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Uno degli approcci terapeutici che possono essere utilizzati per il trattamento della depressione è quello proposto dagli psicologi Leslie Greenberg e Jeanne Watson e denominato Emotion-Focused.

Alla base di questo approccio terapeutico sta l’assunto che le vite degli esseri umani sono profondamente organizzate e modellate dalle esperienze emotive e che, conseguentemente, incrementare l’intelligenza emotiva e la capacità di riconoscere i propri e gli altrui stati emotivi sono uno dei compiti principali del terapeuta che interviene per il trattamento della depressione.

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Come funziona la terapia emotion-focused

Il trattamento emotion-focused messo a punto da Greenberg e Watson prevede, prima di tutto, l’accesso al senso disadattivo della debolezza o negatività del Sé alla base della depressione, e alla vergogna e paura di base associate a questo senso del Sé.

Il paziente deve entrare nello stato disadattivo fondamentale per riuscire a trasformarlo.

Egli, a parere di  Greenberg e Watson, non può lasciare davvero uno stato emotivo fino a che non lo abbia attraversato completamente.

Una volta attraversato uno stato disadattivo, può differenziarlo, elaborarlo e simbolizzarlo in parole con l’aiuto di un terapeuta empatico.

Questo passaggio attraverso lo stato disadattivo e la sperimentazione degli aspetti dolorosi in presenza di un terapeuta supportivo, rompono l’isolamento.

L’accesso a risposte emotive alternative, oltre alla riflessione sulle emozioni per generare nuovi significati, è la chiave della trasformazione dell’organizzazione disadattiva del Sé.

I risultati delle ricerche empiriche condotte da Greenberg e Watson e da altri psicologi che hanno adottato questo approccio terapeutico hanno mostrato che la terapia Emotion-Focused è efficace per il trattamento della depressione di grado lieve e medio.

Secondo gli autori, inoltre, la terapia Emotion-Focused può essere combinata con altre terapie, ad esempio quella cognitivo-comportamentale, per aumentarne l’efficacia in alcuni casi.

Trattamento di ansia e depressione con terapia cognitiva online

Diverse ricerche, in passato, avevano mostrato che la terapia cognitivo comportamentale è, in una buona percentuale di casi, uno strumento efficace per il trattamento di alcune forme di ansia e depressione.

Una recente ricerca ha ora anche mostrato che la terapia cognitivo comportamentale è efficace pure se attuata con modalità online, non nello studio dello psicoterapeuta ma a distanza attraverso internet, via Skype, ecc.

Il Dott. David Gratzer, direttore del dipartimento di salute mentale presso lo Scarborough Hospital di Toronto ha mostrato che la terapia cognitivo comportamentale online ottiene buoni risultati nel trattamento di alcune forme di ansia e depressione.

Tra l’altro, la terapia online è per il paziente meno faticosa e meno costosa rispetto a quella presso lo studio dello psicoterapeuta.

Al momento, tuttavia, il Dott. Gratzer ritiene che per i casi più gravi di ansia e depressione sia comunque preferibile, per diversi motivi, la terapia presso lo studio dello psicoterapeuta.

Nei casi di lieve e media entità, invece, la terapia online può costituire una valida alternativa alla terapia tradizionale.

In alcuni casi, una terapia con modalità miste, in parte online e in parte nello studio dello psicoterapeuta, potrebbe essere particolarmente efficace ed avrebbe anche il vantaggio, per il paziente, di essere meno costosa e meno faticosa, rispetto a una terapia attuata interamente nello studio dello psicoterapeuta.

Deve però essere detto che, a differenza di quanto accade in Canada e negli Sati Uniti (dove la psicoterapia online si sta diffondendo rapidamente), attualmente in Italia è ancora poco diffusa.

Inoltre, secondo le indicazioni dell’Ordine Nazionale degli Psicologi italiano, l’insaturazione di un rapporto iniziale diretto, di persona e non online, è condizione indispensabile per un eventuale successivo utilizzo dei dispositivi di comunicazione a distanza per la psicoterapia.

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La biblioterapia come coadiuvante nel trattamento dei disturbi psicologici nei bambini

La biblioterapia può essere un utile coadiuvante nel trattamento di alcuni disturbi psicologici nei bambini.

Con il termine biblioterapia si definisce un tipo di intervento psicologico che utilizza i libri come strumento per facilitare, nel soggetto che li legge, cambiamenti comportamentali, emotivi e cognitivi.

Per mettere in pratica questa tecnica di intervento si utilizzano testi specifici scritti da professionisti quali psicologi, psichiatri o neuropsichiatri infantili ed aventi specifiche caratteristiche narrative.

Nel caso dei disturbi psicologici dei bambini, la terapia con l’ausilio dei libri è utilizzata soprattutto come strumento d’intervento per il trattamento di ansia, fobie, aggressività e disturbi del comportamento, ed è usata spesso in sinergia con interventi psicologici di tipo cognitivo-comportamentale o psicodinamico.

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Libri per la biblioterapia: dove trovarli

La biblioterapia come coadiuvante nel trattamento dei disturbi psicologici nei bambini

Tra gli editori che pubblicano libri per la biblioterapia, uno dei più importanti è APA Books (la casa editrice dell’American Psychological Association).

Anche in Italia alcune case editrici specializzate in psicologia stanno cominciando a pubblicare libri che possano essere strumenti terapeutici.

Ansia sociale: fRMI predice il successo della terapia psicologica

In una ricerca condotta dalla dott.ssa Susan Whitfield-Gabrieli, ricercatrice presso il famoso Institute for Brain Research del MIT – Massachusetts Institute of Technology, è stato scoperto che la risonanza magnetica funzionale – fMRIuna tecnica che consente di vedere l’attività fisiologica del cervello, predice con un alto grado di accuratezza (con una precisione dell’80%) se una persona che soffre del disturbo di ansia sociale troverà giovamento, o meno, dal trattamento psicologico cognitivo-comportamentale.

L’ansia sociale è un disturbo che affligge circa il 7% delle persone adulte e che non è facilmente trattabile.

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I fattori fisiologici che predicono la buona riuscita del trattamento

Entrambi i due tipi di trattamento più comunemente utilizzati per curare questo disturbo, il trattamento farmacologico e la terapia cognitivo-comportamentale, hanno successo solo nel 50% dei casi.

Nella metà dei casi quindi, né la cura con i farmaci né la cura con la psicoterapia cognitivo-comportamentale riescono ad eliminare il disturbo.

La risonanza magnetica funzionale permette di predire con alta precisione se una persona che soffre del disturbo di ansia sociale troverà giovamento, o meno, dal trattamento psicologico cognitivo-comportamentale.

Nella ricerca condotta dalla dott.ssa Whitfield-Gabrieli è emerso che i soggetti che nella risonanza magnetica mostrano una maggiore attività fisiologica in una alcune aree cerebrali, in particolare nell’amigdala, e maggiori connessioni tra i circuiti cerebrali deputati alla visione e quelli deputati alle reazioni emotive, la probabilità di successo della terapia cognitivo-comportamentale è molto più alta.

 

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