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W come Whatsapp

Ho digitato parole importanti, un tocco e via, le ho sparate nel vuoto dello spazio. Te le ho inviate.

Non c’è contesto, sfondo, sono solo caratteri e parole e una sensazione tremante dietro la luce bianca dello schermo. Ma questa la sento soltanto io, non te la posso inoltrare.

Mi appare subito la doppia spunta blu: hai letto però non rispondi. Passano alcuni minuti, non hai niente da dire, penso, forse ho sbagliato ad espormi.

Ti ho imbarazzato. Lo sono anch’io adesso, nel tuo silenzio.

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Sta scrivendo…

Questo tempo vuoto mi agita un po’, non so cosa ci sta in mezzo, quali sono i tuoi pensieri in questo momento.

Ancora i cellulari non riescono a leggere la mente, posso solo immaginare, lasciando affiorare ipotesi e fantasie.

Sta scrivendo… sta scrivendo… sta scrivendo…

In questo momento sembra di essere veramente connessi, dedicati l’uno all’altro. Mi aspetto una risposta che mi dica tante cose. E arriva, infatti.

Poche parole essenziali, contenute, ferme, che mi lasciano appesa nel vuoto: affabilmente allontananti, come sai essere tu.

Messaggi senza voce

La mia vita è complicata e la mia mente altrove.

Questo riff risuonerà ossessivamente per troppo tempo nella mia mente. Forse l’ho cercato inconsciamente, per sbarazzarmi di te ma adesso mi graffia, mi pesa addosso, mi toglie il respiro.

Le parole che ti ho spedito prima, in uno slancio libero, ora mi appaiono così ridicole. Ritorno sugli scambi passati uno, tre, dieci mesi fa, non ho cancellato niente.

Cerco di interpretarli, tracciandone i passaggi. Mi racconto la storia della nostra relazione.

Ricerco smaniosa tra le frasi più ambigue, frugo tra le righe, mi ci aggrappo per non affondare. Ma le sto tirando giù con me, non reggono.

Stanno sbiadendo diluite in mezzo a desideri, dubbi, paure. Quello che ho sentito è solo testo digitale. Si cancella in un clic.

L’amore ai tempi di Whatsapp

E’ strano come la chat abbia permesso di collegarci, scambiare sensazioni profonde pur essendo estranei l’uno all’altra.

Sto pensando che forse Whatsapp – insieme ad altre piattaforme social – sta riconfigurando il modo di amare, di stabilire e mantenere relazioni. Di inventare legami.

Di trovarsi emotivamente coinvolti e vivi, nascosti dallo schermo. Di travisare i sentimenti anche, rendendoli più mistici e inafferrabili.

Ci offre rapporti surrogati che incantano la nostra vita, costringendo a rivedere la visione dell’amore.

In quelle caselle vuote possiamo buttare dentro sensazioni banali, sciocchezze profonde. Tanto poi si cancella tutto, si può lasciare l’altro per sempre, bannarlo come se non esistesse più, oppure sparire noi stessi. Fare ghosting, rendersi fantasmi.

Ma le sensazioni, quelle restano. Sentimenti veri o illusioni, impossibile distinguere.

Contraddizioni e incertezze in chat permettono alle emozioni di giocare alto. Sono coinvolte allo stesso modo rabbia, gelosia, insicurezza e intimità.

Anche il rilascio di endorfine, dopamina e altre sostanze chimiche sono le stesse nei sentimenti agiti dal vero. La distinzione tra reale e virtuale, alla fine, persino in amore sta perdendo importanza.

Esistono applicazioni digitali che costruiscono il partner ideale, personalizzandone aspetto, carattere e interessi.

Film di fantascienza raccontano esperienze sentimentali con algoritmi di intelligenza artificiale, preannunciando mondi sintetici animati da emozioni autentiche.

Scenari che probabilmente tra non molto ci attendono.

Anche la dipendenza da web sta assumendo aspetti controversi. Perdita di controllo, tolleranza e astinenza sono criteri per il disturbo ma anche segni sani di innamoramento: un’infatuazione nel cyberspazio può travolgerci, facendoci trascurare tutto il resto.

Mancanza di contatto

Sappiamo che l’amore in chat è un’esperienza che i nostri sistemi emotivi ancora non sono preparati ad affrontare: online scarseggiano pezzi enormi di informazioni ai quali siamo abituati nella comunicazione diretta, mancano dati essenziali come espressioni, voce, contatto, odori, gesti.

Scambiamo solo parole. Eppure il nostro cervello pare si stia adattando in modo sorprendente a questa nuova forma comunicativa: alcuni studi recenti dimostrano che aree deputate a reagire alle espressioni del viso risuonano allo stesso modo di fronte alle faccine emoticon, ad esempio.

Nelle relazioni on line i nostri meccanismi di difesa funzionano diversamente perché a differenza della realtà, non ci sono conseguenze ai nostri comportamenti.

Idee, sentimenti e pensieri sono buttati nello spazio virtuale in modo confuso, senza sapere bene a chi appartengono.

E’ probabile che perfino la nostra organizzazione psichica sia stimolata a ricalibrarsi su questi modi di relazionarsi.

Così come i sentimenti. Forse oggi amare significa fermarsi con lo sguardo negli occhi dell’altro più tempo rispetto a quello che dedichiamo al cellulare

L’amore si deve misurare sulla possibilità di emozionarsi attraverso caratteri ed emoticon, di comunicare significati profondi in poche battute.

Ansie sentimentali e fragilità emotive in versione digitale si traducono in controllo degli ultimi accessi, notifiche personalizzate, cancellazioni, blocchi di contatto.

Fino alla connessione successiva. Al prossimo emoticon che punta dritto al cuore.

Per ricominciare tutto da capo.

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La paura di volare: le tecniche psicologiche per superarla

Provare a volte un po’ d’ansia quando voliamo su un aereo può essere normale, ma quando il livello dell’ansia supera certi livelli sconfiniamo nella patologia e nella fobia che gli psicologi chiamano aerofobia.

Tale fobia può diventare altamente invalidante quando ci impedisce di viaggiare in aereo e limita gli spostamenti che avremmo voluto fare per motivi di lavoro o per turismo.

È importante distinguere i soggetti affetti da claustrofobia con attacchi di panico da quelli con la fobia del volo, in quanto i primi sono preoccupati dall’idea di sentirsi male mentre sono chiusi nell’aereo, mentre i secondi sono maggiormente preoccupati dall’idea di precipitare o da un incidente aereo.

In realtà, statisticamente, i voli in aereo sono molto più sicuri dei viaggi in automobile, ma per il fobico il fatto che sia molto meno probabile un incidente quando viaggia in aereo rispetto a quando viaggia in automobile non è un elemento da prendere in considerazione.

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Teoria psicologica e realtà virtuale

Una nuova tecnica cognitivo comportamentale, messa a punto dalle ricercatrici Marilyn Safir e Helene Wallach del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Haifa, basata sull’uso della realtà virtuale e della simulazione di volo sembra essere molto promettente nel curare la paura di volare.

Gli esperimenti condotti dalle due ricercatrici hanno mostrato che la maggior parte dei soggetti trattati con questa nuova tecnica psicologica ha superato la paura di volare.

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