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Famiglie separate: come affrontare le vacanze?

Le vacanze per i genitori appena separati rappresentano spesso una sfida in termini emotivi e organizzativi.

Ci sono numerose decisioni da prendere: come organizzare i turni insieme ai figli? Quali tradizioni mantenere e quali abbandonare? trascorrere o no parte delle vacanze insieme all’ex coniuge?

Le prime vacanze successive al divorzio sono probabilmente le più difficili. C’è un senso di perdita e smarrimento in tutti i membri della famiglia, accompagnato dalla presa di coscienza che le cose non saranno più come prima.

La vacanza era per tradizione il momento in cui tutta la famiglia si riuniva, e adesso sembra essere quello in cui più si evidenziano le fratture.

I bambini sono più sensibili durante questo periodo e la priorità dei genitori dovrebbe essere quella di proteggerli da ulteriori traumi. Ecco alcuni consigli.

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Stessa spiaggia, stesso mare?

Se la casa al mare ad agosto, uguale tutti gli anni, o il viaggio in camper verso sud erano i capisaldi di ogni vacanza, e se oggi rischiano di non essere più praticabili, è importante far capire ai bambini che si potranno comunque trascorrere delle piacevoli vacanze all’insegna di avventure nuove ed esperienze altrettanto belle.

È effettivamente consigliabile stabilire un equilibrio tra vecchie e nuove abitudini: mantenere alcune tradizioni del passato è importante per non disorientare troppo i bambini con cambiamenti radicali; così come è importante crearne di nuove, specifiche del rapporto tra un genitore e il figlio, poiché esse costituiscono occasioni per rafforzare il legame e dare sicurezza ai bambini.

Capita, non raramente, di osservare dinamiche competitive tra i genitori per offrire ai figli la vacanza più entusiasmante.

È giusto fare il possibile affinché i bambini trascorrano le vacanze felicemente, ma un senso di eccessiva disparità potrebbe compromettere il rapporto dei figli con uno dei due genitori.

Si pensi, ad esempio, al caso in cui un genitore abbia minori disponibilità economiche dell’altro, la vacanza potrebbe essere strumentalizzata dal genitore più facoltoso per ottenere la preferenza dei figli.

In questi casi una buona prassi potrebbe essere quella di stabilire, con buonsenso, uno standard accessibile a entrambi i genitori.

Un’altra decisione delicata è quella riguardante la possibilità degli ex coniugi di trascorrere parte delle vacanze insieme per il bene dei figli. I potenziali benefici sono molti, ma non vanno sottovalutati i rischi.

Ovviamente occorre stabilire un clima positivo ed evitare di litigare, ma allo stesso tempo bisogna stare attenti a non nutrire nei figli la falsa speranza di un ritorno insieme.

In alcuni casi è opportuno parlare apertamente con i figli (soprattutto se la loro età lo consente), in altri è sufficiente veicolare in modo implicito il messaggio che mamma e papà possono trascorrere serenamente del tempo insieme pur rimanendo separati.

Le vacanze successive al divorzio avranno sicuramente un sapore diverso dal passato, ma un approccio consapevole e maturo può aiutare a renderle comunque piacevoli.

È fondamentale che la comunicazione tra tutti i membri della famiglia si assesti su toni pacati e rispettosi e che i comportamenti non siano finalizzati a danneggiare l’altra parte genitoriale.

In questa circostanza i genitori possono diventare per i loro figli modelli positivi di gestione del cambiamento e delle relazioni.

Il punto di vista che non avevi considerato

Marta e Luca vengono da me.

Mi dicono entrambi che sono ai ferri corti, che hanno problemi irrisolvibili e che, nonostante si amino ancora, se non riusciranno a risolverli non vedono altra via che la separazione.

Raccolgo qualche informazione e poi chiedo a Luca di uscire.

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Il punto di vista di Marta

A quel punto Marta mi racconta tutta la storia:

Fin da quando ci siamo conosciuti ho capito quanto Luca fosse dolce e gentile, il ragazzo che avevo sempre cercato e mai trovato. Ero al settimo cielo quando ci fidanzammo, non potevo crederci.

Però notai subito una cosa: era molto chiuso. Credevo che avesse bisogno di tempo, di conoscermi, di fidarsi di me, così diedi il massimo: ero vicina, propositiva, coinvolgente. Organizzavo uscite sempre nuove, diverse e stimolanti.

Luca non ha mai detto di no, però continuava a rimanere introverso, poco coinvolto.

Tuttavia non posso dire che il nostro rapporto fosse infelice, così, dopo tre anni andammo a vivere insieme.

Ero sicura che le cose sarebbero cambiate, invece fu un disastro: Luca si ritirò ancora di più in se stesso.

Il punto di vista che non avevi considerato

Quando proponevo, lui rispondeva un ‘Sì’ poco convinto, quasi gli pesasse. Allora cercavo di spronarlo, gli chiedevo cosa volesse fare, sondavo i suoi interessi, cercavo di entrargli in testa… ma niente, non c’è stato modo di smuoverlo.

Pensavo non mi desiderasse, ma perché sarebbe venuto a vivere con me, allora? E poi stiamo davvero bene insieme: ci rispettiamo, andiamo d’accordo. Ma allora perché è così chiuso e ritirato?

Più cerco di spronarlo, meno interagisce, meno prende iniziative, meno si lascia coinvolgere.

Lo amo, ma non posso continuare così.

Ascoltai senza dire nulla e alla fine la ringraziai e le chiesi di uscire, facendo entrare Luca.

Il punto di vista di Luca

Il quale cominciò con un inaspettato fiume di parole:

Amo Marta, mi creda: è dolce, premurosa, una donna piena di idee. Forse anche troppe.

Io sono più orso, però mi diverto tutte le volte che organizza qualcosa. Solo che… a volte vorrei un po’ di tranquillità, di calma. Io sono un diesel: ci metto un po’ a partire.

Marta è un razzo. Fin da quando ci siamo conosciuti aveva un sacco di idee, organizzava un sacco di gite.

All’inizio mi piaceva: questa ragazza così estroversa e carica di energie compensava il mio lato pantofolaio.

Piano piano, però, sentii il bisogno di trovare dei ritmi più vicini ai miei. Non dico che dovevamo stare tutti i weekend a casa, ma nemmeno fare un’avventura ognuno di essi!

Il punto di vista che non avevi considerato

Ho cercato di farglielo capire, ma niente: più aumentava il suo entusiasmo, più mi sentivo demoralizzato.

Quando siamo andati a vivere insieme ho pensato che i ritmi si sarebbero calmierati: d’altronde, a quel punto, ci saremmo visti tutti i giorni.

Pensa che sia andata così? Neanche per sogno, è andata peggio.

Sta sempre lì a dirmi: “Vuoi fare questo? Vuoi fare quello? Andiamo di qua? Andiamo di là? Ma che hai? Perché hai sempre quel muso? Perché non rispondi?”.

Io ho ‘quel muso’ perché sto cercando di dirle: “Vai piano! Mi piace fare cose con te ma… con calma!”, ma lei non sembra capire, anzi, addirittura aumenta la dose.

Amo Marta, ma se le cose continuano così io proprio non riesco a vedere un futuro tra noi.

Questione di punteggiatura

Un’immagine che vidi tempo fa recava scritte due frasi: Vado a mangiare nonna e Vado a mangiare, nonna.

Accanto, una terza frase esplicativa diceva: Una virgola può salvare una vita. Usa la punteggiatura, salva la nonna.

E se la punteggiatura potesse salvare Marta e Luca?

È possibile che un’interazione possa essere punteggiata, e quindi letta in modo diverso?

Lungo una strada interurbana, pochi chilometri prima di una rinomata osteria, il cartello pubblicitario di quest’ultima reclamava: Guida poco, che devi bere. Invertendo l’ordine degli addendi, il risultato… cambia.

Così, ascoltando Marta potremmo riassumere il suo racconto nella frase: Più lo cerco, più lui si ritira; mentre ascoltando Luca raccontare la stessa storia, il riassunto sarebbe: Più mi ritiro, più lei mi cerca.

Stessa situazione, diversa punteggiatura.

Tanto che gli studiosi della comunicazione umana decretarono che questo è un vero e proprio assioma, il terzo: la punteggiatura della sequenza degli eventi.

La quale, a seconda di come la si pone, cambia il significato degli eventi stessi: la nonna viene salvata o mangiata.

Paul Watzlawick notò che questo discorso è talmente universale da poter essere allargato persino alla comprensione delle dinamiche tra nazioni.

In piena Guerra Fredda, osservò che più gli Stati Uniti si armavano per scopi difensivi, più questo veniva visto dall’Unione Sovietica come una ragione per armarsi a sua volta; comportamento che gli Stati Uniti interpretavano come conferma che facevano bene ad armarsi e che, anzi, dovevano farlo ancora di più, cosa che a sua volta incrementava gli sforzi dell’Unione Sovietica; e così via in un gioco senza fine dove ognuno dei due poteva sostenere che: Più lui si arma, più io devo armarmi.

D’altronde se non ci si chiarisce che possibilità si hanno di capire l’errore di punteggiatura?

Sempre Watzlawick ricorda di un suo amico che, il primo giorno di convivenza, dopo la luna di miele, si trovò la colazione preparata con latte e cereali. Lui odiava i cereali.

Ma per non offendere la moglie li mangiò tutti. Sedici anni dopo mangiava ancora cereali ogni mattina.

Pascal, nei suoi Pensieri, sostenne che pochi sono disposti ad affermare che la propria prospettiva è sbagliata, ma quasi tutti ammetteranno che ci sono altri modi di vedere le cose.

Questo ci ricorda che, appunto, le cose possono essere viste in modi diversi, i quali generano diversi comportamenti.

Condividere le prospettive è un primo passo, ma non sempre è possibile.

In questi casi può essere allora necessario un disarmo unilaterale: una delle due nazioni deve smettere di armarsi.

La soluzione al problema

Il punto di vista che non avevi considerato

Così a Marta, quella dei due con cui era più facile lavorare, data la sua espansività ed energia, dissi:

Tutte le volte che lo insegui, lui scappa; tutte le volte che lo stimoli, lui si ritira.

Fai questa prova: per quindici giorni cessa qualunque tentativo di inseguimento.

Niente telefonate quand’è al lavoro, niente proposte per il weekend, niente domande volte a stimolare una risposta.

Parlate, chiacchierate, discorrete, ma bada bene di non inseguirlo né spronarlo per quindici giorni.

Marta fu un po’ sorpresa e insicura, temendo che così le cose sarebbero addirittura peggiorate e che lui si sarebbe definitivamente rinchiuso in un bozzolo; convenne però che quanto aveva fatto fino ad allora non li aveva portati da nessuna parte, quindi accettò.

Quindici giorni dopo tornò con un sorriso soddisfatto. Quando la vidi da sola, mi raccontò:

Ho fatto come ha detto, e… Non so se Luca si è accorto che ho modificato il mio comportamento, fatto sta che dopo un po’ si è avvicinato sempre di più: fisicamente ed emotivamente, intendo.

Io l’ho lasciato fare, ovviamente, però non ho ripreso a spronarlo e a proporre cose. Così, il primo sabato non abbiamo fatto nulla, ma domenica pomeriggio è stato lui a proporre una passeggiata, che io ho accettato ben volentieri.

Naturalmente ho continuato come lei mi aveva detto, e lo scorso weekend ha proposto lui (lui!) una gita fuori città: nemmeno ricordo quand’è stata l’ultima volta!

E poi, non mi chieda perché, è diventato anche più affettuoso, fa più coccole di sua spontanea volontà. Il mio Luca!.

Luca, naturalmente, raccontò la sua versione:

Non so cosa sia successo, dottore, però ora Marta è più… tranquilla.

Sento che possiamo fare tutto, ma con i tempi e i modi giusti. Non sento più che devo… fare, fare, fare, se capisce cosa intendo.

Ho preso anche qualche iniziativa e pare che a lei vada bene. Mi piace quello che stiamo facendo insieme, è quasi una nuova coppia, la nostra.

Parafrasando Marcel Proust, a volte dobbiamo semplicemente vedere ciò che abbiamo di fronte con nuovi occhi – e agire di conseguenza.

Flavio Cannistrà per Psicologia24

 

Matrimonio: come incide sul nostro benessere?

Il mito della casalinga è tramontato, senza dubbio, ma non l’idea della femmina destinata, per quanto emancipata e impegnata professionalmente, a trovare il senso della vita principalmente attraverso famiglia e figli.

Uno dei traguardi – anzi Il Traguardo – delle donne sembra essere proprio il matrimonio. Pena l’essere viste come incapaci, incomplete, inadatte, frustrate. Strane, quando va bene.

La cultura popolare vuole anche la sposa, nel giorno del Sì, come la più bella. E, infatti, c’è un mondo economico, un business enorme, che poggia su questo, presunto, desiderio femminile.

Ti può interessare anche: C’era una volta la famiglia

Il “gioco” dei ruoli nel matrimonio

Lei, la donna, deve attirare gli sguardi di tutti, essere bella per forza, una cosa da ammirare. Non una persona alla quale interessarsi. Un oggetto – non soggetto – di ammirazione.

Agli uomini invece viene calzata l’idea del matrimonio come trappola.

Lo sposo è idealmente trascinato all’altare dalla fidanzata che trepida per farsi mettere la fede al dito, convinto a compiere questo passo contro la sua vera natura di maschio che, ovviamente, detesta la monogamia a lungo termine.

Anche l’idea che avanzando negli anni gli uomini possano permettersi di buttare via le mogli invecchiate, sostituendole con ragazze provocanti, è piuttosto radicata.

Nelle fantasie popolari il matrimonio è visto come un habitat naturale per le donne, una comfort zone femminile, e un ingombro per gli uomini. Stando ai dati però le cose vanno diversamente.

Matrimonio e benessere

Matrimonio: come incide sul nostro benessere?

Una voluminosa letteratura classica dimostra che i benefici coniugali e gli svantaggi dei singoli sono maggiori per gli uomini rispetto alle donne.

Gli sposati risultano stare meglio dei single. Non è così, invece, per le sposate rispetto alle nubili.

La ricerca ha del resto dimostrato un legame positivo tra matrimonio e benessere fisico e sociale in generale, per entrambi i sessi.

Il matrimonio, si è spiegato, infonde integrazione sociale ai suoi partecipanti, offre senso di appartenenza, reti di sostegno e possibilità di sperimentare vicinanza.

Tuttavia, ricerche più recenti, come quella del Professor Adam Shapiro del dipartimento di sociologia e antropologia presso la North Florida University, rivelano che essere sposati non offre molti più vantaggi per il proprio benessere rispetto ad essere single.

E smorzano l’enfasi sulle differenze di genere.

Risulta semplicistico sostenere che il benessere, un concetto così complesso, possa essere compreso nei termini dello stato civile.

In generale, non vi è alcuna prova che l’essere coniugati – contro l’essere single – sia correlato a un maggiore benessere psicologico.

Inoltre, le reti sociali di single, divorziati e vedovi poco differiscono da quelle di sposati o conviventi.

Si è visto, oltretutto, che i single possono essere capaci di organizzare la propria vita in modo significativo e soddisfacente.

Donne e separazione

All’interno della coppia sono soprattutto le donne a esprimere insoddisfazione e a scegliere di dividersi. Nel nostro Paese, ad esempio, le separazioni sono promosse maggiormente dalle donne (circa i due terzi), e non solo tra le giovani.

Forse le aspettative sproporzionate delle spose (e vissero felici e contenti) si scontrano con una realtà ben diversa.

Si tratta di una decisione legata però all’indipendenza economica. Nelle coppie che si sono separate in Italia, secondo i dati Istat riferiti all’anno 2012, le donne risultano avere un tasso di occupazione più alto della media nazionale.

Sebbene nel matrimonio sia soprattutto lei a volere la separazione, non è così in altre forme di rapporti stabili, fra cui la convivenza.

L’ipotesi avanzata dagli studiosi è che le donne possano sentirsi oppresse, strette in un’istituzione, quella matrimoniale, che per molti versi risente ancora di un sistema di sottomissione femminile.

Per quanto ci riguarda, non dimentichiamoci che in Italia il delitto d’onore e il matrimonio riparatore sono stati parte del codice penale fino al 1981.

È vero che sono stati fatti molti passi in avanti e che la situazione sociale sta evolvendo, ma l’idea di un certo dominio, o forse vantaggio, maschile aleggia ancora nel matrimonio moderno.

Non si può non considerare, inoltre, che nel nostro Paese ha un lavoro retribuito meno di una donna su due – con differenze profonde tra Nord e Sud – e che resistono differenze retributive rilevanti fra i due generi.

Le lavoratrici, inoltre, accedono di meno a ruoli dirigenziali, e di frequente sono costrette a rinunciare al lavoro per motivi familiari.

Il tasso di occupazione delle madri italiane con figli sotto i tre anni è tra i più bassi d’Europa.

È sulle donne, inoltre, che ricade principalmente il compito di accudire i figli – o altri familiari – e la responsabilità dei lavori domestici.

Come in passato, di fatto, risulta che la moglie lavori in media molte ore di più la settimana, senza essere retribuita, rispetto al compagno.

Questi sono alcuni degli svantaggi femminili che possono incidere sul matrimonio, condizione, a quanto pare, nella quale le donne sembrano avere più fretta di infilarsi così come di venirne fuori.

Brunella Gasperini per Psicologia24

Matrimonio: come incide sul nostro benessere?

Il mito della casalinga è tramontato, senza dubbio, ma non l’idea della femmina destinata, per quanto emancipata e impegnata professionalmente, a trovare il senso della vita principalmente attraverso famiglia e figli.

Uno dei traguardi – anzi Il Traguardo – delle donne sembra essere proprio il matrimonio. Pena l’essere viste come incapaci, incomplete, inadatte, frustrate. Strane, quando va bene.

La cultura popolare vuole anche la sposa, nel giorno del Sì, come la più bella. E, infatti, c’è un mondo economico, un business enorme, che poggia su questo, presunto, desiderio femminile.

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Il “gioco” dei ruoli nel matrimonio

Lei, la donna, deve attirare gli sguardi di tutti, essere bella per forza, una cosa da ammirare. Non una persona alla quale interessarsi. Un oggetto – non soggetto – di ammirazione.

Agli uomini invece viene calzata l’idea del matrimonio come trappola.

Lo sposo è idealmente trascinato all’altare dalla fidanzata che trepida per farsi mettere la fede al dito, convinto a compiere questo passo contro la sua vera natura di maschio che, ovviamente, detesta la monogamia a lungo termine.

Anche l’idea che avanzando negli anni gli uomini possano permettersi di buttare via le mogli invecchiate, sostituendole con ragazze provocanti, è piuttosto radicata.

Nelle fantasie popolari il matrimonio è visto come un habitat naturale per le donne, una comfort zone femminile, e un ingombro per gli uomini. Stando ai dati però le cose vanno diversamente.

Matrimonio e benessere

Matrimonio: come incide sul nostro benessere?

Una voluminosa letteratura classica dimostra che i benefici coniugali e gli svantaggi dei singoli sono maggiori per gli uomini rispetto alle donne.

Gli sposati risultano stare meglio dei single. Non è così, invece, per le sposate rispetto alle nubili.

La ricerca ha del resto dimostrato un legame positivo tra matrimonio e benessere fisico e sociale in generale, per entrambi i sessi.

Il matrimonio, si è spiegato, infonde integrazione sociale ai suoi partecipanti, offre senso di appartenenza, reti di sostegno e possibilità di sperimentare vicinanza.

Tuttavia, ricerche più recenti, come quella del Professor Adam Shapiro del dipartimento di sociologia e antropologia presso la North Florida University, rivelano che essere sposati non offre molti più vantaggi per il proprio benessere rispetto ad essere single.

E smorzano l’enfasi sulle differenze di genere.

Risulta semplicistico sostenere che il benessere, un concetto così complesso, possa essere compreso nei termini dello stato civile.

In generale, non vi è alcuna prova che l’essere coniugati – contro l’essere single – sia correlato a un maggiore benessere psicologico.

Inoltre, le reti sociali di single, divorziati e vedovi poco differiscono da quelle di sposati o conviventi.

Si è visto, oltretutto, che i single possono essere capaci di organizzare la propria vita in modo significativo e soddisfacente.

Donne e separazione

All’interno della coppia sono soprattutto le donne a esprimere insoddisfazione e a scegliere di dividersi. Nel nostro Paese, ad esempio, le separazioni sono promosse maggiormente dalle donne (circa i due terzi), e non solo tra le giovani.

Forse le aspettative sproporzionate delle spose (e vissero felici e contenti) si scontrano con una realtà ben diversa.

Si tratta di una decisione legata però all’indipendenza economica. Nelle coppie che si sono separate in Italia, secondo i dati Istat riferiti all’anno 2012, le donne risultano avere un tasso di occupazione più alto della media nazionale.

Sebbene nel matrimonio sia soprattutto lei a volere la separazione, non è così in altre forme di rapporti stabili, fra cui la convivenza.

L’ipotesi avanzata dagli studiosi è che le donne possano sentirsi oppresse, strette in un’istituzione, quella matrimoniale, che per molti versi risente ancora di un sistema di sottomissione femminile.

Per quanto ci riguarda, non dimentichiamoci che in Italia il delitto d’onore e il matrimonio riparatore sono stati parte del codice penale fino al 1981.

È vero che sono stati fatti molti passi in avanti e che la situazione sociale sta evolvendo, ma l’idea di un certo dominio, o forse vantaggio, maschile aleggia ancora nel matrimonio moderno.

Non si può non considerare, inoltre, che nel nostro Paese ha un lavoro retribuito meno di una donna su due – con differenze profonde tra Nord e Sud – e che resistono differenze retributive rilevanti fra i due generi.

Le lavoratrici, inoltre, accedono di meno a ruoli dirigenziali, e di frequente sono costrette a rinunciare al lavoro per motivi familiari.

Il tasso di occupazione delle madri italiane con figli sotto i tre anni è tra i più bassi d’Europa.

È sulle donne, inoltre, che ricade principalmente il compito di accudire i figli – o altri familiari – e la responsabilità dei lavori domestici.

Come in passato, di fatto, risulta che la moglie lavori in media molte ore di più la settimana, senza essere retribuita, rispetto al compagno.

Questi sono alcuni degli svantaggi femminili che possono incidere sul matrimonio, condizione, a quanto pare, nella quale le donne sembrano avere più fretta di infilarsi così come di venirne fuori.

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Il punto di vista che non avevi considerato

Marta e Luca vengono da me.

Mi dicono entrambi che sono ai ferri corti, che hanno problemi irrisolvibili e che, nonostante si amino ancora, se non riusciranno a risolverli non vedono altra via che la separazione.

Raccolgo qualche informazione e poi chiedo a Luca di uscire.

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Il punto di vista di Marta

A quel punto Marta mi racconta tutta la storia:

Fin da quando ci siamo conosciuti ho capito quanto Luca fosse dolce e gentile, il ragazzo che avevo sempre cercato e mai trovato. Ero al settimo cielo quando ci fidanzammo, non potevo crederci.

Però notai subito una cosa: era molto chiuso. Credevo che avesse bisogno di tempo, di conoscermi, di fidarsi di me, così diedi il massimo: ero vicina, propositiva, coinvolgente. Organizzavo uscite sempre nuove, diverse e stimolanti.

Luca non ha mai detto di no, però continuava a rimanere introverso, poco coinvolto.

Tuttavia non posso dire che il nostro rapporto fosse infelice, così, dopo tre anni andammo a vivere insieme.

Ero sicura che le cose sarebbero cambiate, invece fu un disastro: Luca si ritirò ancora di più in se stesso.

Il punto di vista che non avevi considerato

Quando proponevo, lui rispondeva un ‘Sì’ poco convinto, quasi gli pesasse. Allora cercavo di spronarlo, gli chiedevo cosa volesse fare, sondavo i suoi interessi, cercavo di entrargli in testa… ma niente, non c’è stato modo di smuoverlo.

Pensavo non mi desiderasse, ma perché sarebbe venuto a vivere con me, allora? E poi stiamo davvero bene insieme: ci rispettiamo, andiamo d’accordo. Ma allora perché è così chiuso e ritirato?

Più cerco di spronarlo, meno interagisce, meno prende iniziative, meno si lascia coinvolgere.

Lo amo, ma non posso continuare così.

Ascoltai senza dire nulla e alla fine la ringraziai e le chiesi di uscire, facendo entrare Luca.

Il punto di vista di Luca

Il quale cominciò con un inaspettato fiume di parole:

Amo Marta, mi creda: è dolce, premurosa, una donna piena di idee. Forse anche troppe.

Io sono più orso, però mi diverto tutte le volte che organizza qualcosa. Solo che… a volte vorrei un po’ di tranquillità, di calma. Io sono un diesel: ci metto un po’ a partire.

Marta è un razzo. Fin da quando ci siamo conosciuti aveva un sacco di idee, organizzava un sacco di gite.

All’inizio mi piaceva: questa ragazza così estroversa e carica di energie compensava il mio lato pantofolaio.

Piano piano, però, sentii il bisogno di trovare dei ritmi più vicini ai miei. Non dico che dovevamo stare tutti i weekend a casa, ma nemmeno fare un’avventura ognuno di essi!

Il punto di vista che non avevi considerato

Ho cercato di farglielo capire, ma niente: più aumentava il suo entusiasmo, più mi sentivo demoralizzato.

Quando siamo andati a vivere insieme ho pensato che i ritmi si sarebbero calmierati: d’altronde, a quel punto, ci saremmo visti tutti i giorni.

Pensa che sia andata così? Neanche per sogno, è andata peggio.

Sta sempre lì a dirmi: “Vuoi fare questo? Vuoi fare quello? Andiamo di qua? Andiamo di là? Ma che hai? Perché hai sempre quel muso? Perché non rispondi?”.

Io ho ‘quel muso’ perché sto cercando di dirle: “Vai piano! Mi piace fare cose con te ma… con calma!”, ma lei non sembra capire, anzi, addirittura aumenta la dose.

Amo Marta, ma se le cose continuano così io proprio non riesco a vedere un futuro tra noi.

Questione di punteggiatura

Un’immagine che vidi tempo fa recava scritte due frasi: Vado a mangiare nonna e Vado a mangiare, nonna.

Accanto, una terza frase esplicativa diceva: Una virgola può salvare una vita. Usa la punteggiatura, salva la nonna.

E se la punteggiatura potesse salvare Marta e Luca?

È possibile che un’interazione possa essere punteggiata, e quindi letta in modo diverso?

Lungo una strada interurbana, pochi chilometri prima di una rinomata osteria, il cartello pubblicitario di quest’ultima reclamava: Guida poco, che devi bere. Invertendo l’ordine degli addendi, il risultato… cambia.

Così, ascoltando Marta potremmo riassumere il suo racconto nella frase: Più lo cerco, più lui si ritira; mentre ascoltando Luca raccontare la stessa storia, il riassunto sarebbe: Più mi ritiro, più lei mi cerca.

Stessa situazione, diversa punteggiatura.

Tanto che gli studiosi della comunicazione umana decretarono che questo è un vero e proprio assioma, il terzo: la punteggiatura della sequenza degli eventi.

La quale, a seconda di come la si pone, cambia il significato degli eventi stessi: la nonna viene salvata o mangiata.

Paul Watzlawick notò che questo discorso è talmente universale da poter essere allargato persino alla comprensione delle dinamiche tra nazioni.

In piena Guerra Fredda, osservò che più gli Stati Uniti si armavano per scopi difensivi, più questo veniva visto dall’Unione Sovietica come una ragione per armarsi a sua volta; comportamento che gli Stati Uniti interpretavano come conferma che facevano bene ad armarsi e che, anzi, dovevano farlo ancora di più, cosa che a sua volta incrementava gli sforzi dell’Unione Sovietica; e così via in un gioco senza fine dove ognuno dei due poteva sostenere che: Più lui si arma, più io devo armarmi.

D’altronde se non ci si chiarisce che possibilità si hanno di capire l’errore di punteggiatura?

Sempre Watzlawick ricorda di un suo amico che, il primo giorno di convivenza, dopo la luna di miele, si trovò la colazione preparata con latte e cereali. Lui odiava i cereali.

Ma per non offendere la moglie li mangiò tutti. Sedici anni dopo mangiava ancora cereali ogni mattina.

Pascal, nei suoi Pensieri, sostenne che pochi sono disposti ad affermare che la propria prospettiva è sbagliata, ma quasi tutti ammetteranno che ci sono altri modi di vedere le cose.

Questo ci ricorda che, appunto, le cose possono essere viste in modi diversi, i quali generano diversi comportamenti.

Condividere le prospettive è un primo passo, ma non sempre è possibile.

In questi casi può essere allora necessario un disarmo unilaterale: una delle due nazioni deve smettere di armarsi.

La soluzione al problema

Il punto di vista che non avevi considerato

Così a Marta, quella dei due con cui era più facile lavorare, data la sua espansività ed energia, dissi:

Tutte le volte che lo insegui, lui scappa; tutte le volte che lo stimoli, lui si ritira.

Fai questa prova: per quindici giorni cessa qualunque tentativo di inseguimento.

Niente telefonate quand’è al lavoro, niente proposte per il weekend, niente domande volte a stimolare una risposta.

Parlate, chiacchierate, discorrete, ma bada bene di non inseguirlo né spronarlo per quindici giorni.

Marta fu un po’ sorpresa e insicura, temendo che così le cose sarebbero addirittura peggiorate e che lui si sarebbe definitivamente rinchiuso in un bozzolo; convenne però che quanto aveva fatto fino ad allora non li aveva portati da nessuna parte, quindi accettò.

Quindici giorni dopo tornò con un sorriso soddisfatto. Quando la vidi da sola, mi raccontò:

Ho fatto come ha detto, e… Non so se Luca si è accorto che ho modificato il mio comportamento, fatto sta che dopo un po’ si è avvicinato sempre di più: fisicamente ed emotivamente, intendo.

Io l’ho lasciato fare, ovviamente, però non ho ripreso a spronarlo e a proporre cose. Così, il primo sabato non abbiamo fatto nulla, ma domenica pomeriggio è stato lui a proporre una passeggiata, che io ho accettato ben volentieri.

Naturalmente ho continuato come lei mi aveva detto, e lo scorso weekend ha proposto lui (lui!) una gita fuori città: nemmeno ricordo quand’è stata l’ultima volta!

E poi, non mi chieda perché, è diventato anche più affettuoso, fa più coccole di sua spontanea volontà. Il mio Luca!.

Luca, naturalmente, raccontò la sua versione:

Non so cosa sia successo, dottore, però ora Marta è più… tranquilla.

Sento che possiamo fare tutto, ma con i tempi e i modi giusti. Non sento più che devo… fare, fare, fare, se capisce cosa intendo.

Ho preso anche qualche iniziativa e pare che a lei vada bene. Mi piace quello che stiamo facendo insieme, è quasi una nuova coppia, la nostra.

Parafrasando Marcel Proust, a volte dobbiamo semplicemente vedere ciò che abbiamo di fronte con nuovi occhi – e agire di conseguenza.

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