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Cosa succede quando:

Quante volte sarà capitato a ciascuno di noi, di sentirci momentaneamente incapaci di pronunciare una parola, pur essendo essa a noi nota, ma di avere la sensazione di essere sul punto di pronunciarla?

Il fenomeno è universale, in quanto è ricorrente in tutte le lingue e riguarda soprattutto parole poco usate o non usate di recente, di cui si possono riuscire a pronunciare dei sinonimi, ma non la parola desiderata.

La sensazione comune è quella di conoscere diversi aspetti della parola e che a momenti si sia in grado di recuperarla tutta, iniziando per esempio dal suo suono o dalla sua lunghezza, dal numero di sillabe, dal fonema iniziale o finale, dal genere o dalla classe grammaticale.

Questo fenomeno viene descritto da chi lo sperimenta come una sensazione di lieve angoscia nel non riuscire a ricordare la parola, che poi si trasforma in sollievo, una volta recuperata.

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Memoria semantica e lessicale

Ci viene spiegato da diversi studiosi, tra cui da Alain Lieury, esperto di memoria, che essendo la memoria semantica più veloce da recuperare rispetto alla memoria lessicale, spesso può succedere che siamo in grado di recuperare un concetto ma non il suo nome.

La prima ricerca empirica è stata fatta dai ricercatori di Harvard Roger Brown e David McNeill, in cui i due studiosi volevano determinare se la sensazione di recupero imminente della parola decretasse effettivamente che essa stesse per venire pronunciata o se la sensazione di avere la parola sulla punta della lingua fosse semplicemente illusoria.

Gli studi sul verificarsi di questo fenomeno nelle persone adulte e anziane, sono stati effettuati somministrando loro domande-definizioni, a cui si doveva rispondere con uno specifico vocabolo.

È emerso cosi che il fenomeno della punta della lingua si verifica a tutte le età ma aumenta con l’invecchiamento.

Si manifesta infatti in media una volta a settimana nei giovani adulti, aumentando fino una volta al giorno negli anziani.

Questo accade perché quando non riusciamo a recuperare una parola, può avvenire che siano di interferenza altre parole collegate a quella target, e a questo sono più esposte le persone anziane, perché incontrano più difficoltà nell’inibire le informazioni irrilevanti e nell’isolare quelle che intendono recuperare dalla memoria.

Memoria ed invecchiamento

Questo dimostrerebbe che con l’avanzare dell’età la memoria non scompare, ma si modifica il funzionamento dei processi di selezione e di recupero delle informazioni.

Va sottolineato che questa forte correlazione di incidenza del fenomeno della punta della lingua con l’età più adulta, non va ricondotta necessariamente a demenze, perché spesso i fallimenti di recupero di parola, interessano tipi di parole diversi.

Nell’Alzheimer per esempio sono frequenti questi fallimenti nel recupero, ma normalmente quando si parla di avere una parola sulla punta della lingua, ci si riferisce a parole usate raramente, mentre in questo caso di demenza, spesso si prova difficoltà anche a ricordare le parole di uso quotidiano come per esempio cucchiaio o forchetta.

Niente panico dunque, se nel bel mezzo di un discorso, il suono per pronunciare la parola che abbiamo in mente proprio non ci viene, sicuramente arriverà all’improvviso facendoci sembrare assurdo il fatto che proprio non riuscivamo a ricordarlo!

Cristiana Faedda per Psicologia24

Una nuova tecnica per il trattamento di fobie, ricordi dolorosi e disturbo post-traumatico da stress

La prestigiosa e importante rivista scientifica Nature ha di recente avviato la pubblicazione di Nature Human Behavior, dedicata interamente a tematiche inerenti al comportamento umano e alla psicologia.

Nel numero inaugurale di Nature Human Behavior è stato pubblicato un articolo, di un gruppo di ricercatori dell’Università di Cambridge, in cui viene presentata una nuova tecnica per trattare le fobie, i ricordi dolorosi e il disturbo post-traumatico da stress – DPTS.

La tecnica, chiamata Decoded Neurofeedback si basa sull’uso di nuovi strumenti di brain scanning e consiste nel rilevare, per un determinato periodo di tempo, la complessa attività neuronale associata a specifiche paure o a specifici ricordi dolorosi e nel far seguire un rinforzo positivo ogniqualvolta tale attività neuronale viene rilevata nel paziente in trattamento.

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L’esperimento sul Decoded Neurodeedback

In un primo esperimento, condotto dal Prof. Ben Seymour e altri ricercatori dell’Università di Cambridge, l’uso della tecnica del Decoded Neurofeedback per un periodo di 3 giorni ha consentito di eliminare, in un gruppo di volontari che si sono sottoposti all’esperimento, la paura associata a un ricordo doloroso (una scossa elettrica che, con il consenso dei volontari, era stata somministrata ripetutamente dai ricercatori prima dell’inizio dell’esperimento).

Nuovi esperimenti saranno ora condotti dal Prof. Seymour e dai suoi colleghi, sia all’Università di Cambridge sia in altre Università che stanno collaborando alla ricerca, per verificare gli effetti della tecnica del Decoded Neurofeedback in pazienti con fobie e disturbo post-traumatico da stress.

Se i risultati saranno positivi, tale tecnica andrà ad affiancarsi alle altre tipologie di trattamento, comportamentali, psicodinamiche e farmacologiche attualmente esistenti.

Nuove scoperte sui disturbi dell’ apprendimento

Una recente ricerca scientifica condotta dal team di psicologi e neuropsichiatri infantili dell’Istituto Galton e del CIRDA – Centro Interdisciplinare di Ricerca sui Disturbi dell’Apprendimento ha mostrato che i bambini che ottengono un basso punteggio nel test PML (un test che misura una componente della memoria chiamata memoria di lavoro) manifestano difficoltà nell’apprendimento della lettura, della scrittura e del calcolo in misura significativamente maggiore rispetto ai bambini che ottengono punteggi più alti nello stesso test.

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Test PML e apprendimento

Il test PML può quindi essere utilizzato (insieme ad altri strumenti) per la valutazione e la diagnosi di dislessia, disgrafia e discalculia.

Può inoltre essere utilizzato come strumento per il trattamento dei deficit della memoria di lavoro connessi ai disturbi dell’apprendimento.

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