U come uomini duri

U come uomini duri

Razionalità, freddezza, controllo, autonomia ma anche competizione, ambizione, arroganza e aggressività risultano corredi necessari di un’immagine maschia positiva tradizionale.

Essere duro, forte, responsabile, coraggioso, lavoro e sesso-orientato, così come tendenzialmente omofobo, sono tratti che nella nostra cultura appartengono all’ideologia maschile.

Non esiste tuttavia un ruolo maschile universale trovato in ogni società in tutti i tempi.

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Gli uomini nella società odierna

Ma sicuramente nella nostra c’è una limitazione dell’emotività: il maschio non può commuoversi ad esempio, non deve mostrare debolezze (fare la femminuccia), è costretto ad un’espressione monocorde e contenuta delle proprie emozioni – tranne la rabbia, ovviamente.

Paura, dipendenza, irrazionalità, sottomissione e compiacenza ma anche umiltà e mitezza gli sono vietate.

Un uomo per piacere non ha bisogno della bellezza, piuttosto di carattere, di personalità, di un miscuglio di requisiti che spesso sa di prepotenza.

Il tipo arrogante e suscettibile, che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno e spadroneggia sfoggiando testosterone, non dispiace. Anzi.

Sono complessi e ben radicati anche gli stereotipi di genere che riguardano gli uomini.

Che ne risultano schiacciati, banalizzati così come le donne, bloccati nella possibilità di emancipare la propria identità, di esprimere sensibilità e vulnerabilità, ad esempio, di essere timidi, miti e delicati. Di esprimersi in modo diverso.

La scienza conferma oltretutto che uomini teneri e dolci non sono apprezzati perché non risultano veri machi.

Assertività e differenze di genere

Diversi studi di psicologia sociale indicano infatti che dolcezza è associata a debolezza, parola in rosso nel vocabolario maschile.

Che una donna assertiva, nel tentativo di confutare lo stereotipo della femmina debole, viene giudicata più negativamente rispetto ad un uomo conciliante che si sforza di demolire il preconcetto del maschio aggressivo.

Che lui più facilmente ha un’alta opinione di se stesso mentre lei è incline a svalutarsi.

Che la vanità riguarda entrambi i sessi ma è soprattutto il maschio a sentirsi in diritto di avere potere e di sfruttarlo.

Gli uomini hanno forse più difficoltà a comprendere la parola umiltà, la confondono con sottomissione.

La virtù di conoscere i propri limiti, di ammettere di non avere sempre ragione, di non essere onnipotente e la possibilità che gli altri possano insegnare qualcosa non fa parte, tendenzialmente, del loro corredo cognitivo.

Secondo il codice culturale maschile la modestia non va mostrata, e la fragilità si confessa solo a porte chiuse, di notte.

Autenticità come chiave del successo

L’uomo tosto non sa che invece proprio vulnerabilità e autenticità sono le chiavi del successo nelle relazioni personali e professionali.

La scienza ha dimostrato che stanno alla base della connessione umana, dei legami profondi.

Cercare di apparire duri e distaccati al fine di sembrare forti invece esordisce l’effetto opposto.

Siamo programmati in modo automatico, rapido e inconscio ad interpretare le più piccole espressioni negli altri, in un processo di risonanza.

Parti del nostro cervello riecheggiano quello che gli altri fanno e sentono, difficile barare in questo senso.

Condividere dubbi e incertezze invece, ad esempio in ambito aziendale, così come non aderire a gerarchie rigide, avere relazioni personali con colleghi e dipendenti, promuove atteggiamenti costruttivi, maggiori sentimenti di speranza e fiducia nonché migliori prestazioni lavorative.

Scoprire la propria vulnerabilità avvicina, crea appartenenza.

Essere saldi interiormente del resto è qualcosa di molto diverso del fare i duri.

Uomini duri e autosufficienza

Uno studio della Rutgers University pubblicato recentemente sulla rivista statunitense The Journal of Health Psychology mette in luce i pericoli nei quali incorre il maschio intransigente e impassibile.

E’ stato scoperto che gli uomini con credenze tradizionali sulla mascolinità – essere autosufficienti, coraggiosi, emotivamente neutri – sono addirittura portati ad ignorare i propri problemi di salute e a ritardare gli esami clinici.

Come se ammettere di stare male scalfisca in qualche modo la loro virilità.

Non solo. Di fronte ad un medico di sesso maschile – considerato più competente rispetto ad uno di sesso opposto – tendono ad essere meno sinceri, minimizzando i propri sintomi.

Atteggiamenti che ritardano gli interventi e quindi la possibilità di curare o prevenire disturbi che i ricercatori mettono addirittura in relazione con l’aspettativa di vita più breve per gli uomini rispetto alle donne.

Il copione culturale dei maschi chiede loro di essere coraggiosi, forti e autosufficienti, non prevede fastidi e sintomi.

La tendenza a non farsi aiutare, però, a non ammettere di aver bisogno, a nascondere il dolore, credere di essere invincibili come i supereroi, di potercela fare da soli, crea false corazze che portano ad ignorare i problemi, aggravandoli.

Non solo per quel che riguarda la salute fisica.

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Brunella Gasperini
Psicologa clinica, perfezionata in Psicologia cognitiva e reti neurali. Si occupa prevalentemente di relazioni di coppia e rapporto genitori-figli con particolare riguardo alle tematiche: maternità, sessualità, differenze di genere e sessismo. Ha collaborato con la Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute per attività di ricerca sul disagio psichico. Collabora con il Gruppo Espresso (Salute/Repubblica, Repubblica.it, D-Repubblica.it, National Geographic.it, inserto Benessere e Salute dei quotidiani locali del Gruppo, Il Tirreno, R Club Album Uomo) e altre testate giornalistiche.