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intervento psicologico bambini

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La malattia organica del bambino, soprattutto quando richiede un ricovero in ospedale, produce disagio psicologico sia nel bambino stesso sia nella sua famiglia.

La malattia fisica determina conseguenze psicologiche nel malato di qualsiasi età, ma nel bambino tali conseguenze assumono caratteristiche e peculiarità specifiche.

La rappresentazione mentale della malattia nel bambino dipende dal modo in cui vive l’esperienza della patologia organica e può variare in base a diversi fattori: il tipo e la gravità della malattia, le reazioni e i comportamenti dei familiari, l’atteggiamento dei medici e delle altre figure sanitarie, ecc.

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La percezione del bambino

Il ricovero in ospedale può provocare semplice disagio psicologico oppure, se viene a mancare un’adeguata rielaborazione cognitiva da parte del bambino, un vero e proprio trauma.

Il tipo di reazione dipenderà sia dall’età del bambino sia dalla natura dei conflitti psicologici generati dalla malattia stessa.

Malgrado si manifesti inizialmente come problema di natura fisica e organica, la malattia tende a generare una frattura nell’equilibrio psicologico precedentemente raggiunto dal bambino.

Il ricovero in ospedale, in modo particolare, costringe il bambino a cambiamenti nei ritmi e nelle attività della vita quotidiana e induce l’esigenza di cercare nuovi legami sicuri che possano proteggerlo dalle situazioni più disagevoli e disturbanti.

In ospedale il bambino dovrà necessariamente subire cambiamenti negli abituali rapporti con il mondo esterno (la famiglia, gli amici, la scuola, ecc.) e dovrà inevitabilmente affrontare delle limitazioni (nelle possibilità di movimento fisico, nel regime alimentare, ecc.).

Il bambino e i suoi familiari vengono quindi a trovarsi in una situazione in cui si rende necessario compiere una rielaborazione cognitiva della malattia e delle sue conseguenze.

Se tale rielaborazione non è adeguata possono insorgere reazioni emotive che compromettono l’equilibrio psicologico e la capacità di affrontare la malattia fisica in modo efficace

La psicologia pediatrica

Il bambino e la malattia: la psicologia pediatrica

La psicologia pediatrica è un settore della psicologia che si occupa dello studio degli aspetti psicologici del bambino malato e del bambino ospedalizzato.

Da un punto di vista applicativo, la psicologia pediatrica ha lo scopo di fornire un supporto e un sostegno psicologico al bambino malato e alla sua famiglia.

Attraverso la consulenza ai genitori e ai medici, il sostegno al bambino e alla sua famiglia, l’organizzazione di varie attività (ludiche, didattiche, ecc.) lo psicologo pediatrico fornisce un contributo importante per l’assistenza al bambino malato e ospedalizzato.

Gli interventi dello psicologo pediatrico vengono attuati basandosi su alcuni presupposti di base, come il coinvolgimento di tutte le figure professionali, il coinvolgimento della famiglia e dei caregiver, il curare il bambino preservando il suo mondo relazionale.

Un buon intervento di psicologia pediatrica può contribuire in maniera determinante a rendere la malattia del bambino meno disturbante e più sopportabile per il bambino stesso e per i suoi familiari.

Può anche contribuire ad aiutare i vari caregiver e i medici stessi ad affrontare in maniera più adeguata e più serena il loro lavoro a contatto con la malattia.

In alcuni ospedali italiani lo psicologo pediatrico è una figura professionale già presente, anche se spesso in forma precaria e saltuaria. Sarebbe auspicabile una maggiore presenza di tale figura professionale in tutti i reparti di pediatria degli ospedali ed anche una collaborazione tra tale figura e i pediatri di famiglia.

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ADHD: strategie compesatorie per disattenzione e iperattività

Nell’ambito della Psicologia dell’Infanzia, con il termine Disturbo da Deficit di Attenzione ed Iperattività ci si riferisce ad una difficoltà del bambino nel mantenere l’attenzione su quanto gli viene proposto e ad una serie di comportamenti che denotano impulsività.

Questi problemi, che si verificano in almeno due contesti di vita abituali come la famiglia, l’ambiente scolastico o lo spazio di gioco, derivano sostanzialmente dall’incapacità del bambino di regolare il proprio comportamento in funzione del trascorrere del tempo, degli obiettivi da raggiungere e delle richieste dell’ambiente.

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I bambini e la disattenzione

Nello specifico, il bambino caratterizzato da disattenzione fatica a rimanere concentrato su di uno stesso compito per un tempo sufficientemente prolungato e si lascia continuamente distrarre da qualsiasi stimolo anche di lieve entità.

Nell’ambito domestico i bambini, oltre ad essere caratterizzati da un ritmo sonno-veglia particolarmente irregolare, manifestano interessi molto variabili, si stancano facilmente nello svolgere le attività che gli vengono proposte e passano da un gioco all’altro senza prima averlo concluso.

Anche a scuola faticano a portare a termine le attività, appaiono sbadati e disorganizzati ed assolutamente incapaci di seguire le istruzioni fornite nell’ambito della didattica.

ADHD: strategie compesatorie per disattenzione e iperattività

Questi alunni presentano inoltre alcune difficoltà nell’ambito della memoria di lavoro ed una scarsa capacità di pianificazione e di problem solving che li inducono a sviluppare una percezione di sé come cattivo studente.

Bambini iperattivi

I bambini iperattivi manifestano un forte grado di impulsività che li induce a giocare in modo spericolato e rumoroso e a muoversi in continuazione ed in modo frenetico anche quando dovrebbero rimanere tranquilli.

Questi bambini faticano ad inibire i comportamenti inappropriati o a controllare l’espressione dei propri stati emotivi che avviene in modo poco controllato, quasi senza freni, spesso non appaiono in grado di attendere il proprio turno di parola ed intervengono nelle discussioni altrui in modo inopportuno, pur senza rendersene conto.

I genitori e gli insegnanti lamentano spesso una fatica nella loro capacità di riconoscere il pericolo, nel contenere reazioni aggressive o esplosioni di rabbia in risposta a stimoli di lieve entità ed una difficoltà nel tollerare il differimento della gratificazione, con la pretesa di poter soddisfare i propri bisogni nel momento stesso in cui questi emergono ed una volontà particolarmente impositiva.

Ad oggi, nell’ambito della neuropsichiatria, non esiste un parere unanime rispetto alle possibili cause sottese al disturbo, ma la stragrande maggioranza degli scienziati concorda nel presumere un malfunzionamento neurobiologico o di natura genetica che induce il soggetto a distrarsi con facilità e ad agire in modo impulsivo.

Come comportarsi con un bambino con ADHD?

ADHD: strategie compesatorie per disattenzione e iperattività

Queste difficoltà non devono essere interpretate come determinate della scarsa motivazione del bambino o come la conseguenza di un atteggiamento scontroso e maleducato, bensì come l’incapacità del soggetto, assolutamente indipendente dalla sua volontà, di essere rispondente alle richieste sociali.

Per queste ragioni il bambino che presenta un disturbo di questo genere non deve essere punito con la riduzione delle attività piacevoli che implicano movimento o con l’esecuzione di richieste di attenzione ulteriore.

Nell’ambito della scuola e della didattica è importante cercare di eliminare tutte le possibili fonti di distrazione, predisponendo un ambiente tranquillo e privo di iper-stimolazioni; mantenere il contatto oculare nel corso delle spiegazioni per accertare il livello di attenzione ed incentivare l’interesse; interagire frequentemente con il soggetto sia a livello verbale che a livello fisico; consentire all’alunno di concordare delle pause di breve durata durante l’esecuzione dei compiti più impegnativi.

Nel corso delle spiegazioni è importante che l’adulto fornisca consegne brevi e semplici e che si assicuri siano state adeguatamente comprese.

In molti casi può essere opportuno supportare il ragazzo nella comprensione delle istruzioni di lavoro o di alcuni contenuti didattici aiutandolo ad individuarne le parti importanti e a focalizzarsi solo su queste.

Altrettanto utile appare la chiara definizione dei tempi di lavoro e la suddivisione delle attività in piccole parti.

Per quanto riguarda l’intervento terapeutico da attuare anche nell’ambito del contesto familiare, i trattamenti di natura cognitiva e comportamentale sembrano essere i più efficaci.

Questi consistono nell’insegnare ai genitori dei bambini in oggetto o agli stessi ragazzi a ridurre gli atteggiamenti negativi e ad incrementare quelli positivi pianificando ed acquisendo delle opportune conseguenze sia ai comportamenti problematici che a quelli attesi.

Ecco quindi che un obiettivo generale può essere suddiviso in una serie di piccoli step ben strutturati che implicano premi e riconoscimenti affettivi nel momento stesso in cui vengono raggiunti.

Il bambino viene inoltre abituato ad acquisire una sorta di dialogo interno che lo guidi nella soluzione delle situazioni problematiche e che lo stimoli a riconoscere il problema, generare soluzioni alternative, valutare l’efficacia di ciascuna soluzione, pianificare le procedure di risoluzione e valutare la qualità del risultato ottenuto.

Per i bambini che presentano questo tipo di difficoltà sembra essere estremamente importante riuscire a stabilire delle attività programmate e di routine, possibilmente il meno destrutturate possibili anche in termini di spazi, materiali e tempi, definire con chiarezza le eventuali consegne di lavoro, ma anche le regole del vivere civile che devono essere semplici, ben definite e di effettiva attuazione.

Molto importanti risultano essere tutte quelle attività che aiutano il bambino ad ampliare le proprie capacità di previsione e che consentono al genitore di individuare gli eventuali nessi causali ed i segnali anticipatori dei comportamenti dirompenti, al fine di prevederli, prevenirli o meglio contenerli.

Veronica Tresoldi per Psicologia 24

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Dislessia e Disturbi dell'Apprendimento nel bambino la valutazione del rischio a 5 anni aiuta a prevenirli

Un recente studio scientifico condotto dal CIRDA – Centro Interdisciplinare di Ricerca sui Disturbi dell’Apprendimento in collaborazione con l’Istituto Galton ha mostrato che l’intervento precoce, all’età di 5 anni, di valutazione dei prerequisiti dell’apprendimento consente di individuare in maniera molto attendibile quali bambini sono a rischio di sviluppare un Disturbo dell’Apprendimento (dislessia, disgrafia, discalculia) a 7 o 8 anni.

L’individuazione precoce del rischio consente di attuare degli interventi di potenziamento dei prerequisiti dell’apprendimento e quindi di prevenire parte delle conseguenze negative della dislessia, della disgrafia e della discalculia.

Sembrano essere molto importanti quindi i piani attuativi di screening del rischio dei disturbi dell’apprendimento da realizzare nell’ultimo anno della scuola dell’infanzia, o al massimo nel primo anno della scuola primaria.

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La biblioterapia come coadiuvante nel trattamento dei disturbi psicologici nei bambini

La biblioterapia può essere un utile coadiuvante nel trattamento di alcuni disturbi psicologici nei bambini.

Con il termine biblioterapia si definisce un tipo di intervento psicologico che utilizza i libri come strumento per facilitare, nel soggetto che li legge, cambiamenti comportamentali, emotivi e cognitivi.

Per mettere in pratica questa tecnica di intervento si utilizzano testi specifici scritti da professionisti quali psicologi, psichiatri o neuropsichiatri infantili ed aventi specifiche caratteristiche narrative.

Nel caso dei disturbi psicologici dei bambini, la terapia con l’ausilio dei libri è utilizzata soprattutto come strumento d’intervento per il trattamento di ansia, fobie, aggressività e disturbi del comportamento, ed è usata spesso in sinergia con interventi psicologici di tipo cognitivo-comportamentale o psicodinamico.

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Libri per la biblioterapia: dove trovarli

La biblioterapia come coadiuvante nel trattamento dei disturbi psicologici nei bambini

Tra gli editori che pubblicano libri per la biblioterapia, uno dei più importanti è APA Books (la casa editrice dell’American Psychological Association).

Anche in Italia alcune case editrici specializzate in psicologia stanno cominciando a pubblicare libri che possano essere strumenti terapeutici.

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