R come rabbia

La rabbia: conoscerla e gestirla

Tra le emozioni, la rabbia è forse la più incompresa. Ma anche la più seducente e travolgente.

E ha sicuramente un valore adattivo. Ci serve, ci dice che abbiamo bisogno di spazio, che qualcosa non va bene, che qualcuno ci sta impedendo, schiacciando, facendo del male.

I nostri bisogni e desideri non sono soddisfatti. Dobbiamo difenderci da una situazione intollerabile, ridisegnare i confini in una relazione, correggere un’ingiustizia, reclamare diritti.

Bisogna muoversi, fare qualcosa, cambiare. In questo senso la rabbia protegge e ci sprona. Non conoscerla, non sperimentarla può essere preoccupante. Vediamola anche così.

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Le caratteristiche della rabbia

È senza dubbio un’emozione intensa che accende in pochi istanti, ci fa sentire potenti e carichi, invulnerabili e invincibili, in grado sul momento di affrontare i più grandi dubbi su noi stessi. Si finge come reazione istintiva ma non è pura, nasconde sempre qualche altro sentimento.

Ne abbiamo bisogno quando non riusciamo ad esprimerci, ad incanalare questa energia in modo costruttivo.

Cosi la accumuliamo in silenzio, la montiamo nel tempo e poi all’improvviso la rovesciamo sugli altri, fuori controllo, fuori luogo, fuori contesto. E’ lei che comanda in quei momenti.

La sua forza travolgente può diventare tossica, distruttiva nei rapporti, soprattutto quando non la riconosciamo, o lasciamo che ci rapisca a livello emotivo e trascini dove perdiamo lucidità e non siamo più capaci di gestire quello che sentiamo.

Oppure quando la reprimiamo rimanendo ostaggio di pensieri ripetitivi, con conseguenze dannose per noi stessi e gli altri.

Più sentiamo a livello profondo di avere scarso potere più probabilmente sentiamo necessità del conforto della rabbia.

Perché la rabbia

Con questa emozione cerchiamo di esercitare potere su cose che non possono essere controllate, che ci sfuggono.

Tentiamo di riprenderci il controllo delle relazioni, padroneggiare la realtà. Inciampiamo nella rabbia perché siamo insicuri, ci sentiamo impotenti, abbiamo bisogno di sentirci di più, farci sentire più forte, gonfiarci di fronte agli altri.

La rabbia inoltre disimpegna, permette di allontanarsi dai rapporti senza spiegazione. Di mettere a distanza l’altro. Ci esilia dalla relazione.

Quando vogliamo tanto spazio nella nostra vita, evidentemente dobbiamo arrabbiarci molto.

Possiamo usarla inconsapevolmente per regolare il nostro senso di vulnerabilità. Ci arrabbiamo per attirare e riprendere, ci arrabbiamo per allontanare e fuggire. In modo disfunzionale però, danneggiando il rapporto.

Nelle relazioni intime regola infatti la distanza. Permette di prendere distacco da chi sentiamo troppo vicino.

Perché se è vero che abbiamo bisogno di attaccarci l’un l’altro in modo saldo, possiamo poi avvertire il bisogno di recuperare la nostra autonomia o alcune volte di fuggire l’intimità. Di non confondersi perché ci sentiamo vulnerabili.

Forse in questo senso la rabbia è un meccanismo – distruttivo – di autoregolazione.

A volte invece diventiamo lo scarico del rancore di altri. È difficile non farsi agganciare, scansare il contagio di questa potente emozione. Ma, sicuramente come ci è capitato di constatare molte volte, rispondere alla rabbia con la rabbia non fa che alimentarla.

A volte la collera scaturisce da malesseri emotivi più grandi, distoglie da sensazioni dolorose e insopportabili profonde come inadeguatezza, rifiuto, impotenza, diventando paradossalmente un analgesico.

Ci arrabbiamo in questo senso per sopravvivere emotivamente, rassicurare noi stessi quando ci sentiamo insicuri, precari. Forse possiamo diventarne dipendenti.

Regolare le emozioni

Un’ampia letteratura scientifica sottolinea l’importanza di regolare le emozioni per stare bene, di entrare in contatto con ciò che proviamo, acquistare consapevolezza dei propri bisogni emotivi e riuscire ad esprimerli.

E’ dimostrato che reprimere la rabbia, così come esserne sopraffatti, è estremamente costoso dal punto di vista psicologico e fisiologico. E’ correlata non a caso con numerosi disturbi a carico del sistema nervoso centrale, cardiovascolare, endocrino e immunitario.

Forse la rabbia non va contrastata o combattuta, piuttosto gestita ma abbiamo bisogno di conoscerla, di metterci dalla sua parte, di comprenderla.

Quando la scartiamo e le togliamo tutto quello che sta in superficie, sul fondo troviamo la paura, un’emozione con la quale possiamo trattare più facilmente, in modo forse più doloroso ma meno impegnativo.

Allora abbiamo bisogno di spogliare le nostre emozioni, mettere a nudo dubbi, ansie, incertezze. Prendere consapevolezza delle nostre fragilità.

Non ci viene insegnato ad esprimere, tirare fuori, dare parola a quello che sentiamo e pensiamo in modo assertivo e autentico.

Spesso quando non si impara a stare in contatto e raccontare il nostro mondo emotivo, poi ci servono delle azioni forti per esprimerlo.

Non basta quindi imparare tecniche di gestione della rabbia ma riflettere anche sull’utilizzo che ne stiamo facendo, capire da dove arriva, da cosa ci sta proteggendo. Perché nasconde sempre molto di più sotto di sé.

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Brunella Gasperini
Psicologa clinica, perfezionata in Psicologia cognitiva e reti neurali. Si occupa prevalentemente di relazioni di coppia e rapporto genitori-figli con particolare riguardo alle tematiche: maternità, sessualità, differenze di genere e sessismo. Ha collaborato con la Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute per attività di ricerca sul disagio psichico.Collabora con il Gruppo Espresso (Salute/Repubblica, Repubblica.it, D-Repubblica.it, National Geographic.it, inserto Benessere e Salute dei quotidiani locali del Gruppo, Il Tirreno, R Club Album Uomo) e altre testate giornalistiche.

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