Identità di genere: questione biologica o culturale?

Identità di genere: questione biologica o culturale?

Nasciamo biologicamente come maschio o femmina – anche se esistono casi non rari di intersessualità, non identificabili – ma questo dato non decide chi saremo come persone, chi ameremo, da chi saremo attratti sessualmente e con chi intesseremo legami affettivi.

Nemmeno quali saranno i nostri comportamenti, sogni, le nostre aspettative, predisposizioni.

Il nostro essere non è attaccato all’anatomia.

Sono piuttosto le credenze culturali e sociali che contribuiscono a creare e sostenere il divario tra i sessi.

Le diversità biologiche vengono esageratamente utilizzate per spiegare le menti dei due generi, come se uomini e donne fossero programmati in modo diverso e destinati a cose distinte, mitologicamente complementari.

Marte e Venere alla fine realizzano una discriminazione involontaria, creando stereotipi che influenzano il modo in cui ci relazioniamo con gli altri, educhiamo i più piccoli, pensiamo noi stessi.

E ci disponiamo a risolvere, nel senso che interpretando alcune caratteristiche come tratti di genere – ad esempio lei nevrotica e chiacchierona, lui razionale e silenzioso – è più probabile che vengano pensate immutabili e innate, sulle quali è inutile intervenire.

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Affinità biologica tra i generi

La psicologa Cordelia Fine dell’Università di Melbourne, in Australia, a questo proposito parla di neurosessismo, come convinzione che le differenze intrinseche tra cervello maschile e femminile predispongano i generi a comportamenti fissi, immutabili e stereotipati.

La maggioranza delle ricerche sui modi di pensare e di comportarsi delle persone non trova del resto divari tra i generi. Ogni differenza è estremamente piccola e conseguenza dell’ambiente, non della biologia.

Studi recenti confermano che uomini e donne sono fondamentalmente simili in termini di personalità, capacità cognitive, comunicazione verbale e non verbale, aggressività, capacità di leadership, autostima e ragionamento morale. Soprattutto si sovrappongono psicologicamente più di quando si differenzino.

Un lavoro pubblicato dall’Università del Wisconsin, Stati Uniti, ha dimostrato che i due generi sono più affini che diversi per la maggior parte delle variabili psicologiche.

Eventuali differenze di genere – che non sono carenze – fluttuano con l’età e in momenti diversi nella vita. Non sono stabili e nemmeno immutabili perché la continua interazione tra biologia e ambiente può modificare le dimensioni e la direzione di questi gap.

Non esistono inoltre disparità neurologiche tra i generi, la scienza ne ha riscontrate pochissime nella struttura e nelle funzioni cerebrali tra i due sessi.

Il cervello maschile ha dimensioni maggiori e quello femminile termina di crescere prima, ma non ci sono motivi per i quali i maschi sono più portati per l’azione e le femmine per le parole.

Le differenze cerebrali sono indiscutibilmente biologiche ma non necessariamente determinate dai geni.

Non c’è assolutamente nessun comportamento che fanno tutti i maschietti o tutte le femminucce.

I bambini non hanno più difficoltà a concentrarsi o le bambine a smettere di parlare. Se i maschi perseguono attività matematiche più frequentemente rispetto alle ragazze lo fanno in parte perché pensano di essere bravi, non perché sono effettivamente più portati.

L’effetto ambientale sulle differenze di genere

Viene sottovalutato anche il fatto che l’esperienza stessa è suscettibile di modificare la struttura e le funzioni cerebrali. La neuroplasticità è alla base di tutti i processi di apprendimento.

Anche se lui e lei non sono identici al momento della nascita e questo in parte può predisporre a percorsi di sviluppo non identici, oggi sappiamo che le prime esperienze modificano la chimica provocando effetti significativi sul comportamento.

Le modalità educative diversificate per il bimbo e la bimba possono influenzare lo sviluppo del cervello in crescita.

Mentre le differenze biologiche strutturali tra i due sessi sono ben conosciute, non lo sono altrettanto le analogie.

Possiamo ricordare ad esempio che non esistono ormoni maschili e femminili ma che funzionano tutti allo stesso modo, semmai sono i loro livelli e il modo in cui interagiscono con gli organi di lui e di lei a diversificarsi nei generi.

Anche i cervelli sono gli stessi. A parte una lieve differenza nelle dimensioni, non esistono differenze morfologiche, è impossibile stabilire se un cervello è maschile o femminile come si fa con uno scheletro.

E poi sì, abbiamo genitali non uguali. Ma emergono dalla stessa massa di tessuto embrionale. Nelle prime sei settimane di sviluppo infatti evolvono in modo identico, solo dopo iniziano a differenziarsi.

La riflessione sul fatto che biologicamente siamo più simili che diversi e le notevoli sovrapposizioni tra lui e lei possono aiutarci a comprendere meglio in quale modo poi ci allontaniamo.

Perché ci sono certamente notevoli differenze nel modo di reagire agli stimoli soprattutto tra singoli, non tra i sessi.

La variabilità tra gli individui non è spiegabile esclusivamente sulla base del sesso biologico di appartenenza.

Brunella Gasperini per Psicologia24