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Dal Sesso all’Identità di Genere cosa indicare sui documenti

Qualche giorno fa in un articolo su Il Post un genitore canadese ha richiesto che non venisse annotato il sesso del proprio figlio sul tesserino sanitario poiché il piccolo capirà liberamente da grande in quale genere identificarsi.

La richiesta del genitore è stata di contrassegnare il sesso, invece che come M o F, come U, unassigned (non assegnato) o undetermined (non determinato).

Sesso e genere, facciamo chiarezza

Cerchiamo, prima di entrare nel merito della questione, di fare un po’ di chiarezza sulla terminologia utilizzata prendendo come riferimento il testo Il Genere: una guida orientativa di F. Ferrari, E.M. Ragaglia, e P. Rigliano, scritto in collaborazione con la SIPSIS – Società Italiana di Psicoterapia per lo Studio delle Identità Sessuali.

Per sesso (o sesso biologico) si intende l’appartenenza da un punto di vista biologico al sesso maschile o femminile, per come è definita dai cromosomi sessuali, dagli ormoni, dai genitali esterni e interni, e dalla conseguente conformazione complessiva del corpo.

Più avanti vedremo che non è sempre così, come ad esempio nel caso degli intersessuali.

Per Identità di Genere si intende come una persona si autopercepisce interiormente (uomo o donna) e corrisponde al genere con cui una persona si identifica primariamente, che può corrispondere o meno al sesso biologico. Si stabilisce, solitamente, entro i primi tre anni di vita e può essere continuamente negoziabile, in particolare durante l’adolescenza.

Il Ruolo di Genere è sia l’insieme delle aspettative sociali e dei ruoli che definiscono come gli uomini e le donne debbano essere, quali caratteristiche esteriori debbano presentare e come si debbano comportare, ed è culturalmente determinato; sia il modo in cui ciascuno interpreta il proprio essere maschio o femmina, il che indica esteriormente, agli altri, se e come il soggetto aderisca alle norme sociali sul maschile e femminile.

Infine, l’Orientamento Sessuale, ossia l’attrazione emotiva, affettiva ed erotica nei confronti dei membri del sesso opposto, dello stesso sesso o di entrambi; identificandosi come eterosessuali, omosessuali o bisessuali.

Queste categorie non sono rigide ma, al contrario, si muovono lungo un continuum e, come specificato dall’APA – American Psychological Association nel 2009, le attrazioni, i comportamenti e gli orientamenti sessuali verso persone dello stesso sesso sono di per sé normali e positive varianti della sessualità umana – in altre parole, non indicano disturbi mentali o evolutivi.

Per concludere definiamo l’Intersessualità: essa è una condizione che descrive quelle persone i cui cromosomi sessuali, i genitali e/o i caratteri sessuali secondari non sono definibili come esclusivamente maschili o femminili.

Un individuo intersessuale può presentare caratteristiche anatomo-fisiologiche sia maschili che femminili.

Le cause di tali caratteristiche possono essere varie, sia congenite sia acquisite (come nel caso di alcuni disturbi ormonali) e possono intervenire a livello cromosomico, ormonale e morfologico.

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Chi stabilisce il sesso di un bambino?

Tornando all’articolo de Il Post, è possibile notare come già dal sottotitolo dello stesso sia presente una contraddizione: È canadese e su richiesta del genitore il suo tesserino sanitario non specifica il sesso: capirà liberamente da grande in quale genere identificarsi.

Il genitore non vuole che il sesso del figlio venga specificato sui documenti, che (in quanto sesso biologico e non essendo in presenza di intersessualità) è certo e determinato, perché vuole che sia il figlio a decidere in quale genere identificarsi quando ne avrà la possibilità.

Nell’articolo leggiamo cambiare il modo in cui veniamo identificati, a partire dal certificato di nascita: l’identità di genere si chiarisce a pochi anni dalla nascita e per questo Doty (il padre, ndr) vuole che sia Searyl (il figlio, ndr) a decidere in cosa identificarsi quando sarà in grado.

Questa affermazione mi porta a ipotizzare che ci sia confusione da parte del genitore nella conoscenza dei costrutti di sesso biologico e di identità di genere.
Nel suo gesto si intuisce la buona intenzione di abbattere gli stereotipi legati ai ruoli di genere, ma, d’altra parte, tramite la negazione del sesso biologico, ritengo che si alimenti la confusione sull’argomento.

Fermo restando che, nell’eventualità in cui il figlio dovesse sentire di appartenere al genere opposto e voglia intraprendere un percorso di transizione di genere, questo sarà possibile nel rispetto delle procedure e delle leggi vigenti nel suo paese, il Canada.

Non specificare il sesso sul documento, in attesa che il figlio sia in grado di decidere, alimenta altre questioni.

Quando sarà in grado di decidere? Come sapremo che sarà in grado di decidere?

Chi lo giudicherà in grado di decidere? Si dovrà formulare un percorso di valutazione per determinare che un individuo sia in grado di decidere la propria identità di genere e di conseguenza quale sesso far comparire sul documento?

Ritengo che la società debba essere aperta alla diversità e al cambiamento, tramite l’abbattimento degli stereotipi sui ruoli di genere, e sull’identità di genere più in generale.

L’atteggiamento di questo genitore mi è sembrato invece dirigersi verso un processo di liquefazione baumaniana delle categorie e dei costrutti, come quello del sesso biologico, che, tuttavia, non ritengo essere una minaccia per l’identità dei membri delle comunità LGBTQI.

Carlo Romano per Psicologia24

Cibo, sesso, alcol, droga: le vie neurali dei comportamenti sfrenati

Un team di ricercatori della Johns Hopkins University ha condotto un interessante studio sui neuroni implicati nella regolazione del comportamento nelle situazioni in cui potrebbe rivelarsi particolarmente facile perdere il controllo.

Immaginiamo di trovarci davanti un buffet di appetitose pietanze: il grado di attivazione di un gruppo specifico di neuroni contribuirà a determinare la velocità con cui andremo a fare il nostro piatto, nonché la quantità di cibo che ci metteremo dentro.

Quali sono i processi cerebrali che determinano se un determinato comportamento è consono al contesto oppure è eccessivo e smodato?

I meccanismi cerebrali alla base dei comportamenti sfrenati o eccessivi a tavola, a letto o nell’uso di sostanze stupefacenti sono complessi e ancora in parte sconosciuti.

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Il ruolo del globo pallido ventrale

Tuttavia questo studio, recentemente pubblicato dalla rivista scientifica Neuron, mette in luce il ruolo fondamentale giocato dai neuroni del globo pallido ventrale nel regolare tali comportamenti.

La ricerca è stata condotta su topi da laboratorio: in una prima fase gli sperimentatori hanno fatto in modo che i topi imparassero che spingendo una leva, in seguito al suono di un campanello, potessero aprire una porta.

La porta dava loro l’accesso a una parte della gabbia in cui trovavano come ricompensa dell’acqua zuccherata.

In una seconda fase gli sperimentatori hanno monitorato l’attività cerebrale dei topi durante lo svolgimento del compito.

I risultati hanno mostrato che, nel momento in cui i topi udivano il suono del campanello associato alla ricompensa, mostravano differenti comportamenti a seconda del grado di attivazione del globo palllido.

Più tale area era attiva, più si assisteva a comportamenti sfrenati che consistevano nel precipitarsi verso la leva per bere con ingordigia l’acqua.

I ricercatori potevano predire quanto velocemente i topi si sarebbero mossi in direzione della ricompensa semplicemente osservando il livello di attivazione dei neuroni del globo pallido al suono del campanello.

Cibo, sesso, alcol, droga: le vie neurali dei comportamenti sfrenati

I ricercatori hanno infine utilizzato l’optogenetica – una nuova tecnica che permette di manipolare il grado di attivazione di specifiche aree del cervello – per sopprimere temporaneamente l’attività dei neuroni del globo pallido e verificare in che modo i topi avrebbero reagito al suono del campanello.

In questa condizione i topi erano molto meno interessati a spingere la leva e a raggiungere la ricompensa, e, anche quando lo facevano, bevevano meno acqua.

Cosa accade nell’uomo?

Sebbene le ricerche siano state effettuate su cavie animali, ci sono buone ragioni per ritenere che gli stessi circuiti neuronali medino questi comportamenti anche negli esseri umani.

A tal proposito Jocelyn M. Richard, dottorando in scienze psicologiche e neuroscienze alla Johns Hopkins University ha affermato: Stimoli esterni – come la vista di cocaina per i tossicodipendenti o la canzoncina associata allo spot del gelato preferito – possono indurre in tentazione in misura diversa diversi individui. Lo studio aiuta a capire il perché di tali differenze e mostra dove questa connessione tra stimoli ambientali e ricerca di cibo, droghe, sesso o altre gratificazioni ha sede nel cervello.

F come fantasie sessuali

Viviamo in una cultura che non lascia molte vie di espressione alla creatività.

Impariamo presto a sotterrare la nostra fantasia con censure, razionalità, banalità e convenzioni, soffocando le nostre parti più vitali.

Anche le fantasie sessuali sono espressione della nostra vita interiore, attingono ad una parte di noi.

Sono sensazioni, idee, elaborazioni che scuotono le nostre emozioni, ci accendono.

Che spesso tendiamo a nascondere, quasi vergognandoci.

Che a volte irrompono all’improvviso e possono sconvolgere per i contenuti, facendoci addentrare in territori che non vorremmo mai conoscere dal vero. Ci offrono vitalità però, risvegliando e rinnovando il desiderio.

Qualche volta soddisfano più del sesso vero, succede anche questo. Le fantasie vanno oltre i confini della nostra sessualità.

In alcuni casi preferiamo condividerle con partner occasionali o sconosciuti, si ha paura di portarle nella relazione.

Rimangono esperienze sospese in dimensioni altre, lontane dalla vita di tutti i giorni. Un ambito privato di espressione.

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Scienza e fantasie sessuali

La ricerca recente dice che i contenuti di questo immaginario non risultano però così originali e insoliti.

Dominio e sottomissione, bondage, sesso di gruppo e anale si rivelano abbastanza comuni.

Inoltre, anche se la sessualità, il desiderio, la masturbazione femminile sono ancora tabù – non risulta viziosa o ninfomane se è lei ad esprimere la propria voglia? – la scienza dice che le donne desiderano e fantasticano sul sesso quanto gli uomini.

I maschi sono solo socialmente più abituati a valorizzare il loro piacere, ad amplificarlo. Possono parlarne liberamente.

Sembra piuttosto che i temi dell’immaginario erotico siano connotati sulla base del genere, anche se esiste una variabilità individuale piuttosto ampia.

Secondo le indagini, le femmine desiderano maggiormente essere dominate dal partner mentre i maschi sognano soprattutto di tradire.

In particolare le donne pensano a cosa un uomo può fare loro, si eccitano sul desiderio maschile.

Immaginano di cedere ai desideri di un maschio dominante, coinvolgendosi in pratiche erotiche squilibrate dal punto di vista del potere, così come avviene tra i protagonisti del bestseller Cinquanta sfumature di grigio.

Osare con la mente per lei vuol dire farsi guardare, esibirsi, sedurre a distanza o fare sesso con sconosciuti.

L’immaginario maschile sembra invece popolato soprattutto da immagini visive concentrate sui genitali, e ricco di performance: fare sesso con trans, con più partner contemporaneamente, guardare la propria compagna mentre si intrattiene con altri.

Lui ha comunque la stessa probabilità di fantasticare di essere dominato e sottomesso.

Dalla fantasia alla pratica

Ma forse la differenza di genere più interessante riguarda il fatto che le femmine non sono molto propense a realizzare quello che immaginano, mentre i maschi desiderano metterlo in pratica.

Anche se le fantasie di sottomissione si rivelano una categoria sorprendentemente comune nell’immaginario femminile, questo non vuol dire che le donne desiderino essere violentate, abusate, aggredite: la sottomissione nell’immaginazione è una scelta, non una costrizione.

Qualunque fantasia, qualora venga messa in atto tra adulti consenzienti, deve regalare libertà a chi la vive e a chi la condivide. Altrimenti è un’altra cosa.

L’orientamento sessuale non ha inoltre nessuna influenza sui contenuti.

La ricerca suggerisce che l’unica differenza tra le fantasie di uomini gay o eterosessuali e donne lesbiche o eterosessuali, è il sesso del partner pensato.

Piuttosto, mentre l’idea di avere rapporti con una persona dello stesso sesso è un tema di eccitazione ricorrente tra gli eterosessuali, non risulta che l’altro sesso movimenti il desiderio degli omosessuali.

Sembra piuttosto che siano gli stereotipi di genere a riflettersi pesantemente sul contenuto delle fantasie erotiche, stando ai dati raccolti dalle indagini.

Ma probabilmente esistono aspetti del tutto insondabili, non interpretabili. E fantasie libere e leggere che non stanno in nessuna di queste categorie.

Attaccamento e fantasie sessuali

Secondo una chiave interpretativa del tutto diversa, la produzione di immagini erotiche può aiutarci a comprendere le nostre esigenze più intime.

Un’indagine della psicologa israeliana Gurit E. Birnbaum, pubblicata sul Personality and Social Psychology Bulletin, ha individuato una correlazione tra stile di attaccamento – il modello mentale che abbiamo di noi stessi in relazione all’altro, come ci leghiamo nel rapporto di coppia – e temi delle fantasie sessuali.

Un attaccamento ansioso porta a fantasticare di essere umiliati, impotenti nelle mani di un partner forte. Soprattutto quando il rapporto non funziona bene.

Un attaccamento evitante, invece, è legato a temi di aggressione, ostilità e distacco emotivo. Anche in questo caso la correlazione è rilevante nei momenti più critici della relazione.

Alla fine, il modo in cui vediamo noi stessi, ci immaginiamo e sentiamo di muoverci nelle situazioni, forse non solo erotiche, è influenzato dalla qualità emotiva delle relazioni che viviamo.

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I neuroni maschili che danno priorità al sesso

Gli studi sulle basi biologiche (neuronali, ormonali, ecc.) del comportamento sessuale sono in rapida evoluzione e cominciano ad essere chiari alcuni meccanismi che regolano la sessualità umana.

Spesso alcune scoperte sulla biologia della sessualità umana sono precedute da scoperte su altri organismi viventi.

In una ricerca condotta presso il UCL and Albert Einstein College of Medicine, e recentemente pubblicata sulla rivista scientifica Nature, è emerso che i maschi della specie Caenorhabditis elegans (un piccolo invertebrato che per le sue caratteristiche anatomiche è molto studiato da genetisti e biologi) sono presenti alcuni neuroni responsabili della memorizzazione delle esperienze sessuali che inducono l’animale a dare la priorità al sesso rispetto ad altri bisogni biologici (ad esempio, il bisogno di mangiare e nutrirsi).

La femmina della stessa specie, quando messa di fronte alla scelta tra soddisfare i bisogni sessuali e i bisogni alimentari, sceglie di soddisfare quelli alimentari.

Nel maschio accade esattamente il contrario: i bisogni sessuali sono prioritari rispetto a quelli alimentari e ciò sarebbe la conseguenza dell’attività di alcuni specifici neuroni presenti solo nel maschio.

I ricercatori che hanno diretto la ricerca, la Prof.ssa Arantza Barrios e il Prof. Richard Poole, ritengono che un’analoga differenza potrebbe esistere anche tra maschi e femmine della specie umana.

Sono però necessari ulteriori studi e ulteriori ricerche per verificare se anche nel cervello dei maschi della specie umana sono presenti specifici neuroni che danno priorità al sesso.

Inoltre si dovrà tener conto del fatto che negli esseri umani la sessualità è regolata, oltre che da fattori biologici, anche da fattori psicologici, psicosociali e culturali.

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