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L'utilizzo della Musicoterapia nel trattamento della depressione

La musica aiuta lo stato depressivo?

La musicoterapia è una forma di terapia non verbale che si basa sull’utilizzo della musica e dell’improvvisazione musicale, attraverso l’instaurarsi di una relazione che diviene importante per fornire supporto al paziente e creare un ambiente in cui si possa sentire libero di esprimersi e di agire.

Questo è uno dei motivi per cui la musicoterapia spesso viene utilizzata nel trattamento della depressione.

L’efficacia del mezzo musicale per la depressione è stata ampiamente riconosciuta. È stato osservato infatti che il trattamento musicoterapeutico comporta una riduzione dei sintomi persistenti del paziente depresso e aiuta a migliorare la qualità di vita quando associato a un trattamento di psicoterapia.

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Perché la musicoterapia ha un effetto sul paziente depresso?

Una delle spiegazioni deriva dagli aspetti non musicali della terapia, ovvero alcuni autori hanno dato importanza al fare attivo che si osserva in una seduta di musicoterapia, come ad esempio suonare gli strumenti con il musicoterapeuta.

Questa è una caratteristica della musicoterapia e un modo particolarmente efficace per i pazienti con depressione. Ma in cosa consiste questo fare attivo?

Cercheremo di comprendere meglio il fenomeno prendendo in considerazione tre aspetti che sembrano essere correlati tra loro: aspetto estetico, azione strumentale e relazionale.

Piacere e significato

In primo luogo, è ben riconosciuta la relazione tra una diagnosi di depressione e la mancanza di piacere e senso della vita che ne deriva.

La creazione di un significato dei sintomi e di una motivazione ad agire è uno degli obiettivi terapeutici che il paziente depresso deve affrontare in un percorso di psicoterapia, attraverso una modalità verbale, cioè con l’utilizzo delle parole.

L’esperienza estetica invece all’interno della musicoterapia sembra essere immediata. Nella musicoterapia infatti l’operatore porta la sua musicalità nell’incontro musicale sintonizzandosi con il suono prodotto dal paziente e con le preferenze musicali dello stesso.

Attraverso l’improvvisazione musicale si spinge il paziente a trovare assieme al musicoterapeuta un senso musicale, come se ci fosse un rapporto musicale che funge da supporto al paziente e gli permette di avere una potenziale catarsi che gli permette di entrare a contatto con se stesso.

La musica può essere triste o allegra, non importa. Ciò che è fondamentale è il mezzo musicale che permette al paziente di esprimere ciò che ha dentro, ma senza utilizzare parole.

È così che ciò che il paziente esprime assume un significato implicito, espresso appunto con la musica stessa.

L’azione

Il ruolo dell’azione nella seduta di musicoterapia assume un significato profondo: l’agire viene inteso come l’apprendimento della capacità di sentire se stessi e ascoltare l’altro alternandosi in uno scambio definito dialogo sonoro.

Così in maniera inconsapevole il paziente inizia a sintonizzarsi con l’altro attraverso il ritmo e la melodia.

Il battere i piedi su una canzone o il condividere uno stesso strumento o uno stesso ritmo permette al paziente di vivere un’esperienza condivisa nel qui ed ora che gli consente di vivere un forte senso di appartenenza a qualcosa di significativo.

L’essere parte attiva di un prodotto esteticamente bello e soprattutto personale permette al paziente di vivere un’esperienza nuova: esso si sente accolto nella sua essenza e si sente gratificato nel contribuire a un qualcosa che descrive chi è e cosa prova, con l’aiuto di qualcuno che lo accoglie e lo accetta per ciò che è, anche nelle sue fragilità.

La relazione

Infine la relazione stessa contribuisce a sviluppare nel paziente un’idea del sé e del sé con l’altro che gli consente di ricostruire la sua storia e di sperimentare il piacere di stare con gli altri e di poter fare qualcosa di buono per sé.

La musicoterapia utilizza il canale comunicativo musicale, cioè attraverso la musica e la comunicazione non verbale si veicolano significati ed emozioni che difficilmente riuscirebbero ad essere elaborati e restituiti in maniera verbale, soprattutto se di natura negativa e dolorosa.

Alcuni studi hanno documentato come la terapia musicale abbia migliorato le competenze comunicative ed interattive dei pazienti con depressione e abbiamo ridotto i sintomi depressivi in questo senso.

Senso pratico del trattamento

La musicoterapia agisce a livello comunicativo, come forma di espressione che non utilizza le parole ma un linguaggio spontaneo.

Agisce poi anche a livello emotivo e il suono e l’armonia divengono fonte di appagamento con cui superare gli stati di tensione.

Con la musicoterapia si cerca di produrre effetti benefici per la salute attraverso un’attività corporeo-sonoro-musicale che, sviluppando una relazione non verbale tra il terapeuta e la persona, favorisce l’espressione e l’integrazione fisica, psicologica ed emotiva.

In particolare, essa è in grado di alleviare la tensione e lo stress e di ridurre la quantità di idrocortisone, l’ormone che ne è responsabile.

La musica sembra essere una forte alleata contro l’ansia, perché sembra essere in grado di regolare il numero dei battiti del cuore e di ridurre la pressione arteriosa, producendo endorfine e fungendo così come una sorta di antidolorifico naturale.

Le emozioni, infatti, si manifestano anche attraverso l’intonazione della voce e la musicoterapia ha la funzione di saperle cogliere e trasformarle in energia positiva.

Il disagio psichico comporta delle difficoltà nel comunicare con gli altri, ma attraverso le note possono emergere più facilmente emozioni e sensazioni che in modo diverso sarebbero indecifrabili.

Il forte coinvolgimento emotivo che deriva dalla produzione e/o dall’ascolto musicale permette di lasciarsi andare a fantasie e ricordi, di imparare a descriverli, magari anche cantando, e consente di interpretare le sensazioni corporee e le impressioni ricevute dallo scambio musicale.

La musica come aiuto

La musica quindi non è semplicemente una stimolazione che produce una risposta. La musica offre ciò che viene definita affordance ovvero un’opportunità per il paziente sia di condivisione interpersonale che un’attività piacevole.

La partecipazione condivisa assume significato per il paziente stesso: potrebbe essere proprio questo il motivo per cui i pazienti depressi sembrano trarre beneficio dal trattamento musicoterapeutico.

Gli studi clinici si concentrano inevitabilmente sui risultati degli interventi piuttosto che sul processo attraverso il quale questi risultati possono essere raggiunti. Tuttavia la musicoterapia sembra confermarsi un utile mezzo di supporto tra una gamma di interventi possibili al trattamento della depressione.

Aurora Merciaro per Psicologia24

Musica e disturbi del linguaggio prospettive e tecniche d’intervento

La musica, come il linguaggio, è un’attività esclusivamente umana.

È una forma di comunicazione, ha valore simbolico e spesso è definita un mezzo di comunicazione universale per il fatto che è una capacità innata, comprensibile a tutti e che appartiene ad ogni essere umano.

Tuttavia la musica è un’attività legata anche all’apprendimento, si pensi alla pratica dello strumento musicale.

Diversi fattori hanno reso difficile la comprensione della relazione tra musica e linguaggio, soprattutto nei bambini.

In primis per le definizioni eccessivamente restrittive della musica che hanno imposto delle ipotesi fatte sugli adulti e riportate direttamente sui bambini.

In secondo luogo, la musica e il linguaggio sono spesso stati trattati come sistemi in gran parte indipendenti la cui convergenza dipendeva da fattori quali ad esempio la formazione musicale.

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Il Disturbo Specifico del Linguaggio e la musica

Un disturbo del linguaggio che può riflettere un problema di fondo con l’udito musicale è il Disturbo Specifico del Linguaggio – DSL.

Il DSL è un disturbo dell’infanzia comune che risulta in difficoltà di comprensione e/o di utilizzo del linguaggio, nonostante ci sia un’intelligenza normale e un ambiente di apprendimento sufficiente, assenza di deficit uditivi o problemi di tipo psicopatologico.

Dove non trattate, queste difficoltà di linguaggio hanno implicazioni di vasta portata su altri aspetti dello sviluppo del bambino, come il successo scolastico, sociale, comportamentale ed emozionale.

Le difficoltà di linguaggio dimostrate dai bambini con DSL possono presentarsi in diversi domini del linguaggio a livello della struttura delle frasi (sintassi), nella struttura delle parole (morfologia), nel significato delle parole (semantica) e nell’organizzazione dei suoni per formare le parole (fonologia) nonché nell’utilizzo del linguaggio a livello sociale (pragmatica).

Anche se i bambini con DSL rappresentano una popolazione eterogenea, una caratteristica peculiare è la loro particolare difficoltà nell’area della sintassi e della morfologia.

Molti bambini dislessici hanno difficoltà a parlare a tempo con un metronomo, a percepire un ritmo e a percepire un tempo.

È tuttavia interessante notare che per alcuni dislessici la lettura musicale può risultare più semplice di quella delle parole, mentre per altri accade il contrario.

Come nella dislessia i bambini che sviluppano un Disturbo Specifico del Linguaggio hanno difficoltà nell’elaborazione e nella discriminazione dei contrasti di tempo (Corriveau et al., 2007).

Un bambino con DSL sembra mostrare una ridotta sensibilità alla durata dei suoni, già visibile a 2 mesi di età, (Friedrich et al., 2004; Corriveau et al., 2007) e ha principalmente un deficit di elaborazione sintattica che si estende anche alla sintassi musicale (Jentschke et al. ,2008).

Molti deficit di apprendimento linguistico sembrano essere legati a deficit dell’elaborazione degli stimoli uditivi in ingresso (musicali – sonori).

Questa definizione più ampia del disturbo può aiutare a sviluppare e a sostenere varie tipologie di intervento attraverso la musica, o meglio attraverso la musicoterapia.

In che modo la musica influisce sul linguaggio?

Musica e disturbi del linguaggio prospettive e tecniche d’intervento

Uno degli scopi delle strategie d’intervento su sintassi e morfologia per l’acquisizione del linguaggio è aumentare la salienza delle caratteristiche morfo-sintattiche.

Questo approccio è influenzato dalle teorie che suggeriscono che le difficoltà di linguaggio dimostrate dai bambini con DSL siano dovute a competenze di elaborazione uditiva molto povere.

L’aumento della salienza delle caratteristiche morfo-sintattiche è stato ipotizzato che possa ridurre la domanda di elaborazione cognitiva, che a sua volta porta il bambino a porre più enfasi sull’apprendimento del linguaggio.

Modificando gli elementi prosodici del linguaggio, come rendere le caratteristiche delle parole più lunghe o più lente, o produrre parole con una dinamica più variabile, può aumentarne la salienza.

L’effettivo ruolo della modificazione della prosodia nell’apprendimento di nuove parole è stato già ampiamente dimostrato con i bambini con DSL.

La modificazione degli elementi prosodici del linguaggio è esagerata nelle canzoni – che in sostanza sono una combinazione di linguaggio, melodia e ritmo.

L’aggiunta della melodia e del ritmo può fornire un aumento naturale della salienza delle caratteristiche specifiche del linguaggio.

Diversi studi con varie popolazioni hanno comparato gli effetti delle canzoni rispetto al parlato durante la presentazione di stimoli consistenti in apprendimento di parole, produzione verbale e di testi scritti.

Questi studi hanno fornito indicazioni positive sull’utilizzo della canzone per la riabilitazione e l’apprendimento del linguaggio. La melodia e il ritmo costituiscono così due componenti principali della musica utilizzati come mezzo di riabilitazione/rieducazione.

Il disturbo specifico del linguaggio è stato descritto da alcuni, come abbiamo visto prima, attraverso un deficit di elaborazione, ovvero i bambini mostrano difficoltà di percezione, di mantenimento, di interpretazione e di integrazione dell’input uditivo (Leonard & Weber-Fox, 2012).

Quindi è possibile che l’aggiunta dell’indizio musicale fornito attraverso il ritmo e la melodia possa ridurre la richiesta cognitiva per l’elaborazione dei segnali uditivi, così che i bambini possano focalizzarsi sull’apprendimento del linguaggio.

I modelli ritmici del linguaggio che sono esagerati nella canzone faciliterebbero e intensificherebbero la percezione e l’apprendimento del linguaggio.

Uno studio di Schon (2016) e colleghi ha dimostrato che durante l’apprendimento di una nuova lingua, gli indizi melodici e ritmici assistono i partecipanti nel riconoscere i contorni delle parole e quindi essi apprendono nuove parole con più facilità rispetto ai partecipanti a cui vengono presentate solo sequenze di parlato.

Questo fatto continua a fornire una prova evidente di come ci siano elementi della canzone che possano essere efficaci nell’intervento sul linguaggio per i bambini con DSL, che presentano problemi di elaborazione.

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Il ritmo

Risultati da studi di elettroencefalografia – EEG suggeriscono che il ritmo, in particolare il metro musicale nella canzone che si allinea con gli accenti linguistici, migliora la comprensione dei testi attraverso la sincronizzazione dell’attività neurale con le sillabe forti (Gordon, 2011).

Questo fatto fornisce una prima evidenza neurologica per l’abilità del ritmo nel facilitare l’apprendimento e il richiamo dei testi delle canzoni.

È anche in linea con le ipotesi che suggeriscono che il ritmo inerente alla canzone fornisca una struttura metrico-temporale che permette di raggruppare a livello percettivo e di suddividere le informazioni in unità più maneggevoli a livello cognitivo, tanto da facilitarne il richiamo in memoria.

Le canzoni

Per cui sembra chiaro che l’apprendimento linguistico sia molto facilitato dall’utilizzo delle canzoncine influendo sia a livello ritmico che melodico.

La presenza di contorni ritmici può migliorare la discriminazione fonologica, dal momento che il cambiamento delle sillabe è spesso accompagnato da un cambiamento di intonazione, e accentuazione.

Inoltre la strutturazione costante degli aspetti musicali e linguistici ottimizza il funzionamento dei meccanismi di apprendimento: è più semplice imparare il testo di una canzone cantandola che solo parlando.

Se dovessimo prendere in considerazione che la musica è simile alla prosodia, questi risultati sarebbero in linea con gli studi che dimostrano come la prosodia sia fondamentale per la segmentazione del linguaggio.

Al di là degli studi scientifici che supportano il ruolo della canzone nel facilitare il linguaggio, la canzone è uno stimolo piacevole per i bambini, che fornisce loro un contesto in cui possono apprendere meglio.

Poiché la canzone è piacevole e motivante, essa permette al bambino di fare pratica attraverso la ripetizione senza il senso di un’esercitazione monotona. Questa ripetizione è cruciale nell’intervento linguistico.

L’utilizzo di ripetizioni e routine familiari durante l’apprendimento del linguaggio è anche influenzato dall’idea di assegnare le risorse, cioè quando le sequenze vengono ripetute è dato per certo che i bambini possano ridurre la quantità di risorse assegnate alla comprensione e si possano focalizzare maggiormente sull’apprendimento.

L’utilizzo della musicoterapia nei disturbi del linguaggio

Musica e disturbi del linguaggio prospettive e tecniche d’intervento

La musica è un mezzo attrattivo, appetibile, accessibile che incoraggia e motiva i bambini a comunicare in maniera più intensa, più efficiente e confidenziale.

Nel momento in cui i bambini cominciano ad esplorare la loro voce, essi scoprono la loro forza nel creare i suoni che emergono da loro stessi e infatti la musica e la voce umana aiutano a liberare l’espressione di sé.

La prosodia, ripetiamo l’elemento musicale dell’espressività vocale, è ritenuta essere il contributo fondamentale e l’aspetto principale dello sviluppo del linguaggio nell’infanzia e durante la vita.

La musicoterapia può effettivamente sviluppare le abilità ritmiche e prosodiche quando sono deficitarie, consentendo in tale direzione una maggiore efficienza della memoria di lavoro per l’elaborazione e la comprensione del linguaggio (Grosz et al., 2010).

La ricerca indica che il musicoterapeuta può implementare le strategie e le tecniche per soddisfare i bisogni comunicativi del bambino.

Grosz (2010) parla di un approccio individualizzato, particolarmente inerente all’improvvisazione che incorpora e riflette l’espressione musicale e vocale di ogni bambino.

Nella pratica musicoterapeutica si parla semplicemente di improvvisazione creativa seppur finalizzata: l’idea è quella di elicitare le risposte dell’altro in modo da portarlo a vocalizzare, a crescere e a rispecchiare diversi modelli ritmici e melodici.

Vengono di seguito riportati esempi pratici di come possono essere utilizzati gli strumenti all’interno di un lavoro di musicoterapia sullo sviluppo del linguaggio

Quando i bambini suonano uno strumento favorito o uno strumento che comunque li motivano a comunicare, i bambini sono coinvolti e contribuiscono da soli al miglioramento delle loro capacità linguistiche, nonché anche dell’attività senso-motoria.

I bambini sono molto interessati e motivati agli strumenti che creano suoni di animali, ad esempio un guiro può rappresentare il verso di una rana.

Questi strumenti forniscono uno stimolo a suonare e a creare i suoni degli animali. Un altro modo è utilizzare degli shakers di diversa forma come se fossero dei frutti, ad esempio una mela, una banana o un’arancia.

Questo utilizzo permette di poter sfruttare canzoni che supportino l’attività del mangiare (quindi le azioni di routine), ma anche la scelta e l’utilizzo di nomi che aiutino la categorizzazione attraverso il gioco.

Ancora gli strumenti a fiato possono risultare molto utili per sviluppare la chiusura delle labbra, il tono muscolare orale e la coordinazione del flusso d’aria.

Inoltre l’esplorazione libera dello strumento facilita anche la vocalizzazione e l’eccessiva salivazione. Il potenziale di poter evocare attraverso l’attività strumentale e vocale questi effetti include la possibilità di dare luogo a un gioco creativo, spontaneo, centrato sul bambino e collaborativo.

La musicoterapia come terapia di supporto al linguaggio

Sembra evidente come la terapia musicale sia funzionale alle qualità musicali e prosodiche, nonché allo sviluppo del linguaggio.

Durante le sessioni di musicoterapia i bambini sembrano accedere al proprio potenziale e sono anche in grado di adattarsi ad un altro ambiente così come alle nuove situazioni come ad esempio l’utilizzo di proposte musicali simboliche d’immaginazione, l’uso di canzoni con temi di fantasia o del gioco con i suoni.

Il miglioramento delle capacità cognitive sembra poi avere un risvolto anche sui modelli d’azione che sembrano più coordinati e integrati tra loro.

L’integrazione del pensiero e quindi dell’azione richiede necessariamente una significativa capacità cognitiva. La musicoterapia può potenziare tali risorse e promuovere questa integrazione tra il pensare e il fare.

Le sequenze ripetitive e l’utilizzo di pause e interruzioni alla fine di ogni frase di canzoni familiari possono motivare il bambino ad anticipare e contribuire a terminarle, mentre le canzoni create di persona, con l’immaginazione e la fantasia, possono evocare un senso di identità musicale e appartenenza personale.

I terapisti del linguaggio e i musicoterapeuti devono sviluppare approcci sistematici insieme, in un contesto multidisciplinare e di lavoro collaborativo.

Condividendo gli obiettivi e lavorando insieme sull’intensità e la velocità del linguaggio, nonché su l’intelligibilità, musicoterapia e logopedia possono creare un processo terapeutico flessibile ed efficace, ma soprattutto ideale per i bambini con disturbi del linguaggio.

Aurora Merciaro per Psicologia24

Fonti:

Awareness of rhythm patterns in speech and music in children with specific language impairments

Musical Rhythm discrimination explains individual differences in grammar skills in children

Songs as an aid for language acquisition

Short and long term rhythmic interventions: perspectives for language rehabilitation

An fMRI study of music sight-reading

Processing prosodic and musical patterns: a neuropsychological investigation

Music, Language and the Brain

Dislexia, Temporal processing and music: the potential of music as an early learning aid for dyslexic children

Musical Rhythm and Language Development

Effects of music therapy in the treatment of children with delayed speech development – results of a pilot study

Cos’è la musicoterapia e perché la musica ci fa bene

La musica è apprezzata e riconosciuta da tutti come fonte di benessere e piacevolezza.

L’idea della musica utilizzata a scopi terapeutici sembra così affascinante quanto ovvia, tuttavia l’unione delle due parole musica e terapia genera spesso grande confusione e i campi di applicazione divengono improvvisamente vasti e indefiniti.

Ecco che allora diviene importante definire cosa intendiamo per musicoterapia con una definizione accettata e condivisa da tutti coloro che operano in questo campo:

La musicoterapia è l’uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia) in un processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione, l’apprendimento, la motricità, l’espressione, l’organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici al fine di soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive. Essa mira a sviluppare le funzioni potenziali e/o residue dell’individuo in modo tale che questi possa meglio realizzare l’integrazione intra- e inter-personale e di conseguenza migliorare la qualità della vita grazie a un processo preventivo, riabilitativo o terapeutico.

La musicoterapia, essendo a tutti gli effetti un trattamento di tipo educativo e riabilitativo, comporta che la sua definizione sia un importante strumento per chi entra in contatto con essa.

Tracciando i limiti di ricerca e di applicazione, in quanto non tutte le pratiche e le tecniche sono utilizzabili per tutti, le diverse definizioni stabiliscono soprattutto l’identità professionale del musicoterapeuta, il suo profilo di lavoro.
La musica è il mezzo che viene utilizzato in questa terapia. Essa è fonte di espressione, di condivisione, di sostegno e contenimento delle emozioni, dei pensieri che non sempre vengono espressi verbalmente all’interno di un incontro di musicoterapia.

Questi pensieri vengono trasformati in suoni attraverso gli strumenti musicali e/o la voce.

Prendiamo in considerazione i diversi concetti compresi nella musicoterapia, che fanno capo sia al concetto di musica che all’aspetto della terapia.

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Musica e arteterapia

Prima di tutto la musicoterapia è un’arteterapia. Cosa significa?

Significa esprimere artisticamente, cioè con mezzi quali la pittura, la musica, la scultura, la danza e il movimento tutti i pensieri, i vissuti e le emozioni ad essi legati per elaborare le sensazioni che non si riescono a far emergere con le semplici parole (comunicazione verbale) nei contesti di vita quotidiana.

L’arte non si può insegnare, ma viene creata. In ogni momento, in ogni incontro, in ogni istante ognuno di noi può apportare qualcosa di nuovo nell’incontro con un musicoterapeuta. Che sia un semplice suono, una nuova canzone o un nuovo strumento la creatività consente di essere libero dagli schemi, di improvvisare, di arricchire con l’armonia e i colori un momento musicale e di varcare i confini dell’usuale attraverso l’inibizione. E’ in questo che la musicoterapia diviene un mezzo di crescita e conoscenza basato sull’individualità e la soggettività, nonché sulla bellezza.

Cos’è la musicoterapia e perché la musica ci fa bene

In che modo la musica agisce?

La musica diviene terapeutica grazie al fatto che nell’incontro con l’altro ci permette di dare vita alla nostra identità sonora, definita in questo campo come ISO (Identità Sonora, per l’appunto).

Ognuno di noi ha un ISO personale, come una nostra biografia. Come la memoria di eventi, persone, emozioni, profumi e voci anche l’ISO è la storia dei nostri suoni, di quei suoni che aprono in noi ricordi, pensieri, sensazioni e consapevolezze per essere altro.

Il terapeuta in un incontro di musicoterapia mette in gioco la sua identità e cerca di accogliere quella del paziente in un gioco dinamico dove la musica diviene l’intermediario della loro comunicazione.

Un intermediario che favorisce il passaggio delle energie sonore e musicali di due entità all’interno di una comunicazione intenzionale, pregna di significati emotivi e personali, che rende il canale comunicativo nuovo ma unificato.

Musicoterapia non è solo fare musica

Come il medico deve specializzarsi in dati campi della medicina e ha necessità di acquisire specifiche competenze per poter operare nel suo campo di scelta, fondendo tutta una serie di discipline e conoscenze, anche il musicoterapeuta deve acquisire competenze diverse da quelle musicali.

Infatti la musicoterapia si caratterizza per la sua natura transdisciplinare assorbendo i suoi principi e le sue modalità di intervento da diversi campi di applicazione. Vediamoli insieme.

Tra le competenze musicali è compresa la psicologia musicale, che intesa come scienza psicodinamica della musica, indica la definizione degli aspetti psicologici e i loro risvolti in un processo relazionale terapeutico a tutti gli effetti. Tali aspetti consentono di valutare quelle risposte psicologiche e comportamentali che vengono fuori dal processo d’intervento per vedere se possono essere comprese in campo patologico e di che entità sono.

C’è poi la etnomusicologia intesa come lo studio degli strumenti e del loro uso in epoche preesistenti rispetto a quelle nostre; ciò ci porta alla scelta di strumenti di natura etnica che abbiano dei riflessi psicodinamici, come ad esempio le differenze tra gli strumenti con pelle sintetica e pelle animale nel contatto tattile o nella capacità di vibrare e i loro risvolti psicodinamici.

Bisogna poi considerare la presenza della musica popolare, comune a tutti, nel background musicale del destinatario della musicoterapia.

Importante si rivela anche la conoscenza di una letteratura musicale infantile che consiste nell’insieme di filastrocche e ritornelli presenti nella crescita del bambino: ad esempio le ninna nanna o le canzoni di cartoni animati.

La psicoacustica e la biologia della musica sono ulteriori campi di competenza che il musicoterapeuta deve avere oltre alle semplici competenze musicali, alla teoria musicale e alla pratica strumentale, che sono la base del suo lavoro.

Dell’area medica questa professione considera le teorie e le scienze tecniche della psicologia generale, della psicopatologia e della psicoterapia, spesso integrandosi con esse.

Include poi applicazioni di anatomia considerata più come anatomo-fisiologia, cioè come analisi di quegli organi e dei loro rispettivi processi biologici che concorrono alla percezione e alla restituzione del suono.

Anche lo studio dell’espressione corporea come riflesso della struttura mentale ed emozionale, e del non verbale, la gestualità, è molto importante per poter comprendere come il paziente esprime le sue emozioni durante la seduta, come è espresso il non detto.

Interessante in questo caso è sottolineare la differenza tra il non verbale ed il canto. Vi possono essere a volte pazienti incapaci di verbalizzare, cioè che non sono in grado di raccontare vissuti del quotidiano che li riguardano.

Se quel paziente è sottoposto a sedute di musicoterapia e quest’ultima riesce a farlo sentire accolto e ad aprirsi egli è in grado di verbalizzare in canto i suoi vissuti.

La verbalizzazione in questo caso è una conseguenza, un effetto del viaggio sonoro che vive in quel momento ed il canto diventa un elemento energetico che lo aiuta a dare una forma artistica al suo esprimersi, al suo atto di verbalizzare.

In ogni verbalizzazione c’è una componente emotiva e riflessiva che nel paziente può rivelarsi un grande ostacolo. Quante volte tornati da una giornata pesante a lavoro cantiamo a squarciagola con il nostro cantante preferito alla radio e ci sentiamo subito meglio? Ecco questo è uno dei tanti effetti della musica che vengono sfruttati a fini terapeutici, ma non è lo scopo della musicoterapia.

Quindi la musicoterapia ci fa bene solo grazie alla musica?

La risposta è no. La musicoterapia consente di avere uno spazio totalmente libero in cui esprimere tutto ciò che abbiamo dentro, ma soprattutto il bisogno di essere accolto, compreso e accompagnato dall’altro verso qualche obiettivo.

Come ogni terapia di carattere psicologico, non è semplicemente l’armonizzazione di un disagio o il trattamento di un disturbo ad essere lo scopo dell’incontro con un il terapeuta. A volte anche il semplice malessere o la ricerca di se stessi richiede un percorso che deve essere affrontato con le giuste competenze e il giusto carico emotivo.

Il musicoterapeuta può accompagnare il paziente in questo grazie alle sue competenze psico-pedagogiche o riabilitative, ma anche grazie al mezzo con cui lo fa: la musica.

La musica consente di avere un mezzo comunicativo nuovo, piacevole e interessante che per un attimo ti fa dimenticare dove sei e ti aiuta ad entrare in contatto con le parti più profonde di te.

Aurora Merciaro per Psicologia24

Fonti:

K.E. Bruscia – Definire la Musicoterapia
R. Benenzon – Manuale di Musicoterapia
American Musicteraphy Association

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Autismo ragionamento fluido ed abilità cognitive

I bambini autistici presentano importanti deficit nella comunicazione e nell’interazione sociale, con una marcata assenza di reciprocità emotiva e di condivisione affettiva.

Non bisogna però dare per scontato l’assunto che un programma riabilitativo per l’autismo basato proprio sulla corporeità e la relazionalità possa contribuire ad incrementare non solo l’intelligenza fluida dei soggetti a questo sottoposti ed il loro livello cognitivo generale, ma anche ridurre la severità stessa del disturbo.

E’ ciò che ha provato sperimentalmente e descritto in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Psychological Reports la Dott.ssa Magda di Renzo, psicoterapeuta dell’età evolutiva e responsabile del servizio terapie dell’Istituto di Ortofonologia di Roma.

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Il Progetto Tartaruga

Nello specifico l’autrice ha cercato di dimostrare l’efficacia del Progetto Tartaruga, che parte dall’assunto per il quale le componenti affettive e cognitive di cui il bambino fa esperienza sono strettamente interrelate ed il linguaggio e l’intelligenza, così come le competenze emotive e sociali, si acquisiscono attraverso le relazioni e gli scambi affettivi.

Concretamente il progetto, che mira ad attribuire un significato agli atteggiamenti del bambino e a sintonizzare le cure parentali con i suoi bisogni più autentici, si struttura sulla base di una serie di attività ambulatoriali e domiciliari, interventi educativi, sessioni di psicoterapia, psicomotricità e musicoterapia, riabilitazione neurocognitiva e laboratori di natura linguistica.

L’obiettivo è quello di incrementare le abilità di ragionamento fluido dei soggetti a questo sottoposti in base all’assunto per il quale un miglioramento in questo senso potrebbe essere associato ad una riduzione significativa non solo delle eventuali difficoltà cognitive che spesso accompagnano la patologia autistica, ma anche della severità della sintomatologia stessa.

Autismo: ragionamento fluido ed abilità cognitive

In effetti la ricerca condotta dimostra che i bambini precocemente sottoposti a questo programma di trattamento, quando si approcciano al Test Leiter-R (che fornisce una misura dell’intelligenza fluida, del ragionamento non verbale, delle abilità visive, della memoria spaziale e dell’attenzione), ottengono un punteggio significativamente superiore rispetto a coloro che non hanno usufruito della proposta terapeutica: ciò indica un incremento progressivo del parametro correlato all’intelligenza fluida nel corso del trattamento stesso.

Anche per quanto riguarda le abilità cognitive generali, misurate attraverso il parametro del Quoziente Intellettivo, la ricerca dimostra che questo valore si incrementa in misura rilevante nel corso dei quattro anni di trattamento e che tale crescita appare superiore nei soggetti più piccoli, di età compresa tra i 2,5 ed i 5 anni, rispetto a quelli più grandi.

Sulla base di queste evidenze e delle successive analisi statistiche si può dunque dedurre un intervento basato sulla relazione potrebbe incrementare le competenze cognitive future del bambino e che le abilità di ragionamento fluido possono essere considerate come un buon indice predittivo del futuro sviluppo cognitivo del bambino affetto da autismo, indipendentemente dal livello intellettivo di base e dalla severità della sintomatologia autistica.

Probabilmente il risultato più sorprendente è che l’autrice ravvisa una correlazione significativa anche tra le abilità cognitive generali e la fenomenologia della sindrome autistica.

Sottoposti al test Autism Diagnostic Observation Schedule (che fornisce una valutazione nel merito delle abilità di comunicazione e di interazione sociale, la capacità di utilizzare gli oggetti in modo funzionale, i comportamenti stereotipati e la ristrettezza degli interessi) i bambini che hanno avuto modo di ampliare le proprie competenze cognitive mostrano infatti una netta riduzione della severità del loro disturbo.

Ciò indica che, come è stato provato dalle analisi statistiche, il ragionamento fluido può avere un ruolo di rilievo nel cambiamento della sintomatologia autistica, portando addirittura ad una revisione della diagnosi che potrebbe migrare da un disturbo autistico ad un maggiormente circoscritto spettro autistico oppure dallo spettro autistico ad uno stato non propriamente patologico.

La ricerca dimostra dunque che l’unica variabile in grado di determinare una riduzione della sintomatologia autistica al test ADOS è il parametro dell’intelligenza non condizionata dagli apprendimenti verbali e che in questo processo non hanno alcun tipo di ruolo altre fattori come il sesso, l’età e le condizioni socio-economiche della famiglia di appartenenza.

Questa evidenza appare in linea con il presupposto di base precocemente esplicitato, in base al quale il linguaggio e l’intelligenza, così come le competenze emotive e sociali, si acquisiscono attraverso le relazioni e gli scambi affettivi.

Veronica Tresoldi per Psicologia 24

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