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Sul narcisismo: Eco, Narciso e il loro rapporto complementare

È diventato un tema pop, entrato nelle conversazioni più comuni, nel vocabolario di tutti i giorni.

Il narcisista gode di una discreta notorietà e anche di consenso nella nostra cultura ed è protagonista nei social network.

L’essere egocentrici, vanitosi, spietati, arroganti, megalomani, in molti contesti come quello mediatico ma anche aziendale, non dispiace.

Anzi.

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Pregio o disturbo?

Persino il dibattito scientifico su ciò che è sano e patologico in questo senso è stato controverso.

Non molto tempo fa infatti la psichiatria ha avuto qualche perplessità su chi si ama troppo, prima escludendolo poi riaccettandolo nella classificazione dei disturbi di personalità.

C’è in effetti confusione sul concetto. Perché il disturbo di personalità, delineato psichiatricamente, è qualcosa di completamente diverso dall’avere tratti narcisistici o dall’essere egoista.

Come disturbo vero e proprio si stima che ne soffra circa l’uno per cento della popolazione, soprattutto maschile, sebbene il numero di individui che mostra significativi tratti narcisistici sembri essere un’ampia percentuale della popolazione generale. E’ una condizione mentale inoltre che risulta in aumento.

Il narcisismo può essere pensato come un continuum al cui estremo si trovano autoesaltazione e autoaffermazione, arroganza, tendenza allo sfruttamento interpersonale e dall’altro insicurezze paralizzanti e bassa autostima.

Per dire che è disfunzionale ma anche adattivo, una certa dose è necessaria per amare se stessi e gli altri.

L’essenza di Narciso

Siamo più in confidenza però con il Narciso pieno di sé, la cui storia ci arriva dall’Antica Grecia.

Il giovane innamorato della propria immagine riflessa, che muore per l’incapacità di distaccarsene e che interpreta un tipo di personalità incapace di saper stare in relazioni profonde.

Il suo dramma infatti è l’incapacità di provare empatia.

Anche se recentemente questo aspetto è stato contestato da uno studio statunitense che ha dimostrato possibile per il narcisista, se supportato da indicazioni comportamentali, di assumere la prospettiva dell’altro, di fondo resta la sua incapacità di intimità.

Narciso affascina, incontra, piace. È carismatico, eccezionale, fantasioso, accomodante, ma nelle relazioni sentimentali è pericoloso, ferisce e fa male.

Seduce, ti mette su un piedistallo, ma solo perché ha bisogno di una superficie che lo rifletta.

E’ facile essere ingannati, cadere nel suo incantesimo. Innamorarsene.

Per poi rendersi conto però di avere a che fare con una persona lontana dalla sua entusiasmante versione iniziale.

Intensità, passione, sentimenti sono in poco tempo lavati via. Si resta soli nella relazione

Perché stiamo accanto a qualcuno che sembra stare in un involucro di plastica, insensibile ai nostri sentimenti, dolori, emozioni. Ad eccezione della rabbia, nega qualunque disagio.

Un partner che ci addossa la colpa per tutto, cerca di isolarci mettendoci contro gli altri, facendoci sentire impotenti e incapaci, comunque meno, che mette i suoi bisogni sempre per primi e richiede costantemente attenzione.

Alti e bassi sono la sua specialità: eccitazione, litigi, silenzi, poi sesso travolgente, gelosia esagerata, ansia, rabbia, rotture e poi di nuovo coinvolgimento.

Ci incatena a sé, è comunque difficile accettare e far fronte alla consapevolezza di dare il nostro amore e impegno a qualcuno che non si interessa realmente di noi.

Gli studi sul narcisismo rivelano che sotto quel guscio di sicurezza ed esagerata autostima regna tanta insicurezza e fragilità.

Evitare i rischi dell’amore, di una vera intimità è il meccanismo per difendersi da questo nucleo vulnerabile.

Tendono inoltre ad essere diffidenti, manipolativi. E risultano più infedeli nei rapporti sentimentali.

Eco, la cassa di risonanza

Ma c’è un’altra figura fondamentale nella storia di Narciso per comprendere le dinamiche che si vengono a instaurare con personalità di questo tipo.

È quella di Eco, la ninfa che ha la sfortuna di innamorarsi di questo giovane egocentrico, costretta, per una maledizione della dea Era, a ripetere le ultime parole udite. Priva però di voce propria.

Interpreta, in senso psicologico, il partner complementare a Narciso.

Il tipo sacrificale che ha problemi a pronunciare ad alta voce le proprie intenzioni, idee, desideri, essere assertivo, affermativo, teso piuttosto a prendersi cura, dedicarsi, rimirare la bellezza dell’altro.

Non centrato su di sé. Che finisce per impantanarsi in relazioni dolorose.

Siamo predisposti ad interpretare la parte di Eco quando manca consapevolezza delle nostre reali esigenze, storditi nei sentimenti, confusi sui nostri confini.

Quando si è imparato, dalla nostra storia passata, che per sopravvivere in ogni forma di amore, si deve abbandonare se stessi.

E allora si preferisce vivere nella fantasia della passione con quella persona, anche se si hanno prove contrarie, pur di non perderla.

Finendo per ripetere un modello di comportamento che attrae, accoglie e tollera anche abusi narcisistici del partner.

Narciso e Eco muoiono soli, entrambi. Lei di dolore per essere stata rifiutata, lui nel tentativo inutile di congiungersi con la propria immagine.

Ma questo forse appartiene al passato.

Perché Narciso e Eco ora si incontrano su Facebook dentro il quale hanno scoperto un nuovo mondo che lascia enormi spazi al protagonismo individuale.

Che deve essere ancora analizzato e capito anche se i segnali sembrano piuttosto chiari: l’io tende a stravincere su tutto.

Brunella Gasperini per Psicologia24

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Narcisismo e Nuove Generazioni

Negli ultimi dieci anni, la generazione dei millennial, orientativamente i nati dal 1980 al 2000, è stata rappresentata come eccezionalmente egocentrica e narcisista.

La me, me, me Generation come l’hanno definita in molti.

Secondo il Dott. Joshua Grubbs, candidato al dottorato in psicologia clinica alla Case Western Reserve University, questa è la prima generazione a cui viene detto in maniera frequente ed esplicita di essere narcisista ed è importante cominciare a interrogarsi, spiega Grubbs, sugli effetti che ciò avrà nel tempo sulla salute mentale dei millennial e sugli atteggiamenti che essi hanno verso sé stessi e l’intera generazione.

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Le ricerche del Dott. Grubbs sono volte a misurare le caratteristiche e gli effetti del fenomeno, che finora è stato approcciato in maniera aneddotica, assumendo come prove di un maggiore narcisismo i comportamenti egocentrici di alcuni giovani sui social media, quale ad esempio la pubblicazione di selfie, (autoscatto di sé realizzato per essere condiviso su piattaforme social).

I primi risultati delle ricerche di Grubbs, presentati al congresso annuale della Society for Personality and Social Psychology a San Diego, mostrano che generalmente i millennial riconoscono di essere una generazione più narcisista delle precedenti, ma anche di provare emozioni fortemente negative quando vengono etichettati come tali.

Il narcisismo è associato ad atteggiamenti di arroganza, egocentrismo e vanità. Rispetto alle generazioni precedenti i millennial provano più rabbia, frustrazione e tristezza quando vengono descritti come narcisisti.

Le ricerche di Grubbs forniscono uno spaccato anche su quello che le generazioni precedenti pensano a riguardo.

I “grandi” ritengono fondata l’ammissione dei millennial di essere una generazione ossessionata dal sé, ma pensano che il loro narcisismo vada ben oltre ciò che sono disposti ad ammettere e, talvolta, ciò di cui sono consapevoli.

Ovviamente questo non vuol dire che ogni millennial sia narcisista – ha commentato il dott. Grubbs, lui stesso millennial – ma che mediamente la mia generazione è più narcisista delle precedenti.

I risultati della ricerca fanno emergere anche una distinzione chiave: quelli che possono sembrare segni di narcisismo o egocentrismo per una persona, possono essere interpretati da qualcun altro come segni di individualismo – un tratto considerato positivo dai millennial.

Le ricerche del dott. Grubbs aprono le porte a un interessante filone di studi sul narcisismo, che monitorerà le differenze generazionali e l’impatto che le nuove forme di comunicazione e i contenuti da queste veicolati avranno sugli individui e la società.

Ipersessualità e Narcisismo

L’ipersessualità, spesso definita con l’espressione sex addiction, è un disturbo psicologico nel quale il soggetto avverte una necessità, ossessiva e patologica, di avere rapporti sessuali o comunque di pensare continuamente al sesso, e che conduce quindi ad una vera e propria dipendenza dall’attività sessuale.

Negli ultimi anni si sono moltiplicate le ricerche scientifiche per cercare di scoprire i fattori biologici, in particolare ormonali, e psicologici che determinano questo disturbo.

In una ricerca condotta recentemente da un team di psicologi dell’Università di Liverpool è emerso che i soggetti con tratti di personalità narcisistici hanno una probabilità più alta di sviluppare comportanti tendenti all’ipersessualità.

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Narcisismo e coercitività

Questa ricerca ha inoltre messo in evidenza che i soggetti narcisisti tendono ad essere coercitivi nei confronti delle persone per cui provano attrazione sessuale: tendono cioè, nei casi in cui le persone per cui provano attrazione rifiutano i loro approcci sessuali, a mettere in atto comportamenti insistenti ed aggressivi per indurre queste persone ad avere un rapporto sessuale.

L’insistenza e l’aggressività per indurre gli altri a un rapporto sessuale assume però forme diverse nei narcisisti uomini e nelle narcisiste donne.

Dalla ricerca condotta dagli psicologi dell’Università di Liverpool è chiaramente emerso che gli uomini narcisisti tendono ad utilizzare l’aggressività verbale e fisica, mentre le donne narcisiste tendono ad utilizzare strategie di seduzione spinta, o a fare ricorso a bugie, promesse o minacce.

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