, sempre, anche quando ci sentiamo vittime o prigionieri.

La chimica dell’innamoramento

Le moderne neuroscienze ci spiegano inoltre i sentimenti in termini biochimici.

L’innamoramento fa balzare in alto il livello della dopamina, ad esempio, il neurotrasmettitore stimolante di intenso piacere, euforia, eccitazione, iperattività rilasciato allo stesso modo nell’uso di cocaina, anfetamina, nicotina, e coinvolta nelle principali dipendenze.

In questo senso l’amore dà dipendenza oppure è come una droga. Con la tossicodipendenza condivide in effetti molti aspetti come insonnia, perdita del senso del tempo, concentrazione assoluta sulla sostanza, tolleranza, astinenza.

Gli studi della professoressa Helen Fisher, antropologa e ricercatrice, esperta di biologia dell’amore, hanno dimostrato che il cervello innamorato e quello sotto effetto di cocaina, ad esempio, si somigliano molto, attivati dagli stessi mediatori chimici, segnati dagli stessi percorsi neuronali, coinvolti dal medesimo effetto stimolante e stato di coscienza positivo.

Questo dato forse può aiutarci a comprendere la forza di alcuni comportamenti ossessivi tipici degli innamorati, soprattutto di coloro che vengono lasciati.

La dopamina lavora inoltre insieme alla noradrenalina, provocando il classico batticuore. Bassi livelli di serotonina sono invece correlati all’idea fissa dell’altro, al fatto di pensare costantemente al proprio partner, condizione biochimica del tutto simile nel disturbo ossessivo-compulsivo.

L’innamoramento smuove inoltre ossitocina, l’ormone dell’attaccamento, che spinge alla vicinanza e cementa il legame, spronando fiducia ed empatia.

L’ossitocina viene rilasciata durante l’attività sessuale, quando due persone si abbracciano, quando la mamma allatta il neonato.

Alcuni studi sembravano aver indicato la possibilità di un uso terapeutico nelle persone affette da disturbi come autismo o schizofrenia, ostacolate nello sviluppo di rapporti positivi.

Tuttavia la ricerca più recente ha suggerito il lato oscuro di questo ormone perché risulta amplificare anche comportamenti opposti come gelosia, invidia e sospetto. I suoi effetti variano cioè in persone diverse.

Innamorarsi nel suo insieme può essere fisicamente ed emotivamente benefico, riducendo addirittura il rischio di ammalarsi.

Si tratta di un processo gioioso, di affermazione della vita, di una dipendenza costruttiva che non ha bisogno di essere trattata.

Anche se facilmente diventa ambito di sofferenza, pieno di imprevisti e complicazioni…

Brunella Gasperini per Psicologia24

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