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È possibile cambiare la propria personalità?

Pensiamo di essere sempre gli stessi, fissi, immutabili, impermeabili al cambiamento, come se la nostra personalità fosse costruita con le pietre.

Anche secondo molte teorie psicologiche i tratti della personalità di base si formano precocemente e rimangono stabili nel tempo.

Con il passare degli anni si crede addirittura che la nostra struttura si irrigidisca e diventi ancora più difficile da modificare.

Ma forse non è proprio così.

Perché viviamo sempre in evoluzione. Siamo dei mutanti.

Facciamo più fatica a tentare di rimanere sempre gli stessi che non a cambiare. Le esperienze di vita ci passano addosso e asfaltano le nostre tendenze.

Siamo trasformati da traumi emotivi, da eventi importanti ma non solo. Persino i ruoli sociali modificano quello che pensiamo, sentiamo o come ci comportiamo.

Mentre cambia la nostra vita, così fa la nostra personalità.

Nella storia personale siamo predisposti a progredire, a selezionare alcune caratteristiche ereditate, a preferire certi modi di essere per adattarci, sopravvivere e migliorarci.

Come i Pokemon – i pupazzi animati – possiamo raggiungere stadi più evoluti di noi.

Quando non riusciamo a farlo risultiamo rigidi, pesanti, vecchi. Soffriamo.

A volte abbiamo bisogno di chiedere aiuto, investiamo in percorsi di cambiamento, in psicoterapie.

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Cambiare personalità si può…

La ricerca più attuale sostiene, in effetti, la possibilità di far crescere alcune dimensioni della nostra personalità.

Un recente studio condotto dall’Università del Michigan e dell’Illinois (Stati Uniti) ha misurato il grado in cui le persone, in un dato tempo, possono sviluppare un particolare tratto della propria personalità.

Il lavoro, pubblicato sulla rivista Journal of Personality and Social Psychology, ha dimostrato che è possibile cambiare qualcosa di noi stessi. Se vogliamo.

In particolare i soggetti coinvolti nell’esperimento sono stati invitati a identificare i propri obiettivi di cambiamento (desidero diventare più socievole, più autonomo, ecc.).

Poi ogni settimana, nell’arco di 16 totali, sono stati sottoposti a test di personalità per monitorare queste dimensioni.

I risultati indicano che estroversione, entusiasmo e stabilità emotiva sono effettivamente cresciuti nella direzione desiderata, soprattutto in coloro che hanno presentato piani concreti di cambiamento (ad esempio, nell’intento di diventare più espansivi, hanno programmato di invitare a cena gli amici una volta a settimana, …).

È stato così evidenziato che possono avvenire piccole metamorfosi personali quando sappiamo porci intenti reali di cambiamento.

La consapevolezza di noi stessi, di ciò che vogliamo sviluppare, e lo sforzo che dedichiamo per allenare questi aspetti, permettono di migliorarci.

Anche un altro studio dell’Università di Manchester (Regno Unito) ha esaminato la misura in cui la personalità cambia nell’arco di quattro anni, dimostrando che perfino le piccole trasformazioni hanno il potere di sbloccare grandi miglioramenti.

Movimentare modelli di pensare, di sentire e di comportarsi può portare a cambiamenti sostanziali e forse permanenti nella nostra personalità.

Cambiare le convinzioni, le credenze, riformulare la rappresentazione di noi stessi in modo più ampio e morbido, è la chiave per rinnovarci.

I risultati di questi lavori sono, in un certo senso, discutibili: si riferiscono a cambiamenti moderati, avvenuti lentamente.

Ma ci fanno capire che pur avendo dei geni che incatenano a determinati modi di essere, possiamo scollarci di dosso il modello base e cambiare, in parte, chi siamo.

Del resto, proprio come ci sono voluti anni per sviluppare modelli di pensiero, sentimenti e comportamenti, ci vuole tempo per formare nuove abitudini e rompere vecchi schemi.

Ma le novità che introduciamo nella nostra vita possono tirare fuori e rafforzare caratteristiche in ombra, anche se i tratti dominanti restano gli stessi.

Riconoscere inoltre che la personalità può cambiare aiuta a demolire la resistenza al cambiamento.

Spesso insistiamo sul fatto di non essere in grado di comportarci diversamente quando in realtà non siamo disposti a farlo o abbiamo paura di provare. Non posso farne a meno, non riesco ad evitare …

Invece ci sono sempre margini personali di cambiamento. Il nostro cervello è una struttura straordinariamente plastica e malleabile, continua a formare connessioni in risposta a esperienze e conoscenze nuove.

Dobbiamo piuttosto chiederci se veramente vogliamo cambiare.

…se si è disposti a farlo

Secondo alcune indagini la maggior parte delle persone è insoddisfatta di se stessa e vorrebbe crescere, cambiare qualcosa di sé. Ma non sappiamo se sono disposte ad impegnarsi.

Sulla base degli ultimi studi, cosa può aiutarci a cambiare consapevolmente?

Ecco alcune cose che possiamo fare:

  • Intanto identificare alcune caratteristiche che crediamo esistano dentro di noi ma sono rimaste sottovalutate, inattive, latenti e che invece desideriamo rafforzare ed espandere.

 

  • Per ognuna, immaginare cosa è possibile fare, come esprimerla nella vita quotidiana, come diventare nuovi, diversi da come ci viene spontaneo essere. Riflettere su ciò che possiamo fare per rafforzare questi aspetti, proprio come alleniamo alcuni muscoli andando in palestra.

 

  • Non darsi obiettivi irrealistici: non si cambia velocemente, non è facile, non possiamo stravolgere la versione di noi. Spesso è necessario lavorare sodo.

 

  • Sbarazzarsi di certe convinzioni: se crediamo di non cambiare, allora non cambieremo. Invece concentrandoci sullo sforzo, sulle occasioni di poter intervenire su di noi, di poterci aggiustare, allora possiamo farlo veramente.

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Disturbo Narcisistico di Personalità

Le caratteristiche principali del Disturbo Narcisistico di Personalità sono la necessità di essere ammirati dagli altri e il considerarsi importanti con un senso di grandiosità.

Gli individui con questo disturbo tendono a sovrastimare le proprie capacità e a ingigantire i propri pregi e i propri talenti. Vengono quindi spesso percepiti dagli altri come presuntuosi e vanagloriosi.

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Le caratteristiche del narcisista

Chi soffre di disturbo narcisistico di personalità fantastica spesso, immaginando di avere successo, potere, fascino e bellezza.

Crede di essere unico e speciale, o comunque superiore, e si aspetta che gli altri lo considerino o lo trattino come tale. Immagina anche di trovare l’amore ideale e di potere avere una relazione, o fidanzarsi, o sposarsi, con qualcuno che lo ammiri completamente e totalmente.

La fragilità dell’autostima fa diventare gli individui con disturbo narcisistico di personalità molto sensibili alle ferite provocate dalle critiche.

A volte cercano di non dimostrarlo esternamente, ma la critica li tormenta e li fa sentire umiliati ed avviliti. Possono reagire con sdegno o con rabbia e tendono a controbattere offendendo o insultando chi li ha criticati.

Tali esperienze possono condurre a ritiro sociale oppure ad una apparente umiltà che in realtà maschera i pensieri di grandiosità ed ha lo scopo di proteggere dalle potenziali ferite narcisistiche.

Questi individui tendono a provare invidia degli altri e nel contempo pensano che gli altri siano invidiosi di loro. Ritengono spesso che i successi degli altri siano immeritati e che invece avrebbero dovuto avere loro tali successi in quanto più meritevoli.

Possono svalutare in maniera pesante le qualità, i meriti e le capacità degli altri di cui provano invidia e tendono ad assumere un atteggiamento snob e sdegnoso nei confronti di chi sembra avere più successo o più ammirazione di loro.

Disturbo narcisistico e mancanza di empatia

Gli individui con disturbo narcisistico di personalità mancano di empatia e non riescono a percepire e riconoscere i sentimenti, i pensieri e i desideri degli altri.

Tendono spesso a parlare delle proprie preoccupazioni o delle proprie necessità con dettagli inappropriati e prolissi, ma sono incapaci di riconoscere che anche gli altri possono avere preoccupazioni e necessità.

Nei pochi casi in cui vengono riconosciuti, i sentimenti, i bisogni e i desideri degli altri vengono considerati in modo spregiativo e a volte denigratorio, come indice di fragilità emotiva e debolezza psicologica.

Chi si pone in relazione con individui affetti dal disturbo narcisistico di personalità riscontra in essi freddezza emotiva, distanza affettiva e assenza di un reale interesse per l’altro.

Prevedono che le loro esigenze e le loro aspettative vengano sempre soddisfatte e quando questa previsione non si realizza rimangono sconcertati e possono diventare furiosi. Ad esempio, possono aspettarsi che il loro arrivo (ad un incontro, a una festa, ecc.) venga accolto con grande entusiasmo e con riverenza e rimangono sconcertati ed offesi se ciò non avviene.

Nella loro irragionevole aspettativa di essere trattati in maniera speciale e con grande riguardo tendono spesso a percepire di avere il diritto di ottenere privilegi, favori, vantaggi e prerogative particolari.

Per esempio, possono pretendere di avere il diritto di non dovere aspettare in coda e pensare che le loro priorità siano così importanti che gli altri dovrebbero assecondarli e agevolarli nel perseguimento di queste.

Tale irrazionale senso di diritto, unito alla mancanza di sensibilità per i desideri e i bisogni degli altri, può sfociare nello sfruttamento, a volte consapevole e a volte inconsapevole, delle persone con cui i narcisisti si relazionano e interagiscono.

Il narcisista infatti si aspetta che venga soddisfatta ogni sua pretesa ed esigenza, senza rendersi conto di quanto tale aspettativa possa essere per gli altri fastidiosa e disturbante.

Spesso gli individui con disturbo narcisistico di personalità tendono a stringere amicizie o a instaurare relazioni sentimentali solo con persone che li assecondano e che si sottomettono o che comunque confermano il senso di grandiosità di cui il narcisista non può fare a meno.

Le cause del narcisismo

Sulle cause del disturbo narcisistico di personalità diversi psicologi, psicoanalisti e psichiatri hanno formulato varie teorie mettendo in evidenza il ruolo eziologico di diversi fattori (esperienze infantili precoci, atteggiamenti e comportamenti dei genitori, vulnerabilità biologica su base neuropsicologica, ecc.).

In un’ottica cognitiva, alcune recenti teorie hanno identificato alcuni fattori che sembrano alimentare il disturbo narcisistico di personalità: un deficit di monitoraggio autorappresentativo, l’attivazione di cicli interpersonali disfunzionali, gli stati di vuoto devitalizzato, la ricerca costante di stati grandiosi per consolidare l’autostima.

In una interessante teoria elaborata da Giancarlo Dimaggio, Antonio Semerari e altri psicoterapeuti del Terzo Centro di Psicoterapia Cognitiva questi quattro fattori interagiscono tra di loro nel determinare e mantenere il disturbo.

Il trattamento psicoterapeutico dell’individuo con disturbo narcisistico di personalità, secondo quest’ultima teoria, dovrà quindi fondarsi sull’analisi di questi fattori e sulla loro progressiva attenuazione.

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Il lato nascosto della nostra personalità: l'Ombra

Una delle storie più impressionanti della letteratura moderna, completamente assorbita nel nostro immaginario, è Lo strano caso del dottor Jeckill e Mister Hyde di Robert Louis Stevenson: un romanzo pubblicato più di un secolo fa, svolto come una trama poliziesca ma che mette in gioco temi suggestivi, coinvolgenti, parlando degli aspetti oscuri e misteriosi dell’animo umano.

E’ stato lo psicoanalista svizzero Carl Gustav Jung a introdurre il concetto di Ombra in psicologia per riferirsi al lato nascosto, potenzialmente pericoloso e distruttivo, della personalità.

E quindi il negativo, l’inaccettabile, gli impulsi, gli istinti, tutto ciò che è e appare incompatibile con l’atteggiamento consapevole, con la persona o personalità cosciente.

Ti può interessare anche: Il disturbo narcisistico di personalità

Il nostro lato oscuro

L’idea di una parte o di un’entità negativa, estranea, nemica, avversaria da disumanizzare e demonizzare è un concetto del resto utilizzato non solo dal singolo ma dai gruppi, dai culti, dalle religioni e da paesi interi.

È anche alla base della escalation di violenza alla quale purtroppo assistiamo nella nostra storia attuale.

Infatti, in termini di economia psichica, ci è più facile isolare, mettere in una specie di riserva, identificare in gruppi ben distinti, il male, l’inaccettabile, l’inferiore. Gli aspetti negativi di noi.

Lo facciamo sia collettivamente che a livello soggettivo intrapsichico. Perché neghiamo la nostra ombra proiettandola sugli altri. E così evitiamo di affrontare noi stessi.

Nonostante la fama di demone interiore, l’Ombra è però anche intessuta di istinti normali, reazioni appropriate, percezioni realistiche, impulsi creativi, come ha annotato proprio Jung evolvendo il concetto di questa caratteristica universale della psiche umana, di questo archetipo.

L’ombra ci parla di figure oscure, è vero, ma non per forza sinistre, semmai solo sconosciute. Di quell’insieme di attitudini, preferenze, inclinazioni non scelte.

Di aspetti che ci appartengono e però restano marginali, inclusi coscientemente nel modo di comportarsi. Parti di noi lasciate fuori. Vita non vissuta.

Tutto ciò che è stato represso, tutto ciò a cui non è stato permesso di esprimersi, che ha avuto poca chance di venir fuori. La persona che abbiamo scelto di non essere. Il nostro gemello psichico.

E’ vero che alcuni elementi oscuri sono potenzialmente dannosi e non hanno bisogno di essere agiti: è meglio conservarli nella nostra interiorità. Come la rabbia incontrollata, ad esempio ma anche la sessualità impulsiva, oppure mentire, rubare.

Ma l’Ombra non è solo caos e minaccia. Piuttosto è fitta di lati inespressi che in sé non sono negativi o positivi, solo latenti. Come vocazioni, predisposizioni, interessi. Energie.

Ecco, queste cose preziose occorre portarle in superficie, estrarle dalle zone buie sapendole distinguere dal materiale ordinario o pericoloso.

Perché negare la nostra Ombra vuol dire focalizzarsi solo sulla parte di noi che sta alla luce senza conoscersi completamente. Ci sono contenuti che necessitano di riconoscimento e integrazione per la nostra realizzazione e crescita.

Luci e Ombra

Come spiega lo psicoanalista junghiano Aldo Carotenuto nel suo libro La nostalgia della memoria, la nostra ombra fisica, l’area scura proiettata su una superficie dal corpo, ci segue sempre ma si modifica a seconda della luce.

Ridotta nelle ore centrali del giorno quando il sole è più luminoso, assente nel buio totale. E questa può essere una metafora in ambito psicologico perché quanto più l’individuo vive a livello cosciente, quindi sta nella luce, tanto più non è in grado di vedere la sua ombra.

Chi si immerge totalmente nelle tenebre si confonde con esse. Identificarsi con la Persona – la luce – o con l’Ombra, ci allontana dalla nostra vera essenza, comprensiva di entrambi gli aspetti.

Entrare in contatto con la parte oscura di noi significa dare il via invece ad un processo trasformativo che porta ad individuarsi.

E’ fondamentale per non essere parziali, per vivere in modo autentico, in sintonia con i presupposti psicologici che caratterizzano la nostra individualità. Evitando di affidarsi solo a valori collettivi, estranei al nostro vero sé.

Tante scelte che ci sembrano sbagliate, molti sentimenti indegni, varie idee bislacche, possono avere senso e significato come voce altra che guida la nostra coscienza.

Assimilare la propria ombra, anche se viene fuori tanta resistenza nel farlo, è un’arte di recupero di aspetti non adeguatamente vissuti.

Portare alla ribalta e restaurare ciò che è stato respinto, abbandonato da qualche parte nel passato. Stimoli che possono ravvivarci, rafforzarci, risvegliarci. Potenzialità positive.

Forse il futuro va cercato proprio in questi contenuti trascurati, trattandoli come spunto di rinnovamento.

Brunella Gasperini per Psicologia24

Il lato nascosto della nostra personalità: l'Ombra

Una delle storie più impressionanti della letteratura moderna, completamente assorbita nel nostro immaginario, è Lo strano caso del dottor Jeckill e Mister Hyde di Robert Louis Stevenson: un romanzo pubblicato più di un secolo fa, svolto come una trama poliziesca ma che mette in gioco temi suggestivi, coinvolgenti, parlando degli aspetti oscuri e misteriosi dell’animo umano.

E’ stato lo psicoanalista svizzero Carl Gustav Jung a introdurre il concetto di Ombra in psicologia per riferirsi al lato nascosto, potenzialmente pericoloso e distruttivo, della personalità.

E quindi il negativo, l’inaccettabile, gli impulsi, gli istinti, tutto ciò che è e appare incompatibile con l’atteggiamento consapevole, con la persona o personalità cosciente.

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Il nostro lato oscuro

L’idea di una parte o di un’entità negativa, estranea, nemica, avversaria da disumanizzare e demonizzare è un concetto del resto utilizzato non solo dal singolo ma dai gruppi, dai culti, dalle religioni e da paesi interi.

È anche alla base della escalation di violenza alla quale purtroppo assistiamo nella nostra storia attuale.

Infatti, in termini di economia psichica, ci è più facile isolare, mettere in una specie di riserva, identificare in gruppi ben distinti, il male, l’inaccettabile, l’inferiore. Gli aspetti negativi di noi.

Lo facciamo sia collettivamente che a livello soggettivo intrapsichico. Perché neghiamo la nostra ombra proiettandola sugli altri. E così evitiamo di affrontare noi stessi.

Nonostante la fama di demone interiore, l’Ombra è però anche intessuta di istinti normali, reazioni appropriate, percezioni realistiche, impulsi creativi, come ha annotato proprio Jung evolvendo il concetto di questa caratteristica universale della psiche umana, di questo archetipo.

L’ombra ci parla di figure oscure, è vero, ma non per forza sinistre, semmai solo sconosciute. Di quell’insieme di attitudini, preferenze, inclinazioni non scelte.

Di aspetti che ci appartengono e però restano marginali, inclusi coscientemente nel modo di comportarsi. Parti di noi lasciate fuori. Vita non vissuta.

Tutto ciò che è stato represso, tutto ciò a cui non è stato permesso di esprimersi, che ha avuto poca chance di venir fuori. La persona che abbiamo scelto di non essere. Il nostro gemello psichico.

E’ vero che alcuni elementi oscuri sono potenzialmente dannosi e non hanno bisogno di essere agiti: è meglio conservarli nella nostra interiorità. Come la rabbia incontrollata, ad esempio ma anche la sessualità impulsiva, oppure mentire, rubare.

Ma l’Ombra non è solo caos e minaccia. Piuttosto è fitta di lati inespressi che in sé non sono negativi o positivi, solo latenti. Come vocazioni, predisposizioni, interessi. Energie.

Ecco, queste cose preziose occorre portarle in superficie, estrarle dalle zone buie sapendole distinguere dal materiale ordinario o pericoloso.

Perché negare la nostra Ombra vuol dire focalizzarsi solo sulla parte di noi che sta alla luce senza conoscersi completamente. Ci sono contenuti che necessitano di riconoscimento e integrazione per la nostra realizzazione e crescita.

Luci e Ombra

Come spiega lo psicoanalista junghiano Aldo Carotenuto nel suo libro La nostalgia della memoria, la nostra ombra fisica, l’area scura proiettata su una superficie dal corpo, ci segue sempre ma si modifica a seconda della luce.

Ridotta nelle ore centrali del giorno quando il sole è più luminoso, assente nel buio totale. E questa può essere una metafora in ambito psicologico perché quanto più l’individuo vive a livello cosciente, quindi sta nella luce, tanto più non è in grado di vedere la sua ombra.

Chi si immerge totalmente nelle tenebre si confonde con esse. Identificarsi con la Persona – la luce – o con l’Ombra, ci allontana dalla nostra vera essenza, comprensiva di entrambi gli aspetti.

Entrare in contatto con la parte oscura di noi significa dare il via invece ad un processo trasformativo che porta ad individuarsi.

E’ fondamentale per non essere parziali, per vivere in modo autentico, in sintonia con i presupposti psicologici che caratterizzano la nostra individualità. Evitando di affidarsi solo a valori collettivi, estranei al nostro vero sé.

Tante scelte che ci sembrano sbagliate, molti sentimenti indegni, varie idee bislacche, possono avere senso e significato come voce altra che guida la nostra coscienza.

Assimilare la propria ombra, anche se viene fuori tanta resistenza nel farlo, è un’arte di recupero di aspetti non adeguatamente vissuti.

Portare alla ribalta e restaurare ciò che è stato respinto, abbandonato da qualche parte nel passato. Stimoli che possono ravvivarci, rafforzarci, risvegliarci. Potenzialità positive.

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La nostra autostima si forma a 5 anni?

L’autostima e l’opinione positiva di sé stessi sono elementi fondamentali per il benessere psicologico.

Chi ha una bassa autostima tende infatti a manifestare più frequentemente depressione, ansia e altri disturbi psicologici.

In passato si riteneva che l’autostima cominciasse a consolidarsi nell’adolescenza o nella prima giovinezza.

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Quando si forma l’autostima?

Una ricerca scientifica condotta da un team di psicologi dell’Università di Washington, pubblicata nel numero di gennaio 2016 della rivista scientifica Journal of Experimental Social Psychology, ha mostrato che, contrariamente a quanto si credeva in passato, già a 5 anni comincia a prendere forma e a consolidarsi la nostra autostima.

A 5 anni alcuni bambini hanno un’alta stima di sé stessi mentre altri hanno una bassa considerazione di sé.

La nostra autostima si forma a 5 anni?

Il Prof. Dario Cvencek, uno degli autori della ricerca, ritiene che il senso di autostima formatosi a 5 anni possa perdurare nel tempo, anche se alcuni eventi successivi della vita potrebbero forse modificarne il livello, in una certa misura.

Ciò comporta che le esperienze del bambino nei primi 5 anni di vita, comprese le esperienze relative ai metodi educativi dei genitori, sono fondamentali per il formarsi di una sana autostima che perdura nel tempo.

I ricercatori vogliono ora condurre altre ricerche per cercare di capire quali esperienze, quali metodi educativi e quali circostanze ambientali possano favorire lo sviluppo di una sana autostima nei bambini.

Al momento ci sono opinioni contrastanti sui fattori che determinano lo sviluppo di una buona autostima, ma le prossime ricerche scientifiche in questo campo potranno fornire utili indicazioni per capire quali sono quelli più importanti.

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