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Dal Sesso all’Identità di Genere cosa indicare sui documenti

Qualche giorno fa in un articolo su Il Post un genitore canadese ha richiesto che non venisse annotato il sesso del proprio figlio sul tesserino sanitario poiché il piccolo capirà liberamente da grande in quale genere identificarsi.

La richiesta del genitore è stata di contrassegnare il sesso, invece che come M o F, come U, unassigned (non assegnato) o undetermined (non determinato).

Sesso e genere, facciamo chiarezza

Cerchiamo, prima di entrare nel merito della questione, di fare un po’ di chiarezza sulla terminologia utilizzata prendendo come riferimento il testo Il Genere: una guida orientativa di F. Ferrari, E.M. Ragaglia, e P. Rigliano, scritto in collaborazione con la SIPSIS – Società Italiana di Psicoterapia per lo Studio delle Identità Sessuali.

Per sesso (o sesso biologico) si intende l’appartenenza da un punto di vista biologico al sesso maschile o femminile, per come è definita dai cromosomi sessuali, dagli ormoni, dai genitali esterni e interni, e dalla conseguente conformazione complessiva del corpo.

Più avanti vedremo che non è sempre così, come ad esempio nel caso degli intersessuali.

Per Identità di Genere si intende come una persona si autopercepisce interiormente (uomo o donna) e corrisponde al genere con cui una persona si identifica primariamente, che può corrispondere o meno al sesso biologico. Si stabilisce, solitamente, entro i primi tre anni di vita e può essere continuamente negoziabile, in particolare durante l’adolescenza.

Il Ruolo di Genere è sia l’insieme delle aspettative sociali e dei ruoli che definiscono come gli uomini e le donne debbano essere, quali caratteristiche esteriori debbano presentare e come si debbano comportare, ed è culturalmente determinato; sia il modo in cui ciascuno interpreta il proprio essere maschio o femmina, il che indica esteriormente, agli altri, se e come il soggetto aderisca alle norme sociali sul maschile e femminile.

Infine, l’Orientamento Sessuale, ossia l’attrazione emotiva, affettiva ed erotica nei confronti dei membri del sesso opposto, dello stesso sesso o di entrambi; identificandosi come eterosessuali, omosessuali o bisessuali.

Queste categorie non sono rigide ma, al contrario, si muovono lungo un continuum e, come specificato dall’APA – American Psychological Association nel 2009, le attrazioni, i comportamenti e gli orientamenti sessuali verso persone dello stesso sesso sono di per sé normali e positive varianti della sessualità umana – in altre parole, non indicano disturbi mentali o evolutivi.

Per concludere definiamo l’Intersessualità: essa è una condizione che descrive quelle persone i cui cromosomi sessuali, i genitali e/o i caratteri sessuali secondari non sono definibili come esclusivamente maschili o femminili.

Un individuo intersessuale può presentare caratteristiche anatomo-fisiologiche sia maschili che femminili.

Le cause di tali caratteristiche possono essere varie, sia congenite sia acquisite (come nel caso di alcuni disturbi ormonali) e possono intervenire a livello cromosomico, ormonale e morfologico.

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Chi stabilisce il sesso di un bambino?

Tornando all’articolo de Il Post, è possibile notare come già dal sottotitolo dello stesso sia presente una contraddizione: È canadese e su richiesta del genitore il suo tesserino sanitario non specifica il sesso: capirà liberamente da grande in quale genere identificarsi.

Il genitore non vuole che il sesso del figlio venga specificato sui documenti, che (in quanto sesso biologico e non essendo in presenza di intersessualità) è certo e determinato, perché vuole che sia il figlio a decidere in quale genere identificarsi quando ne avrà la possibilità.

Nell’articolo leggiamo cambiare il modo in cui veniamo identificati, a partire dal certificato di nascita: l’identità di genere si chiarisce a pochi anni dalla nascita e per questo Doty (il padre, ndr) vuole che sia Searyl (il figlio, ndr) a decidere in cosa identificarsi quando sarà in grado.

Questa affermazione mi porta a ipotizzare che ci sia confusione da parte del genitore nella conoscenza dei costrutti di sesso biologico e di identità di genere.
Nel suo gesto si intuisce la buona intenzione di abbattere gli stereotipi legati ai ruoli di genere, ma, d’altra parte, tramite la negazione del sesso biologico, ritengo che si alimenti la confusione sull’argomento.

Fermo restando che, nell’eventualità in cui il figlio dovesse sentire di appartenere al genere opposto e voglia intraprendere un percorso di transizione di genere, questo sarà possibile nel rispetto delle procedure e delle leggi vigenti nel suo paese, il Canada.

Non specificare il sesso sul documento, in attesa che il figlio sia in grado di decidere, alimenta altre questioni.

Quando sarà in grado di decidere? Come sapremo che sarà in grado di decidere?

Chi lo giudicherà in grado di decidere? Si dovrà formulare un percorso di valutazione per determinare che un individuo sia in grado di decidere la propria identità di genere e di conseguenza quale sesso far comparire sul documento?

Ritengo che la società debba essere aperta alla diversità e al cambiamento, tramite l’abbattimento degli stereotipi sui ruoli di genere, e sull’identità di genere più in generale.

L’atteggiamento di questo genitore mi è sembrato invece dirigersi verso un processo di liquefazione baumaniana delle categorie e dei costrutti, come quello del sesso biologico, che, tuttavia, non ritengo essere una minaccia per l’identità dei membri delle comunità LGBTQI.

Carlo Romano per Psicologia24

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Libere di vivere il piacere a modo proprio?

Piacere, desiderio e soddisfazione sessuale femminile sono vissuti e affrontati in modo controverso. A volte taciuti, spesso incompresi.

Del resto il piacere della donna non è esistito per la scienza fino al ventesimo secolo.

Prima la sessualità femminile era occultata da tratti folli, patologici. La frustrazione sessuale imposta alla donna veniva etichettata come isteria.

La femmina era un contenitore di carne destinata al desiderio del partner, educata a soddisfare il marito ed occuparsi dei figli.

Idealizzata e angelica, una signora non poteva avere desideri o fantasie.

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Il piacere femminile oggi

Ma ancora oggi, nel modo in cui viene culturalmente raccontato il mondo femminile, riecheggiano significati ambigui, ben poco moderni, per i quali la donna ha soprattutto il compito di rendere felice il partner, di essere oggetto del piacere maschile e non soggetto del proprio.

Messaggi che arrivano da lontano, insinuati profondamente nel sentire comune.

Perché l’idea di desiderio e soddisfazione femminile imbarazza.

Si parla ovunque di sesso in modo disinibito e assillante però è preferibilmente la femmina colei che ammicca, provoca, stimola gli appetiti degli uomini.

Anche se emancipata nella vita, nell’immaginario sessuale, campo da gioco maschile, è lei che deve fare di tutto per accaparrarsi l’interesse dell’altro.

Una ricerca pubblicata proprio in questi giorni dall’agenzia statunitense Classification and Rating Amministration (CARA), che si occupa di selezionare i film come pellicole per tutti, adatte alla visione di bambini o vietate ai minori, dimostra che i genitori americani temono più le sequenze a tema sessuale che le immagini violente (da noi la situazione è contraria).

E a proposito di piacere maschile e femminile, sempre negli USA, secondo la censura un attore può mostrare il volto mentre prova un orgasmo e il film non essere vietato mentre se è un’attrice a farlo, la pellicola viene automaticamente censurata.

L’idea distorta del piacere femminile

Libere di vivere il piacere a modo proprio?

La ricerca di appagamento e di piacere al femminile risulta ancora qualcosa di scomodo, non si concilia con l’idea di brava donna o mamma.

Sessualità, parto, mestruazioni e menopausa sono del resto considerate centrali per interpretare l’animo femminile.

L’autoerotismo è una pratica abituale e innocua per lui, una reazione a difficoltà, mancanze o incapacità per lei.

Sussiste in modo mitologico un dibattito sull’orgasmo femminile, se multiplo, clitorideo o vaginale. Punto G e preliminari.

E’ nato il farmaco soprannominato Viagra rosa per aumentare la libido di lei, allo stesso modo con cui è stata affrontata quella di lui.

Negli ultimi decenni le neuroscienze indagano attraverso PET e risonanza magnetica cosa succede nelle aree del cervello durante l’orgasmo, soprattutto quello femminile.

Circolano manuali che danno consigli alle donne su come gestire la propria sessualità, scoprirne i misteriosi segreti.

Come se il piacere fosse qualcosa da studiare al tavolino, da imparare attraverso una serie di pratiche. E l’orgasmo garanzia di soddisfazione.

Un recente studio, pubblicato su Psychology of Women Quarterly, rivista scientifica statunitense dedicata alle differenze di genere, rileva che le donne che leggono articoli di riviste popolari che raccontano in modo esplicito la sessualità, hanno meno probabilità di interpretare il sesso occasionale come un rischio.

Allo stesso tempo risultano più favorevoli a comportamenti sessuali assertivi, alla ricerca del proprio piacere.

I risultati suggeriscono che nei mass media proliferano rappresentazioni complesse e contrastanti della sessualità femminile che possono influenzare la cultura popolare: in senso costruttivo, di potenziamento ma anche problematico per lo sviluppo delle identità sessuali femminili, soprattutto delle più giovani.

I media e la cultura popolare sempre più sesso-orientati – e sesso- ossessionati – se da un lato promuovono informazione e responsabilizzazione, contemporaneamente veicolano messaggi che tendono a ricalcare modelli di sottomissione seduttiva (devo essere attraente per lui, devo migliorare il mio corpo) e di oggettivazione del corpo della donna, che di libertà sessuale hanno ben poco.

Il sesso come spazio di espressione

Fino a quando si parlerà di sesso come atto – e non come spazio, dimensione di espressione emotiva/affettiva – avremo un’idea impoverita dell’esperienza umana nel suo insieme.

Il modello lineare desiderio-eccitazione-orgasmo proposto dalla scienza evidentemente non funziona, soprattutto per la soddisfazione della donna, perché è molto meno goal-oriented dell’uomo.

In effetti gli ultimissimi studi suggeriscono che tra i generi possono esistere modi molto diversi di vivere la sessualità. Ed è importante sottolinearli.

Per migliaia di anni queste differenze sono state annullate da una società che ha attribuito basso valore al piacere femminile, negandolo e denigrandolo.

Un approccio più olistico e fluido alla sessualità è probabilmente un valore significativo che la donna può portare nella nostra cultura.

Brunella Gasperini per Psicologia24

Matrimonio: come incide sul nostro benessere?

Il mito della casalinga è tramontato, senza dubbio, ma non l’idea della femmina destinata, per quanto emancipata e impegnata professionalmente, a trovare il senso della vita principalmente attraverso famiglia e figli.

Uno dei traguardi – anzi Il Traguardo – delle donne sembra essere proprio il matrimonio. Pena l’essere viste come incapaci, incomplete, inadatte, frustrate. Strane, quando va bene.

La cultura popolare vuole anche la sposa, nel giorno del Sì, come la più bella. E, infatti, c’è un mondo economico, un business enorme, che poggia su questo, presunto, desiderio femminile.

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Il “gioco” dei ruoli nel matrimonio

Lei, la donna, deve attirare gli sguardi di tutti, essere bella per forza, una cosa da ammirare. Non una persona alla quale interessarsi. Un oggetto – non soggetto – di ammirazione.

Agli uomini invece viene calzata l’idea del matrimonio come trappola.

Lo sposo è idealmente trascinato all’altare dalla fidanzata che trepida per farsi mettere la fede al dito, convinto a compiere questo passo contro la sua vera natura di maschio che, ovviamente, detesta la monogamia a lungo termine.

Anche l’idea che avanzando negli anni gli uomini possano permettersi di buttare via le mogli invecchiate, sostituendole con ragazze provocanti, è piuttosto radicata.

Nelle fantasie popolari il matrimonio è visto come un habitat naturale per le donne, una comfort zone femminile, e un ingombro per gli uomini. Stando ai dati però le cose vanno diversamente.

Matrimonio e benessere

Matrimonio: come incide sul nostro benessere?

Una voluminosa letteratura classica dimostra che i benefici coniugali e gli svantaggi dei singoli sono maggiori per gli uomini rispetto alle donne.

Gli sposati risultano stare meglio dei single. Non è così, invece, per le sposate rispetto alle nubili.

La ricerca ha del resto dimostrato un legame positivo tra matrimonio e benessere fisico e sociale in generale, per entrambi i sessi.

Il matrimonio, si è spiegato, infonde integrazione sociale ai suoi partecipanti, offre senso di appartenenza, reti di sostegno e possibilità di sperimentare vicinanza.

Tuttavia, ricerche più recenti, come quella del Professor Adam Shapiro del dipartimento di sociologia e antropologia presso la North Florida University, rivelano che essere sposati non offre molti più vantaggi per il proprio benessere rispetto ad essere single.

E smorzano l’enfasi sulle differenze di genere.

Risulta semplicistico sostenere che il benessere, un concetto così complesso, possa essere compreso nei termini dello stato civile.

In generale, non vi è alcuna prova che l’essere coniugati – contro l’essere single – sia correlato a un maggiore benessere psicologico.

Inoltre, le reti sociali di single, divorziati e vedovi poco differiscono da quelle di sposati o conviventi.

Si è visto, oltretutto, che i single possono essere capaci di organizzare la propria vita in modo significativo e soddisfacente.

Donne e separazione

All’interno della coppia sono soprattutto le donne a esprimere insoddisfazione e a scegliere di dividersi. Nel nostro Paese, ad esempio, le separazioni sono promosse maggiormente dalle donne (circa i due terzi), e non solo tra le giovani.

Forse le aspettative sproporzionate delle spose (e vissero felici e contenti) si scontrano con una realtà ben diversa.

Si tratta di una decisione legata però all’indipendenza economica. Nelle coppie che si sono separate in Italia, secondo i dati Istat riferiti all’anno 2012, le donne risultano avere un tasso di occupazione più alto della media nazionale.

Sebbene nel matrimonio sia soprattutto lei a volere la separazione, non è così in altre forme di rapporti stabili, fra cui la convivenza.

L’ipotesi avanzata dagli studiosi è che le donne possano sentirsi oppresse, strette in un’istituzione, quella matrimoniale, che per molti versi risente ancora di un sistema di sottomissione femminile.

Per quanto ci riguarda, non dimentichiamoci che in Italia il delitto d’onore e il matrimonio riparatore sono stati parte del codice penale fino al 1981.

È vero che sono stati fatti molti passi in avanti e che la situazione sociale sta evolvendo, ma l’idea di un certo dominio, o forse vantaggio, maschile aleggia ancora nel matrimonio moderno.

Non si può non considerare, inoltre, che nel nostro Paese ha un lavoro retribuito meno di una donna su due – con differenze profonde tra Nord e Sud – e che resistono differenze retributive rilevanti fra i due generi.

Le lavoratrici, inoltre, accedono di meno a ruoli dirigenziali, e di frequente sono costrette a rinunciare al lavoro per motivi familiari.

Il tasso di occupazione delle madri italiane con figli sotto i tre anni è tra i più bassi d’Europa.

È sulle donne, inoltre, che ricade principalmente il compito di accudire i figli – o altri familiari – e la responsabilità dei lavori domestici.

Come in passato, di fatto, risulta che la moglie lavori in media molte ore di più la settimana, senza essere retribuita, rispetto al compagno.

Questi sono alcuni degli svantaggi femminili che possono incidere sul matrimonio, condizione, a quanto pare, nella quale le donne sembrano avere più fretta di infilarsi così come di venirne fuori.

Brunella Gasperini per Psicologia24

Matrimonio: come incide sul nostro benessere?

Il mito della casalinga è tramontato, senza dubbio, ma non l’idea della femmina destinata, per quanto emancipata e impegnata professionalmente, a trovare il senso della vita principalmente attraverso famiglia e figli.

Uno dei traguardi – anzi Il Traguardo – delle donne sembra essere proprio il matrimonio. Pena l’essere viste come incapaci, incomplete, inadatte, frustrate. Strane, quando va bene.

La cultura popolare vuole anche la sposa, nel giorno del Sì, come la più bella. E, infatti, c’è un mondo economico, un business enorme, che poggia su questo, presunto, desiderio femminile.

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Il “gioco” dei ruoli nel matrimonio

Lei, la donna, deve attirare gli sguardi di tutti, essere bella per forza, una cosa da ammirare. Non una persona alla quale interessarsi. Un oggetto – non soggetto – di ammirazione.

Agli uomini invece viene calzata l’idea del matrimonio come trappola.

Lo sposo è idealmente trascinato all’altare dalla fidanzata che trepida per farsi mettere la fede al dito, convinto a compiere questo passo contro la sua vera natura di maschio che, ovviamente, detesta la monogamia a lungo termine.

Anche l’idea che avanzando negli anni gli uomini possano permettersi di buttare via le mogli invecchiate, sostituendole con ragazze provocanti, è piuttosto radicata.

Nelle fantasie popolari il matrimonio è visto come un habitat naturale per le donne, una comfort zone femminile, e un ingombro per gli uomini. Stando ai dati però le cose vanno diversamente.

Matrimonio e benessere

Matrimonio: come incide sul nostro benessere?

Una voluminosa letteratura classica dimostra che i benefici coniugali e gli svantaggi dei singoli sono maggiori per gli uomini rispetto alle donne.

Gli sposati risultano stare meglio dei single. Non è così, invece, per le sposate rispetto alle nubili.

La ricerca ha del resto dimostrato un legame positivo tra matrimonio e benessere fisico e sociale in generale, per entrambi i sessi.

Il matrimonio, si è spiegato, infonde integrazione sociale ai suoi partecipanti, offre senso di appartenenza, reti di sostegno e possibilità di sperimentare vicinanza.

Tuttavia, ricerche più recenti, come quella del Professor Adam Shapiro del dipartimento di sociologia e antropologia presso la North Florida University, rivelano che essere sposati non offre molti più vantaggi per il proprio benessere rispetto ad essere single.

E smorzano l’enfasi sulle differenze di genere.

Risulta semplicistico sostenere che il benessere, un concetto così complesso, possa essere compreso nei termini dello stato civile.

In generale, non vi è alcuna prova che l’essere coniugati – contro l’essere single – sia correlato a un maggiore benessere psicologico.

Inoltre, le reti sociali di single, divorziati e vedovi poco differiscono da quelle di sposati o conviventi.

Si è visto, oltretutto, che i single possono essere capaci di organizzare la propria vita in modo significativo e soddisfacente.

Donne e separazione

All’interno della coppia sono soprattutto le donne a esprimere insoddisfazione e a scegliere di dividersi. Nel nostro Paese, ad esempio, le separazioni sono promosse maggiormente dalle donne (circa i due terzi), e non solo tra le giovani.

Forse le aspettative sproporzionate delle spose (e vissero felici e contenti) si scontrano con una realtà ben diversa.

Si tratta di una decisione legata però all’indipendenza economica. Nelle coppie che si sono separate in Italia, secondo i dati Istat riferiti all’anno 2012, le donne risultano avere un tasso di occupazione più alto della media nazionale.

Sebbene nel matrimonio sia soprattutto lei a volere la separazione, non è così in altre forme di rapporti stabili, fra cui la convivenza.

L’ipotesi avanzata dagli studiosi è che le donne possano sentirsi oppresse, strette in un’istituzione, quella matrimoniale, che per molti versi risente ancora di un sistema di sottomissione femminile.

Per quanto ci riguarda, non dimentichiamoci che in Italia il delitto d’onore e il matrimonio riparatore sono stati parte del codice penale fino al 1981.

È vero che sono stati fatti molti passi in avanti e che la situazione sociale sta evolvendo, ma l’idea di un certo dominio, o forse vantaggio, maschile aleggia ancora nel matrimonio moderno.

Non si può non considerare, inoltre, che nel nostro Paese ha un lavoro retribuito meno di una donna su due – con differenze profonde tra Nord e Sud – e che resistono differenze retributive rilevanti fra i due generi.

Le lavoratrici, inoltre, accedono di meno a ruoli dirigenziali, e di frequente sono costrette a rinunciare al lavoro per motivi familiari.

Il tasso di occupazione delle madri italiane con figli sotto i tre anni è tra i più bassi d’Europa.

È sulle donne, inoltre, che ricade principalmente il compito di accudire i figli – o altri familiari – e la responsabilità dei lavori domestici.

Come in passato, di fatto, risulta che la moglie lavori in media molte ore di più la settimana, senza essere retribuita, rispetto al compagno.

Questi sono alcuni degli svantaggi femminili che possono incidere sul matrimonio, condizione, a quanto pare, nella quale le donne sembrano avere più fretta di infilarsi così come di venirne fuori.

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F come fantasie sessuali

Viviamo in una cultura che non lascia molte vie di espressione alla creatività.

Impariamo presto a sotterrare la nostra fantasia con censure, razionalità, banalità e convenzioni, soffocando le nostre parti più vitali.

Anche le fantasie sessuali sono espressione della nostra vita interiore, attingono ad una parte di noi.

Sono sensazioni, idee, elaborazioni che scuotono le nostre emozioni, ci accendono.

Che spesso tendiamo a nascondere, quasi vergognandoci.

Che a volte irrompono all’improvviso e possono sconvolgere per i contenuti, facendoci addentrare in territori che non vorremmo mai conoscere dal vero. Ci offrono vitalità però, risvegliando e rinnovando il desiderio.

Qualche volta soddisfano più del sesso vero, succede anche questo. Le fantasie vanno oltre i confini della nostra sessualità.

In alcuni casi preferiamo condividerle con partner occasionali o sconosciuti, si ha paura di portarle nella relazione.

Rimangono esperienze sospese in dimensioni altre, lontane dalla vita di tutti i giorni. Un ambito privato di espressione.

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Scienza e fantasie sessuali

La ricerca recente dice che i contenuti di questo immaginario non risultano però così originali e insoliti.

Dominio e sottomissione, bondage, sesso di gruppo e anale si rivelano abbastanza comuni.

Inoltre, anche se la sessualità, il desiderio, la masturbazione femminile sono ancora tabù – non risulta viziosa o ninfomane se è lei ad esprimere la propria voglia? – la scienza dice che le donne desiderano e fantasticano sul sesso quanto gli uomini.

I maschi sono solo socialmente più abituati a valorizzare il loro piacere, ad amplificarlo. Possono parlarne liberamente.

Sembra piuttosto che i temi dell’immaginario erotico siano connotati sulla base del genere, anche se esiste una variabilità individuale piuttosto ampia.

Secondo le indagini, le femmine desiderano maggiormente essere dominate dal partner mentre i maschi sognano soprattutto di tradire.

In particolare le donne pensano a cosa un uomo può fare loro, si eccitano sul desiderio maschile.

Immaginano di cedere ai desideri di un maschio dominante, coinvolgendosi in pratiche erotiche squilibrate dal punto di vista del potere, così come avviene tra i protagonisti del bestseller Cinquanta sfumature di grigio.

Osare con la mente per lei vuol dire farsi guardare, esibirsi, sedurre a distanza o fare sesso con sconosciuti.

L’immaginario maschile sembra invece popolato soprattutto da immagini visive concentrate sui genitali, e ricco di performance: fare sesso con trans, con più partner contemporaneamente, guardare la propria compagna mentre si intrattiene con altri.

Lui ha comunque la stessa probabilità di fantasticare di essere dominato e sottomesso.

Dalla fantasia alla pratica

Ma forse la differenza di genere più interessante riguarda il fatto che le femmine non sono molto propense a realizzare quello che immaginano, mentre i maschi desiderano metterlo in pratica.

Anche se le fantasie di sottomissione si rivelano una categoria sorprendentemente comune nell’immaginario femminile, questo non vuol dire che le donne desiderino essere violentate, abusate, aggredite: la sottomissione nell’immaginazione è una scelta, non una costrizione.

Qualunque fantasia, qualora venga messa in atto tra adulti consenzienti, deve regalare libertà a chi la vive e a chi la condivide. Altrimenti è un’altra cosa.

L’orientamento sessuale non ha inoltre nessuna influenza sui contenuti.

La ricerca suggerisce che l’unica differenza tra le fantasie di uomini gay o eterosessuali e donne lesbiche o eterosessuali, è il sesso del partner pensato.

Piuttosto, mentre l’idea di avere rapporti con una persona dello stesso sesso è un tema di eccitazione ricorrente tra gli eterosessuali, non risulta che l’altro sesso movimenti il desiderio degli omosessuali.

Sembra piuttosto che siano gli stereotipi di genere a riflettersi pesantemente sul contenuto delle fantasie erotiche, stando ai dati raccolti dalle indagini.

Ma probabilmente esistono aspetti del tutto insondabili, non interpretabili. E fantasie libere e leggere che non stanno in nessuna di queste categorie.

Attaccamento e fantasie sessuali

Secondo una chiave interpretativa del tutto diversa, la produzione di immagini erotiche può aiutarci a comprendere le nostre esigenze più intime.

Un’indagine della psicologa israeliana Gurit E. Birnbaum, pubblicata sul Personality and Social Psychology Bulletin, ha individuato una correlazione tra stile di attaccamento – il modello mentale che abbiamo di noi stessi in relazione all’altro, come ci leghiamo nel rapporto di coppia – e temi delle fantasie sessuali.

Un attaccamento ansioso porta a fantasticare di essere umiliati, impotenti nelle mani di un partner forte. Soprattutto quando il rapporto non funziona bene.

Un attaccamento evitante, invece, è legato a temi di aggressione, ostilità e distacco emotivo. Anche in questo caso la correlazione è rilevante nei momenti più critici della relazione.

Alla fine, il modo in cui vediamo noi stessi, ci immaginiamo e sentiamo di muoverci nelle situazioni, forse non solo erotiche, è influenzato dalla qualità emotiva delle relazioni che viviamo.

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I neuroni maschili che danno priorità al sesso

Gli studi sulle basi biologiche (neuronali, ormonali, ecc.) del comportamento sessuale sono in rapida evoluzione e cominciano ad essere chiari alcuni meccanismi che regolano la sessualità umana.

Spesso alcune scoperte sulla biologia della sessualità umana sono precedute da scoperte su altri organismi viventi.

In una ricerca condotta presso il UCL and Albert Einstein College of Medicine, e recentemente pubblicata sulla rivista scientifica Nature, è emerso che i maschi della specie Caenorhabditis elegans (un piccolo invertebrato che per le sue caratteristiche anatomiche è molto studiato da genetisti e biologi) sono presenti alcuni neuroni responsabili della memorizzazione delle esperienze sessuali che inducono l’animale a dare la priorità al sesso rispetto ad altri bisogni biologici (ad esempio, il bisogno di mangiare e nutrirsi).

La femmina della stessa specie, quando messa di fronte alla scelta tra soddisfare i bisogni sessuali e i bisogni alimentari, sceglie di soddisfare quelli alimentari.

Nel maschio accade esattamente il contrario: i bisogni sessuali sono prioritari rispetto a quelli alimentari e ciò sarebbe la conseguenza dell’attività di alcuni specifici neuroni presenti solo nel maschio.

I ricercatori che hanno diretto la ricerca, la Prof.ssa Arantza Barrios e il Prof. Richard Poole, ritengono che un’analoga differenza potrebbe esistere anche tra maschi e femmine della specie umana.

Sono però necessari ulteriori studi e ulteriori ricerche per verificare se anche nel cervello dei maschi della specie umana sono presenti specifici neuroni che danno priorità al sesso.

Inoltre si dovrà tener conto del fatto che negli esseri umani la sessualità è regolata, oltre che da fattori biologici, anche da fattori psicologici, psicosociali e culturali.

Ipersessualità e Narcisismo

L’ipersessualità, spesso definita con l’espressione sex addiction, è un disturbo psicologico nel quale il soggetto avverte una necessità, ossessiva e patologica, di avere rapporti sessuali o comunque di pensare continuamente al sesso, e che conduce quindi ad una vera e propria dipendenza dall’attività sessuale.

Negli ultimi anni si sono moltiplicate le ricerche scientifiche per cercare di scoprire i fattori biologici, in particolare ormonali, e psicologici che determinano questo disturbo.

In una ricerca condotta recentemente da un team di psicologi dell’Università di Liverpool è emerso che i soggetti con tratti di personalità narcisistici hanno una probabilità più alta di sviluppare comportanti tendenti all’ipersessualità.

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Narcisismo e coercitività

Questa ricerca ha inoltre messo in evidenza che i soggetti narcisisti tendono ad essere coercitivi nei confronti delle persone per cui provano attrazione sessuale: tendono cioè, nei casi in cui le persone per cui provano attrazione rifiutano i loro approcci sessuali, a mettere in atto comportamenti insistenti ed aggressivi per indurre queste persone ad avere un rapporto sessuale.

L’insistenza e l’aggressività per indurre gli altri a un rapporto sessuale assume però forme diverse nei narcisisti uomini e nelle narcisiste donne.

Dalla ricerca condotta dagli psicologi dell’Università di Liverpool è chiaramente emerso che gli uomini narcisisti tendono ad utilizzare l’aggressività verbale e fisica, mentre le donne narcisiste tendono ad utilizzare strategie di seduzione spinta, o a fare ricorso a bugie, promesse o minacce.

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